Come una decisione di Papa Alessandro VI presa esattamente 522 anni fa influì sulle colonizzazioni europee di tutti i secoli successivi. Vi siete mai chiesti perché in Brasile si parla portoghese e nel resto dell’America Latina spagnolo?

Spesso la politica internazionale porta a scelte la cui reale portata delle conseguenze la si può ammirare solo nell’arco di secoli, e quando Papa Alessandro VI venne chiamato a negoziare nel XV secolo tra i due nascenti Imperi coloniali di Spagna e Portogallo mai avrebbe potuto immaginare che a più di cinquecento anni di distanza la sua decisione avrebbe influenzato il destino di centinaia di milioni di latinoamericani.

L’anno era il 1494, due anni dopo le scoperte geografiche di Cristoforo Colombo. I regni di Spagna e Portogallo avevano dato il via a una massiccia esplorazione ed espansione oltremare, e l’eventualità di una guerra tra le due potenze era costantemente dietro l’angolo. Alessandro VI, meglio nei libri di storia noto come Rodrigo Borgia (padre dell’ancor più noto Cesare Borgia), cercò di dare un ordine spaziale e “giuridico” alle nuove scoperte.

Alessandro VI aveva stabilito l’anno prima una prima linea di demarcazione sul meridiano che dista 100 miglia dall’Isola di Capo Verde: ad ovest vi sarebbero state le terre del Regno di Castiglia, ad est quelle del Regno di Portogallo. Si consideri che ai tempi non era del tutto chiara la conformazione geografica del nuovo continente, e questa decisione fu presa sulla base delle scarse conoscenze del tempo, in maniera piuttosto arbitraria. Il Re del Portogallo la giudicava troppo favorevole per la Spagna e chiese al sovrano spagnolo Re Ferdinando di rinegoziarla, sempre attraverso la mediazione del Papa.

Mappa del 1502 in cui si vedono le terre conosciute del continente americano. Nella mappa è ben visibile anche il meridiano di Tordesillas / Biblioteca Estense, Modena – Wiki.org

Alla fine si giunse un accordo il 7 giugno 1494 a Tordesillas: i contraenti tracciarono una linea verticale sulla mappa del mondo allora conosciuto a 370 miglia da Capo Verde, isola africana in mano al Portogallo. La linea non divideva solo il continente americano, ma tutto il mondo conosciuto. La terra, a sua insaputa, veniva dunque divisa in due parti, e tutto ciò che si trovava a Ovest andava alla Spagna, mentre tutto ciò che andava a Est al Portogallo. Entrambi i Regni erano chiamati ad evangelizzare quelle nuove terre nel nome della Chiesa di Roma.

Questa linea di demarcazione, chiamata raya, sancì le rispettive strategie coloniali. La Spagna si concentrò all’esplorazione e all’espansione nel nuovo continente, che portò al crollo degli Imperi Atzeco e Inca, mentre il Portogallo diede inizio alla creazione del suo impero commerciale in Asia, che ai suoi massimi partiva dallo Yemen e terminava in Giappone.

Delle vestigie dell’Impero Portoghese in Asia oggi non rimane granché e l’ultimo avamposto, Macao, è stato restituito alla Cina nel 1997, mentre la sola Nazione asiatica che oggi parla portoghese è la minuscola Timor Est. Tuttavia, il Trattato di Tordesillas portò a un ulteriore e inaspettata conseguenza per tutte e tre le parti in causa. Come accennato, nel 1494 l’esplorazione delle Americhe era appena cominciata, e sia la Spagna sia il Portogallo ignoravano che l’estrema propaggine orientale della costa sudamericana si estendesse ben oltre la linea segnata con la raya.

La divisione del mondo secondo il Trattato di Tordesillas / blogdebanderas.com

Fu solo nel 1500 che quelle coste vennero scoperte dall’esploratore Pedro Álvares Cabral, e proprio grazie al Trattato di Tordesillas, il Portogallo si ritrovò con un proprio, legittimo, avamposto nel continente americano. Ebbe dunque inizio la storia del Brasile, enorme isola linguistica portoghese in un’America Latina che altrimenti avrebbe parlato totalmente lo spagnolo.

La Spagna dal canto suo si prese una parziale rivincita in Asia colonizzando le Filippine nella seconda metà del Cinquecento, nonostante la loro collocazione nella sfera d’influenza del Portogallo, il quale, tuttavia, sarebbe stato assorbito di lì a pochi anni dalla dinastia spagnola dando vita all’Unione Iberica, una stagione che perdurò per sessant’anni e che congelò ogni strategia coloniale portoghese indipendente ponendo dunque fine alla fase di espansione dei lusitani in Asia.

Per almeno un secolo qualunque tipo di espansione nelle Americhe da parte di Inghilterra, Francia e Olanda (che nel 1494 aveva ancora da nascere) fu vietata proprio dal Trattato di Tordesillas. Fu solo con l’avvento della riforma protestante – e con la crisi degli Imperi di Spagna e Portogallo – che questi Paesi iniziarono a stabilirsi in America. Ormai però gran parte del continente era già sotto il controllo di spagnoli e portoghesi, così ai nuovi arrivati non restava che la selvaggia parte settentrionale da esplorare e colonizzare. Se in America dunque si parla inglese e francese solo dal Rio Grande in su, esclusa qualche sporadica isolette linguista nella regione della Guyana e in Belize, parte del merito (o della colpa) va attribuita a Papa Alessandro VI.

Mirko Annunziata
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