di Christian Piscopo
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato il 1° febbraio un comitato d’emergenza per discutere della diffusione “esplosiva” del virus Zika, che è stato collegato a migliaia di difetti alla nascita in America Latina. È stato stimato che entro il prossimo anno potrebbero essere dai 3 ai 4 milioni le infezioni provocate da Zika nelle Americhe.

Dove nasce. Sebbene il virus Zika abbia iniziato a far parlare di sé lo scorso anno in Brasile, è stato identificato per la prima volta nel 1947, nell’omonima foresta Zika in Uganda. Negli anni ‘60 e ‘70 fu individuato in alcune scimmie in Nigeria per poi diffondersi tra Africa e Sud Est Asiatico. Le prime epidemie preoccupanti si sono registrate nel 2007 in alcune regioni della Micronesia, in Colombia.

Il virus Zika viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura d’insetto Aedes Aegypti, meglio conosciuto come zanzara tigre, la quale sopravvive nei territori al di sotto dei 2.200 metri di altezza e prolifica nelle acque stagnanti. Solitamente punge nel tardo pomeriggio e la sera ed è responsabile anche per la trasmissione del dengue e della febbre chikungunya.

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Il contagio ed i sintomi. Il virus viene contratto a seguito della puntura della zanzara tigre e può essere trasmesso dalla madre al bambino durante la gravidanza, causando una condizione grave chiamata microcefalia, la quale compromette lo sviluppo celebrale del neonato. Il virus può anche essere contratto a seguito di rapporti sessuali con persone già malate. Inoltre, se una zanzara innocua punge una persona infetta, questa zanzara viene contagiata e inizia a trasmettere la malattia ad altri attraverso la sua puntura.

I sintomi del virus Zika, che solitamente si manifestano 10 giorni dopo la puntura, includono febbre, dolore alle articolazioni e ai muscoli, così come congiuntivite e macchie rosse sulla pelle, ma non sempre sono accusati dalla persona infetta. Generalmente l’evoluzione della malattia è benigna e i sintomi regrediscono spontaneamente in un periodo di tempo che va da 3 a 7 giorni. I dolori articolari, invece, possono persistere per circa un mese.

Attualmente non esistono vaccini per prevenire la malattia, per cui è consigliabile usare repellenti, indossare abiti lunghi, dormire in locali attrezzati di zanzariere e controllare i contenitori che raccolgono acqua. In caso di contagio è consigliabile assumere farmaci per il dolore e la febbre, riposare a lungo e fare una dieta ricca di vitamine e minerali, oltre che bere molti liquidi.

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La diffusione. Il Brasile è il paese più colpito dal virus tant’è che il governo ha deciso di stanziare fondi per la ricerca di un vaccino capace di neutralizzare gli effetti di Zika, pericoloso soprattutto per i danni celebrali che causa nei feti. Dallo scorso ottobre, secondo i dati del Ministero della Salute, sono nati nel paese 3.530 bambini con microcefalia, 1/3 dei quali nello stato nordestino del Pernabuco.

Il Brasile è seguito dalla Colombia, che sabato scorso ha annunciato più di 20.000 casi, 2.000 dei quali in donne in gravidanza. Proprio la Colombia ha consigliato alle donne di posticipare la gravidanza di sei-otto mesi. Avvertimenti simili sono stati fatti in Ecuador, El Salvador, Giamaica e Porto Rico.

Le autorità sanitarie dell’Honduras hanno registrato oltre mille casi da dicembre a oggi.

Domenica scorsa, un istituto di ricerca in Indonesia ha annunciato un caso positivo a Sumatra ed ha annunciato che il virus circola “da qualche tempo” nel Paese. Anche il primo caso rilevato in Austria ha riguardato una turista tornata dalle vacanze in Brasile.

L’allarme è suonato in Europa – con quattro casi in Italia – e negli Stati Uniti, dove è stato rilevato il virus in decine di persone che hanno viaggiato in Sud America.

Secondo Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, il Comitato di Emergenza ritiene che l’aumento dei casi di microcefalia e di altre complicazioni neurologiche in Brasile ma anche nella Polinesia francese e la sua possibile relazione con il virus Zika, costituisca una situazione straordinaria di minaccia per la salute pubblica in diverse parti del mondo.

Intanto Zeid Raad Al Hussein, l’alto commissario delle Nazioni unite per i Diritti umani, ha chiesto che venga garantito alle donne contagiate il diritto di interrompere la gravidanza, cosa che ha scatenato la reazione negativa della Conferenza Episcopale Brasiliana (Cnnb), che ha commentato con le parole di Sergio da Rocha, il presidente dei vescovi del Brasile: “davvero triste che alcuni ritengano che la soluzione in questi casi sia l’aborto di bambini.”

Redazione
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