Ungheria, tra pieni poteri e prove tecniche di dittatura?

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L’Assemblea nazionale dell’Ungheria – con il pretesto dell’emergenza legata al Covid-19 – ha concesso “pieni poteri a tempo indeterminato” al primo ministro Viktor Orbán. Questo vuol dire che il Governo potrà legiferare in autonomia (e senza limiti di tempo) anche senza il consenso del Parlamento.

Governare “per decreto”, a tempo illimitato e senza chiedere pareri, voti o conferme al Parlamento. Questo è quanto è stato concesso – dallo stesso Parlamento di Budapest con 137 voti a favore e 53 contrari – a Viktor Orbán, premier ungherese che da mesi invocava lo stato di emergenza (anche ben prima dello scoppio dell’emergenza legata al Covid-19) per garantirsi i “pieni poteri”.

Una decisione, quella dell’Assemblea nazionale, che era stata anticipata nei mesi e negli anni scorsi dall’approvazione di leggi che minavano il principio dello Stato di diritto e che metteva a rischio gli stessi principi democratici che hanno garantito l’adesione del Paese all’Unione europea nel 2004.

In Ungheria c’è un problema?

Che Orbán – in carica per il terzo mandato dall’aprile 2018 – abbia usato il pretesto dell’epidemia legata al diffondersi del coronavirus per garantirsi un ampio margine di manovra è assodato. Ma in Ungheria non si contano ormai più i precedenti che hanno fortemente limitato la vita democratica nel Paese.

Già nel settembre del 2018 il Parlamento europeo aveva discusso sul tema dello Stato di diritto in Ungheria.

Indipendenza della magistratura, garanzia di diritti di minoranze e migranti, libertà di stampa e espressione.

Queste erano solo alcune delle perplessità che avevano portato l’Aula di Strasburgo a discutere dell’eventualità in comminare sanzioni come ad esempio la sospensione del diritto di voto ungherese nel Consiglio dei ministri dell’Unione.

Ma dal 2018 ad oggi molte sono state le leggi approvate a maggioranza dal Governo conservatore guidato dal partito Fidesz (sospeso nel 2019 dal Partito popolare europeo) e che hanno allarmato non poco i vertici delle Istituzioni di Bruxelles.

Primo fra tutti è il tema della libertà di stampa. Giornali e quotidiani controllati dalle autorità governative, pressioni nei confronti degli inserzionisti pubblicitari per rendere più difficile la sopravvivenza dei periodici e censura. Queste sono state alcune delle criticità emerse a dicembre dello scorso anno nel rapporto stilato a seguito di una missione delle Federazione europea dei giornalisti. 

Sempre nel 2018 il Parlamento ungherese, a maggioranza conservatrice, aveva anche varato una legge che istituiva un sistema alternativo di giustizia amministrativa per controllare parte dei casi gestiti precedentemente dalla magistratura ordinaria. Novità – peggiorative – anche in materia di diritto del lavoro e di tutele salariali degli operai.

Un altro discorso era stata la nuova legge sull’immigrazione, approvata con larga maggioranza nel 2018, che metteva a rischio la presenza di migranti sul territorio nazionale e la tutela dei diritti umani delle minoranze e dei richiedenti asilo.

Insomma, già allora le premesse per l’instaurazione di un regime a “democrazia limitata” c’erano tutte.

E ora ecco i “pieni poteri”

Ma in cosa consistono questi poteri che sono stati concessi “illimitatamente” al capo del Governo magiaro?

Innanzitutto il premier (e quindi l’Esecutivo) potrà legiferare con un ampio margine di discrezionalità su qualunque tema anche non legato al diffondersi dell’epidemia di coronavirus nel Paese.

Ma tra le nuove “prerogative” ci sarà anche quella di sospendere a oltranza le leggi in vigore e quindi approvate con un regolare processo democratico.

La stessa (già fragilissima) libertà di stampa è finita nel mirino del Governo. Il premier infatti avrà ampia manovra nella gestione dei media condizionando, sempre a discrezionalità del Governo, le testate che possano “diffondere false informazioni sull’epidemia e sull’Esecutivo”. In altre parole “mettere il bavaglio” a ogni voce fuori dal coro diretto dalla stessa maggioranza.

Ma il vero nodo è legato anche alla possibilità di chiudere a oltranza il Parlamento, bloccando di fatto i lavori dell’Assemblea nazionale e avocando l’interezza dell’autonomia legislativa. Un altro dettaglio, non certo di secondaria importanza, è la possibilità di sospendere e rinviare tutte le tornate elettorali (lo scorso ottobre il partito del premier aveva perso la guida della capitale Budapest), comprese le prossime elezioni parlamentari (previste per l’aprile del 2022). 

Le reazioni

Contrariate le opposizioni socialiste e centriste ungheresi che hanno parlato apertamente di dittatura, di colpo di Stato e di golpe nazionalista.

Orbán ha gettato la maschera e oggi comincia la sua dittatura.

Questo è stato il primissimo commento a caldo di Bertalan Toth, alla guida dell’opposizione del Partito socialista ungherese.

Anche il partito ultranazionalista Jobbik, guidato da Péter Jakab (tecnicamente più a Destra di Fidesz), ha parlato chiaramente di “colpo di Stato” dopo che ha visto respinta la proposta di una “limitazione temporanea (e quindi non a tempo indeterminato) dello stato di emergenza”.

Timida (per ora) è stata la posizione della Commissione europea che ha comunque garantito la massima attenzione circa quanto sta accadendo in Ungheria.

È della massima importanza che le misure di emergenza non vadano a scapito dei nostri principi e valori fondamentali stabiliti nei trattati; eventuali misure di emergenza devono essere limitate a quanto necessario e rigorosamente proporzionate e non devono durare indefinitamente.

Questo è stato il commento del presidente della Commissione Ursula von der Leyen, senza mai citare apertamente il caso ungherese.

Più esplicito David Sassoli, presidente del Parlamento europeo:

Noi dalla crisi vogliamo uscirci con la democrazia. Abbiamo chiesto alla Commissione europea, che è custode dei Trattati, di verificare se la legge ungherese è conforme all’articolo 2 del nostro Trattato. Tutti gli Stati membri dell’Unione europea hanno il dovere di proteggere i nostri valori. Per noi, i Parlamenti devono restare aperti e la stampa deve essere libera. Nessuno può usare questa pandemia per manipolare la nostra libertà.

Questa è stata la presa di posizione del numero uno della Camera di Strasburgo rilasciato alla stampa nella serata di oggi.

Di tutt’altro avviso invece le posizioni in Italia. Se da un lato le forze di Governo di Partito democratico e Movimento 5 Stelle hanno preso le distanze dalla decisione di Budapest, i sovranisti nostrani (ancora una volta) hanno dimostrato “vicinanza ideologica” ai metodi e alle posizioni illiberali e antidemocratiche del (loro) amico magiaro.

Un amico che però, è bene ricordarlo, nelle scorse settimane ha messo i bastoni tra le ruote ai Paesi in difficoltà (tra cui l’Italia) nella vicenda legata all’attivazione di un sistema di Coronabond per finanziare il debito degli Stati in emergenza.

Matteo Salvini, ex vicepremier italiano, ha invece “salutato con rispetto la libera scelta del parlamento ungherese, eletto democraticamente dai cittadini”.

Dopotutto – e non dobbiamo dimenticarlo – sia nel 1922 in Italia che nel 1933 in Germania due regimi autoritari iniziarono la loro scalata al potere grazie a quella che alcuni politici di oggi definirebbero candidamente “scelta democratica”.

(foto in copertina © European Union 2015 – EP)

di Omar Porro

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