Dalla consulta allo sciopero generale, l’opposizione venezuelana insorge contro il Presidente. Riuscirà a far cadere il regime di Maduro?

Il 16 luglio 2017 è iniziata la consulta popolare in Venezuela per sfiduciare il Presidente Maduro deciso a “trasformare lo Stato, creare un nuovo ordinamento giuridico e redigere una nuova Costituzione.” La Commissione Garante, a cui è stato affidato il compito di vigilare sulla votazione, ha stabilito che hanno partecipato 7.186.170 venezuelani alla giornata di protesta.

I votanti sono stati 6.387.854 e il 98,4% di questi si è espresso contro la formazione di un’Assemblea Nazionale Costituente. Per quanto i numeri siano notevoli, l’opposizione aveva previsto una partecipazione superiore, intorno ai 10 milioni. Previsione che, tutto sommato, poteva rivelarsi affidabile, dato che alle elezioni nazionali del 2015 la MUD (Mesa de la Unidad Democratica) ottenne circa 7,7 milioni di voti.

Inoltre, come sostiene Julio Borges, presidente del Parlamento e deputato in quota MUD, durante la celebrazione della consulta, le votazioni del 16 luglio si sono organizzate sfruttando solo 14.000 tavoli sparsi nel paese dove i cittadini potevano andare a votare. Di contro, in una votazione elettorale “normale” si utilizzano 45.000 tavoli; questo significa che potenzialmente i numeri potrebbero essere più alti rispetto al risultato ottenuto tramite la consulta. A presentare i risultati, però, è la Commissione Garante.

Sostenitori dell’opposizione attendono i risultati della consulta a Caracas 16 Luglio 2017 credits to: Marco Bello/Reuters

Le domande a cui i Venezuelani hanno dovuto rispondere sono le seguenti: “rifiuta o disconosce la realizzazione di un’assemblea costituente proposta da Nicolás Maduro senza la previa approvazione del popolo venezuelano?” In questo caso il “sì” ha ricevuto 6.387.854 voti, il 98,4% del totale. “Chiede alla Forza Armata Nazionale e a tutti i funzionari pubblici di obbedire e difendere la Costituzione del 1999 e di sostenere le decisioni dell’Assemblea Nazionale?”. 6.393.048 hanno espresso parere favorevole, contro i 7.791 “no”. Infine, la terza domanda: “accetta che si proceda alla rinnovazione dei Poteri Pubblici in accordo con quanto stabilito nella Costituzione e alla realizzazione di elezioni libere e trasparenti, così come alla formazione di un Governo di Unione Nazionale per ricostituire l’ordine costituzionale?”. A questa domanda sono aumentati i “no” di poco, raggiungendo i 9.089 voti, contro i 6.384.607 “sì”.

Il saldo finale della consulta mostra un paese che non vuole piegarsi alla violenza e alla corruzione del regime. Nelle parole di Borges: “Il Venezuela si è espresso chiaramente: non vogliamo una Costituente fraudolente e imposta. Non vogliamo essere Cuba”.

Maduro, oltre a smentire la legittimità della consulta, ha rimproverato alcuni leader europei per la loro intromissione negli affari venezuelani tra cui l’Alto rappresentante dell’Unione europea, Federica Mogherini. Di fronte alla richiesta di lady PESD di sospendere il processo di formazione di un’assemblea costituente, la risposta di Maduro non si è fatta attendere: “Federica Mogherini, ha sbagliato paese. Il Venezuela non è una colonia dell’Unione Europea.”

La violenza con cui la Guardia Nazionale venezuelana reprime il dissenso degli oppositori ha destato scalpore a seguito del caso di Gianni Scovino, un ragazzo italiano affetto dalla sindrome di Asperger picchiato selvaggiamente dalle autorità a Lecheria nel nord del paese (come si vede nel video pubblicato da una dei leader dell’opposizione, María Corina Machado). Scovino non ha avuto comportamenti violenti, stava raccogliendo dei rifiuti per un progetto di recupero dei materiali da riciclare in collaborazione con la fondazione La Tortuga. A quanto pare, si è trovato nel luogo sbagliato al momento sbagliato. I poliziotti, che l’hanno aggredito credendolo un manifestante, sono stati arrestati con l’accusa di violazione di diritti umani.

Durante le celebrazioni per i risultati della consulta, l’opposizione ha annunciato uno sciopero generale, svoltosi poi nella giornata del 20 luglio 2017. L’invito dell’opposizione è stato quello di congelare il paese per convincere Maduro a rinunciare ai suoi progetti.

Un manifestante di fronte a una strada bloccata dallo sciopero a Caracas. Credits to: Fabiola Ferrero/Reuters

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa AFP, lo sciopero è iniziato alle 6 del mattino (ora locale), la “hora cero” (in italiano, “ora zero”), cioè il punto di non ritorno del Venezuela e del suo popolo, rappresentato dal superamento del regime madurista. Durante l’evento si sono registrati numerosi scontri tra manifestanti e polizia. Il mondo intero ha gli occhi puntati sul Venezuela. La sorte del paese verrà decisa nelle prossime settimane, in vista dell’elezione dell’assemblea costituente che si terrà il 30 luglio 2017.

Di Mario Mirabile
Redazione
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