La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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Abbiamo intervistato un volontario della Mezza Luna Rossa, testimone del massacro ad al Baida e Banyas del maggio 2013 in cui oltre 400 civili vennero trucidati casa per casa, per poi essere seppelliti in fosse comuni. Una testimonianza che a 4 anni esatti dal massacro ci racconta una delle pagine più sanguinose del conflitto siriano.

Quella che state per leggere è una testimonianza unica di una delle pagine più sanguinose del conflitto siriano, ossia il massacro che ebbe inizio il 2 maggio 2013 ai danni della popolazione civile di due cittadine nella zona costiera. Le Forze di Difesa Nazionale (FDN) e gli Shabeeha, milizie pro-governative sciite e alawite (il gruppo sub-religioso della famiglia Assad), attaccarono le cittadine sunnite di al Baida e Banyas, incastonate nella zona alawita tra Tartous e Latakia, roccaforte del regime siriano, massacrando indistintamente gli abitanti (sunniti), facendo irruzione nelle case, dandole alle fiamme e ardendo vivi i civili, compresi neonati.

Il Consiglio locale di Banyas ha identificato 410 vittime totali, il Syrian Network for Human Rights ne ha contate 459. La Commissione d’inchiesta ONU sulla Siria ha indagato, tra i tanti analoghi, anche questo massacro, individuando i responsabili, accertando che non vi era presenza di opposizione armata né scontri armati in città durante il massacro, e concludendo nel suo rapporto A/HRC/24/46 (pag. 32-33) che ci sono “ragionevoli prove che gli autori del massacro furono le forze governative”.

È lo stesso regime siriano ad aver confermato le responsabilità delle sue milizie che condussero le operazioni militari su al Baida e Banyas, mandando in onda su canali TV filo-governativi le immagini della carneficina (come in questo servizio di al Manar), ma sostenendo sempre di aver ucciso solo terroristi. Le immagini di donne e bambini, anche neonati, mutilati e arsi vivi, e le testimonianze dei sopravvissuti raccontano però un’altra storia.

Siamo riusciti a intervistare un testimone oculare di quel massacro, già ascoltato dagli investigatori di Human Rights Watch per la loro inchiesta sul massacro (“No one’s left”). L’uomo si trovava a Banyas e faceva parte del team che le forze di sicurezza siriane inviarono a massacro compiuto per disporre i cadaveri nelle fosse comuni e ripulire le strade. Ha accettato, richiedendo l’anonimato per motivi di sicurezza, di raccontare per Zeppelin cosa accadde e cosa vide, fornendo una rara e preziosa testimonianza anche sulla pianificazione del massacro (che risaliva a mesi addietro) e sulle sue motivazioni politico/religiose. Questa è la trascrizione tradotta dall’inglese dell’intervista.

Il massacro di al Baida e Banyas può essere fatto rientrare nel più ampio progetto di ricomposizione demografica della Siria e si inserisce nel quadro degli sforzi della giustizia internazionale che sta già muovendo i primi passi per punire i responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità grazie anche a testimonianze come questa che, pur nella loro durezza, vanno ascoltate.

Al Baida e Banyas sulla mappa. Credits to: Human Rights Watch.

Al Baida e Banyas sulla mappa. Credits to: Human Rights Watch.

Z: Cosa puoi dirci di quel giorno? E perché Banyas?

[..] La Mezza Luna Rossa siriana poté entrare in città solo tre giorni dopo il massacro, perché l’esercito impediva a chiunque di uscire o entrare a Banyas [..] Banyas è una città costiera tra Tartous e Latakia, le due più grandi città dell’area costiera; Banyas è più piccola, circa 50.000 abitanti. Fu una delle prime a partecipare alla rivoluzione, quando la gente scese in strada per molte ragioni, [per] l’assenza di libertà, ma anche perché c’erano delle tensioni tra le aree rurali di Banyas, prevalentemente alawite, e la città, prevalentemente sunnita; la gente percepiva l’ingiustizia perché tutti gli impiegati statali, nei tribunali, negli ospedali, nell’industria del petrolio di Banyas erano tutti alawiti, e la gente manifestò.

