Tra Israele e Palestina la tregua sembra sempre più lontana

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Non c’è pace tra Israele e Palestina e da domenica è un susseguirsi di attacchi militari reciproci. Da un lato gli israeliani che reprimono le proteste palestinesi dopo gli sgomberi forzati a Gerusalemme Est. Dall’altra parte Hamas che, per tutta risposta, ha lanciato razzi sulla Città santa.

La tregua tra Israele e Palestina, pare sempre più lontana e a dimostrarlo sono i fatti degli ultimi quattro giorni di tensioni ininterrotte che stanno mobilitando Governi e Cancellerie di mezzo mondo. Quelli della vicina Europa in primis.

Da domenica Gerusalemme si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia. A rendere ancora più teso il già delicato equilibrio nell’area, la vicenda dello sfratto coattivo (poi sospeso lunedì dalla Corte Suprema) di una serie di famiglie dal quartiere islamico di Sheikh Jarrah (considerato però sacro anche dai cittadini di religione ebraica) al termine di una annosa vicenda giudiziaria circa la competenza territoriale della zona.

Map of Israel's boundaries today

Un’escalation di tensione che era poi esplosa lunedì mattina con dei durissimi scontri tra i manifestanti palestinesi e le forze di polizia israeliane nell’area della Spianata delle Moschee dove circa 7mila persone si erano riunite per protestare contro le celebrazioni nazionaliste per la commemorazione della conquista da parte di Israele di Gerusalemme Est al termine della Guerra dei Sei Giorni del 1967.

Al termine delle colluttazioni, che hanno visto anche una serie di esplosioni e di lancio di gas stordenti all’interno delle moschee, oltre 200 i manifestanti arabi rimasti feriti nel conflitto.

Israele e Palestina, una ferita mai rimarginata

A seguito degli scontri, tra la Striscia di Gaza e l’esercito regolare israeliano, il raggio d’azione delle proteste ha assunto carattere militare, e si è ampliato ad altre aree, che sono tutt’ora soggette a lanci di missili e bombardamenti.

Prima Hamas (il gruppo politico-terroristico che, di fatto, governa la striscia affacciata sul Mediterraneo), in risposta alla repressione sulla Spianata delle Moschee, ha iniziato un pesante lancio di razzi su Gerusalemme. Poi, per tutta risposta, l’esercito israeliano ha bombardato la Striscia di Gaza.

Anche la zona costiera di Tel Aviv, non è stata risparmiata dagli scontri, tanto che i sistemi antimissile israeliani erano riusciti a intercettare e a mettere ko gli attacchi nemici. Al momento sono oltre 50 i morti, quasi tutti civili e tra loro molti bambini.

Fino all’ultimo minuto si è temuto il peggio: l’invasione via terra delle aree arabe lungo la Striscia di Gaza. Una ipotesi, almeno per il momento, accantonata dal fragile Governo di Benjamin Netanyahu alle prese con una palese instabilità politica.

L’appello di Amnesty International

Anche Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane di sospendere al più presto gli sgomberi forzati nel quartiere di Sheikh Jarrad e di porre fine alla campagna di sgomberi forzati dai palestinesi da Gerusalemme Est.

Il 10 maggio, secondo le stime della Mezzaluna Rossa, oltre 300 palestinesi sono stati feriti nel secondo assalto alla moschea di Al-Aqsa, più 250 sono stati trasportati in ospedale e sette di loro sarebbero in condizioni gravi.

Le prove raccolte da Amnesty International hanno evidenziato il sistematico uso della forza, illegale e immotivato, contro le proteste per lo più pacifiche dei palestinesi. A Gerusalemme Est sono stati feriti anche dei passanti e dei fedeli che pregavano durante il Ramadan.

Questo il commento di Saleh Higazi, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. Secondo le testimonianze raccolte dai ricercatori di Amnesty International presenti a Gerusalemme Est, le forze israeliane avrebbero infatti ripetutamente impiegato una forza sproporzionata per disperdere i manifestanti, come nelle violente irruzioni sulla Spianata delle Moschee.

In alcune aree di Israele, come nella città di Lod, si iniziano a contare diverse proteste di cittadini arabi israeliani. Queste potreste potrebbero avere gravi conseguenze sulla stabilità di Israele, prefigurando una vera e propria guerra civile.

Diplomazia al lavoro

I Governi di mezzo mondo sono ora al lavoro per cercare di trovare una soluzione per la pace. Una soluzione che andrebbe così a contenere gli scontri militari che, dal 2014, avevano sostanzialmente cessato di lacerare la fragile tregua tra arabi e israeliani.

La grave escalation in Israele e nei Territori palestinesi occupati, compreso il forte aumento della violenza dentro e intorno a Gaza, deve cessare.

Così ha commentato Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, anche a seguito dei bombardamenti perpetrati dal Governo di Netanyahu che – tra l’altro – hanno letteralmente raso al suolo molti degli edifici simbolo del potere di Hamas a Gaza.

L’Unione europea è sgomenta per il gran numero di morti e feriti civili, soprattutto tra i bambini. La priorità deve essere proteggere tutti i civili e Tutti gli sforzi dovrebbero essere diretti a evitare vittime civili e sostenere una distensione.

Anche gli Stati Uniti non hanno nascosto la loro preoccupazione tanto che la Casa Bianca, come annunciato dal segretario di Stato Anthony Blinken, ha comunicato che l’inviato Usa nel conflitto israelo-palestinese volerà in Israele per incontrare entrambe le parti e cercare una soluzione per una attenuazione delle violenze.

(foto in copertina © Reuters Pictures / Amir Cohen)

di Omar Porro

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