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Si parla sempre poco della Tunisia. Forse perché diamo per scontato che sia un Paese che, a seguito rivoluzione del 2010, abbia trovato una stabilità tale da rappresentare forse l’unico esempio positivo di transizione verso un sistema democratico dopo le cosidette “primavere arabe”. Ciò è sicuramente vero, ma non fino in fondo. Analizzando infatti più da vicino la situazione interna della piccola repubblica magrebina, ed il contesto geopolitico nel quale è inserita, ci si stupisce quasi di come non sia stata ancora investita dal vortice di caos che promana dalla vicina Libia.


Quanto conta la stabilità tunisina per l’occidente? E quanto rischio c’è che questa venga compromessa dalle forze radicali di matrice jihadista? Per approfondire il tema abbiamo intervistato Stefano Maria Torelli, ricercatore presso l’Istituto Studi Politica Internazionale (ISPI) e autore del volume “La Tunisia Contemporanea”, il quale ha provato a spiegarci come mai, oggi più di ieri, dovremmo fare attenzione a ciò che accade sul versante meridionale del Mar Mediterraneo.

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Tunisini gridano slogan in piazza durante una manifestazione di solidarietà per le vittime di un attentato su un autobus presidenziale nel novembre 2015 / credits: EPA/MOHAMED MESSARA

Paolo Iancale
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