Fu un duro colpo per il regime perché credeva che la zona costiera, sua roccaforte, non partecipasse alle manifestazioni. [..] La parte sud di Banyas è sunnita, la parte nord alawita. I cristiani vivono nel mezzo, nelle due parti. [..] Le manifestazioni erano nella parte sunnita. Il regime cercò di impedire a cristiani e alawiti di partecipare alle manifestazioni perché non voleva che sembrassero una cosa nazionale le cui richieste venivano da tutti i siriani, così cercò di enfatizzarne il tratto sunnita. [..] Nonostante ciò ci furono alawiti che andavano segretamente dai loro quartieri per partecipare alle manifestazioni [..]. Ma poi, nel maggio 2011, l’esercito circondò la città, tagliarono l’elettricità nella parte sunnita, tagliarono i rifornimenti di cibo, impedendone l’accesso; l’assediò durò 2-3 settimane, poi invasero la città con i carri armati. Fecero molti prigionieri, e li portarono nello stadio di Banyas, dove circa 10.000 persone furono torturate e umiliate.

Le persone furono portate nelle prigioni militari di Tartous, Damasco e Homs, molte non sono mai tornate. Crediamo siano state uccise sotto tortura. Dopo di che, quando l’esercito tornò in città per pattugliarla, c’erano solo un paio di persone che cercavano di organizzare piccole dimostrazioni come piazzare alcune bombe artigianali dove transitavano le forze governative, ma niente di tanto serio come stava accadendo in altre parti della Siria. Credo che 2 o 3 soldati abbiano perso la vita in queste azioni. Era ancora il 2011, inizio 2012, poi a Banyas tutto tornò alla normalità [..].

Improvvisamente, a inizio 2013 [..] tutti gli alawiti membri delle milizie del regime, alcuni erano miei amici, [..] iniziarono a dire che la gente di Banyas stava pianificando qualcosa di grosso. Dissi: “Cosa pianificano? Dai, le manifestazioni sono cessate, non succede più nulla”; questa propaganda di regime iniziò a diffondersi tra gli alawiti [..]. C’è una milizia, le Forze di Difesa Nazionale (FDN), sono prevalentemente civili, 100% alawiti, e sono molto duri, hanno un punto di vista molto rigido sul regime, vogliono tutta l’opposizione morta, hanno preso armi dal regime per partecipare alle battaglie in tutta la Siria. Uno di loro era Ali Shaddoud, è il fondatore delle FDN a Banyas e mi disse personalmente che qualcosa di grosso stava per succedere. Francamente non gli credetti.

Z: Perché l’opposizione non era più forte a Banyas?

Sì, nel 2013 l’opposizione era stata sconfitta. Il governo aveva pieno controllo della città, quindi “che accadrà? Nulla”. Ma mi disse: “Qualcosa di grosso sta per accadere”. Quando ho cercato di capire meglio da alcuni amici, alcuni mi dissero che il regime stava cercando di concentrarsi su Damasco e sull’area costiera e non voleva che accadesse nulla là, quindi se c’erano dei sunniti nell’area voleva che avessero una lezione, così che non si opponessero più al regime [..]. Allora non c’era Hezbollah, gli iraniani o i russi, quindi il regime temeva di non poter controllare tutta la Siria e cercava di preservare Damasco e l’area costiera.

Z: Ma non hanno colpito l’opposizione politica o militare: hanno colpito i sunniti.

Certo. Dal punto di vista alawita quando dicono “opposizione” non intendono il senso politico del termine, non possono dire “sunniti” per strada perché sarebbe maleducato e settario, ma per “opposizione” intendono i sunniti. E quando dicono “vogliamo che abbiano una lezione” intendono i sunniti. Ciò era chiaro sin dai primi mesi del 2013, ma non fu prima dei primi giorni del maggio 2013 che… è accaduto in fretta, iniziammo a vedere i carri armati arrivare in città, ma non era poi così strano, la Siria era in guerra [..], pensavamo che forse stavano muovendo mezzi e truppe, ok. Ma poi posizionarono carri armati e mortai sulle colline che sovrastano Banyas, nella parte alawita. Iniziammo a vedere gente che non era del posto, indossavano uniformi del regime ma non erano di Banyas.

Alcune persone che li videro, compreso mio fratello, videro dei libanesi che cenavano in un ristorante nella parte alawita di Banyas famoso per essere punto di ritrovo delle FDN. Erano chiaramente libanesi, quindi Hezbollah o vicini a Hezbollah, non so, e parlavano di una grossa operazione che stava per avvenire a Banyas. C’era questo tipo, Kayalli, comandante di una milizia, è turco, proviene dalla minoranza alawita in Turchia e combatte per il regime siriano. Viveva a Latakia e in TV disse, letteralmente: “Banyas è l’anello debole del governo nell’area costiera, i traditori possono arrivare nella zona costiera attraverso Banyas e dobbiamo impedirlo”. Lo disse 2 o 3 giorni prima del massacro.

Al Baida e Banyas

Il generale alawita Ali al Kayalli, meglio noto come Mihrac Ural (è di origine turca, ma ha nazionalità siriana) è a capo di una milizia pro governativa, composta da alawiti e Shabeeha, chiamata Syrian Resistance, di base ad al Baseet, a nord di Latakia. Fu tra i responsabili del massacro di Banyas. In questa foto è al centro, con dei fiori in mano, insieme ai suoi uomini. Credits to: sbs.com.au.

Z: Cosa puoi dirci dei giorni del massacro? Cosa hai visto?

Il giorno del massacro ero in chiesa perché era il giovedì prima di Pasqua e improvvisamente [..] udimmo degli spari, uscimmo e vedemmo l’esercito e le milizie che dicevano a tutti di andare a casa, così andammo a casa. La sera [..] vidi 200-300 uomini che venivano dall’autostrada, camminavano sul ponte che scende a Banyas, alcuni avevano delle maschere sul volto e anche alcuni alawiti, alcuni di loro erano miei amici, iniziarono a unirsi a loro e gli chiesi: “Ma perché andate, con le armi?”. Mi dissero: “C’è un’operazione a Banyas e ad al Baida”; al Baida è a sud di Banyas ed è famosa perché prese attivamente parte alla rivoluzione nei primi mesi [..], così iniziarono con al Baida, che è sunnita.

Le famiglie di Banyas vivono ad al Baida e viceversa, sono molto legate l’un l’altra. Iniziarono con al Baida, io ero al telefono con un amico, lui tremava ed era davvero spaventato. Io ero sorpreso e gli chiesi: “Che sta succedendo?”, perché noi pensavamo che avrebbero effettuato degli arresti o picchiato e umiliato i residenti come facevano ogni giorno, ma lui mi disse: “No, non sono pestaggi né umiliazioni, stanno uccidendo le persone”. E io: “Cosa? Uccidendo le persone?” e lui rispose: “Sì, stanno uccidendo la gente”. Mi disse che la famiglia di sua madre era stata arsa viva, alcune persone erano state uccise a colpi d’arma da fuoco, altri bruciati vivi, radunavano la gente in un negozio e li bruciavano, c’erano già 60 o 70 corpi e la gente cominciò a lasciare la città. È questo quello che loro [il regime] volevano. Era il 2 maggio.

Il 3 maggio [..] vennero a Banyas e compirono il massacro [..] nel cuore della parte sunnita. Andai sul tetto e vidi chiaramente i carri armati bombardare la città, vidi a occhio nudo le bombe sorvolare casa mia e colpire il cuore della città. Poi di nuovo gli uomini mascherati vennero e compirono le atrocità. Non le vidi, ma molte persone me le riferirono, iniziarono a uccidere la gente con armi bianche, asce, armi da fuoco, ardendole vive e io conosco le famiglie [uccise] nome per nome. Vennero e uccisero intere famiglie… ad esempio la famiglia Taha ebbe 17 membri uccisi, tra cui il padre, la madre, i figli, le mogli dei figli e così via.

Z: Quindi fu una pulizia etnica della popolazione sunnita della città?

Certo, perché colpirono famiglie sunnite, come la famiglia Taha, la famiglia Shighri, e quando vedono “Shighri” sulla tua carta d’identità, le forze governative sanno che sei al 100% di Banyas, al 100% oppositore, quindi al 100% sunnita. Fecero pulizia etnica di famiglie sunnite. La gente cominciò a fuggire, a Latakia. Anche la mia famiglia voleva andare là e vennero accettati. Io non ci andai ma mia sorella sì e all’entrata di Latakia c’erano checkpoint governativi che facevano lo screening alla gente che arrivava da Banyas, se vedevano che erano sunniti li ricacciavano indietro, se erano alawiti o cristiani li lasciavano entrare. Questo durò fino al 4 maggio, quando si spostarono in un altro villaggio [..] chiamato al Basateen, dove arrestarono 95-96 uomini di cui non si hanno più avuto notizie. Presumiamo siano stati uccisi sotto tortura. Quando le uccisioni cessarono, fu un vero shock vedere che persino gli alawiti che erano al 100% con il regime erano sconvolti.

Una mia amica, lavoravamo nella stessa azienda, mi disse che suo fratello, un alawita che sostiene il regime, che stava nelle FDN e che andò ad al Baida per partecipare all’operazione, fu scioccato dalla quantità di atrocità commesse, di uccisioni, corpi bruciati, massacri di bambini, svenne e dovettero portarlo in ospedale. Non riuscì a mangiare per due giorni, era in shock, persino gente molto radicale nel suo sostegno al regime era scioccata, fu una cosa senza precedenti e inaspettata. Dopo il massacro, cominciarono a saccheggiare, a portar via auto, arredi, li vedevamo caricare le cose sui camion. Dopo 2-3 settimane permisero alla gente di rientrare a Banyas, ma non al Baida. Al Baida è tutt’ora deserta.

Z: Lasciarono tornare anche i sunniti?

Sì, ma i sunniti di Banyas la lasciarono per non tornare. Come il mio amico alawita aveva detto, fu una lezione. Molte famiglie fuggirono in Turchia, e da lì andarono in Europa come rifugiati [..]. Ora nella parte della città puoi vedere solo anziani, bambini e sunniti giunti da altre città, tipo Aleppo, ma sono i sunniti che si sono dichiarati pro-regime, e che furono lasciati entrare e restare a Banyas.

Z: Quando potesti entrare nei quartieri colpiti con la Mezza Luna Rossa?

Entrammo il 7, 8 e 9 maggio per tre giorni consecutivi a seppellire i corpi, perché erano in strada. Non andai ad al Baida, perché altri team erano stati assegnati lì. Alcuni membri della Mezza Luna Rossa riuscirono a far uscire alcune foto dei cadaveri e sono le uniche foto esistenti del massacro. Ci misero nei guai perché non si aspettavano che membri della Mezza Luna Rossa, che è controllata dal regime, facesse uscire delle foto. Sono le uniche foto perché a nessun media fu permesso di andare.

Z: C’è molta disinformazione riguardo queste foto perché non hanno fonte, essendo state fatte trapelare segretamente. Alcuni hanno detto che sono cristiani uccisi da ISIS o palestinesi uccisi da Israele o yemeniti uccisi dai raid sauditi ma…

Senti, il regime non è stupido, è malvagiamente astuto. Ha tentato di confondere le carte, i suoi sostenitori hanno messo insieme foto di Banya, della Palestina, dell’Iraq e hanno detto: “Ecco, non è Banyas!” ma io posso dirti esattamente dove sono state scattate, posso anche mostrartelo su Google Maps, e alcune sono state scattate in punti così noti che tutti sanno che è Banyas […]

Warning!

Le foto trapelate grazie ad alcuni membri della Mezza Luna Rossa sono visionabili a questo link.

IMMAGINI CRUDE, SI SCONSIGLIA LA VISIONE A UN PUBBLICO SENSIBILE.

Documentario di Channel 4, "Al-Bayda: Anatomy of a War Crime" - 13/09/2013

La prima, con i bambini con la maglietta gialla, un altro con i jeans, questa è Banyas. E questa scena io l’ho vista personalmente, a occhio nudo. Ti assicuro al 100% che ho visto questa scena terrificante dal vivo. La seconda , con i due neonati, non l’ho vista dal vivo ma è Banyas, e anche l’altra , è lo stesso luogo. La quarta è al Biada, conosco questa strada, non è Banyas, è al Baida. L’altra, con il sangue, il ragazzo e l’uomo, anche questa è al Baida e conosco l’uomo, la sua famiglia. La foto con la donna e i bambini, anche questa è Banyas, in un quartiere chiamato Ras Al-Nabe’. L’ultima foto, con un’altra donna e i bambini, che è la stessa di sopra, è Banyas e conosco queste scale, tutti a Banyas le conoscono, è una piccola via a Ras al-Nabaa.

Il regime ci ordinò di scavare delle fosse comuni e di gettarci i cadaveri. Non fummo in grado di mettere tutte le famiglie insieme, dignitosamente. Non dimenticherò mai dov’è. Ci mettemmo molti corpi, circa 40-50, e ho sentito da alcuni amici che ce ne sono di simili ad al Baida. Riuscimmo a seppellire tutti i corpi. [..] Sappiamo dal Consiglio Locale di al Baida and Banyas che ci furono 300 morti ad al Baida e oltre 100 a Banyas. In totale 410. Metà di loro erano donne e bambini.

Z: Mi chiedo una cosa: dopo il massacro il regime incolpò i terroristi…

Veramente no [..], dissero che il governo aveva attaccato Banyas perché c’erano i terroristi che ci nascondevano le armi.

Z: Ma come possono giustificare il fatto che ad al Baida e a Banyas molte donne e bambini furono massacrati? Come potevano essere tutti “terroristi”?

Se pensi che le persone che sostengono il regime cerchino di trovare delle scuse, forse ti sbagli. Dai miei amici, dai miei colleghi, al lavoro, all’università… oltre il 75% delle persone pro-regime, come alawiti e alcuni cristiani, non hanno bisogno di scuse. In realtà ho sentito alcune cose neo-fasciste come “uccideteli, sono insetti, sono animali, fateli fuori tutti [i sunniti]”. Naturalmente alcuni di loro dicono: “Sì, uccidere i bambini non va bene, ma è tutta colpa dei loro genitori, vogliono lo Stato Islamico, vogliono uccidere le minoranze, quindi hanno avuto la giusta punizione”. Lo puoi sentire apertamente, lo dicono senza alcuna vergogna, quindi la gente non ha bisogno di scuse, sanno, sapevano che il regime li ha uccisi, ma cercano di difenderlo, cercano di convincere se stessi che tanto erano terroristi e forse alcuni errori sono stati commessi, ma vivono bene con questo. Non immagini quanto odio c’è. Sono soprattutto le minoranze a sentirsi così, sono tipo i nazisti, mi dispiace dirlo ma…

Z: Molti dicono che prima della rivoluzione i siriani vivevano pacificamente.

No, è una grande menzogna, vivevamo in una menzogna. Avevamo un regime che controllava ogni aspetto della vita e della società. [..] Nella mia classe, eravamo tipo 20-25 ragazzi, e 10-11 di noi non avevano il padre perché era stato imprigionato e non se ne è saputo più niente. Le persone cercarono di dimenticare ciò che accadde negli anni ’80, l’orribile massacro di Hama, ma l’odio è reale. [..] Gli alawiti si impossessarono di tutte le posizioni nella zona costiera, tutti gli impiegati statali sono alawiti e molti giovani sunniti sono stati costretti ad andare all’estero per lavorare.

[…] Z: Ultima domanda: mentre leggevo il rapporto di Human Rights Watch…

No one’s left”? Sono stato intervistato per quel rapporto.

Z: …quindi forse ricordi che dice che il regime iniziò le operazioni ad al Baida perché un uomo confessò, sotto tortura, che c’erano dei disertori. Che ne pensi?

No, penso sia irrilevante. Banyas prese attivamente parte alle manifestazioni, avevano nascosto dei disertori, ci fu un assassinio contro un ufficiale del regime, tutto questo è avvenuto. Ma so che fu deliberatamente pianificato mesi prima, non puoi fare una simile operazione in una città dove non ci sono scontri armati, come invece accadeva a Homs, Aleppo, Damasco o nelle aree rurali. Non puoi uccidere 400 persone solo per stanare un paio di disertori, la quantità di forze che vennero a Banyas ma che non erano di Banyas, tutto quel parlare dei miei amici alawiti circa una lezione [da dare] ai sunniti nella zona costiera, penso fosse ben pianificato. [..] Il regime non si è nemmeno preoccupato di enfatizzare quella confessione come pretesto, ha detto: “C’è stata un’operazione, forse alcuni errori sono stati fatti, ma il resto è propaganda contro di noi”.

Sin dai primi giorni si faceva un gran parlare di carri armati, libanesi e milizie che venivano in città e parlavano di questo, era tutto molto ovvio. Ma rimanemmo sorpresi dalle proporzioni, fu una cosa enorme uccidere 400 persone in due giorni! [..] Il mio amico, quello che ha scattato le foto del massacro, ha ancora gli incubi, dopo oltre tre anni [..]. Quei due giorni cambiarono tutto, avevo amici e familiari che stanno con il regime, due miei cugini cercarono di difendere il massacro e da allora non ci parliamo più.

Le divisioni sono anche all’interno delle famiglie, immagina nella società. Dicono che erano terroristi, ma in quell’area non c’era presenza jihadista né di ISIS, era nella roccaforte del regime [..]. Mi ricordo una cosa, parlavo con un tipo il cui zio è un noto ufficiale alawita che lavorò per Hafez al Assad, Ali Douba, era molto famoso perché era a capo dei servizi di Intelligence Militare, e questo tipo mi disse: “Lo sai perché scelsero Banyas?” e io dissi: “No, perché?”. “Perché non potevano farlo a Latakia o Tartous, dato che sono grandi città e avrebbero rischiato di paralizzarle, così decisero di punire Banyas perché è piccola e anche se la vita si fosse fermata lì, non avrebbe comportato conseguenze per l’economia” […]

Z: Grazie per il tuo tempo e per la tua testimonianza.

Grazie a te. Non voglio che questa storia muoia, voglio che la gente sappia. È molto importante quello che tu e altri state facendo.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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