La settimana scorsa in Siria si sono registrati nuovi attacchi chimici con gas clorino: il primo a Douma, uno dei sobborghi assediati dal regime della Ghouta orientale, dove le truppe siriane e di Hezbollah, sostenute dall’aviazione russa, hanno intensificato l’assalto, causando oltre 200 vittime civili in quattro giorni. Il gas sarebbe stato sganciato tramite missili terra-terra.

Mappa di Damasco e della Ghouta orientale, teatro di diversi attacchi chimici. Credits to: BBC.

Mappa di Damasco e della Ghouta orientale, teatro di diversi attacchi chimici. Credits to: BBC.

Il secondo a Saraqeb, a Idlib, dove anche lì si è intensificata l’offensiva governativa e i bombardamenti russi per riprendere il controllo dell’autostrada M5 che collega Aleppo a Damasco. L’attacco è stato condannato anche da Amnesty International, che ha raccolto molte testimonianze oculari che confermano che il gas è stato sganciato con barili bomba da elicotteri.

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Questa escalation ha spinto il Consiglio di Sicurezza a riunirsi per votare una dichiarazione (e non una risoluzione) che condannava gli attacchi chimici e chiedeva al regime siriano di collaborare con gli investigatori internazionali, ma la Russia ha di nuovo posto il veto. L’ultimo c’era stato nel novembre 2017, quando la Russia aveva impedito il rinnovo del mandato del Meccanismo investigativo congiunto tra ONU e Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW).

Nonostante ciò la Commissione d’Inchiesta ONU sulla Siria sta indagando su questi casi e le nuove indagini giungono a pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati delle indagini dell’OPCW sul gas sarin impiegato nel corso del conflitto.

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I laboratori dell’OPCW hanno infatti confrontato i campioni prelevati da una missione ONU a Ghouta dopo l’attacco del 21 agosto 2013 – in cui 1.400 persone, di cui 400 bambini, persero la vita – con quelli prelevati nei luoghi di altri due attacchi chimici, quello su Khan Shaykoun del 4 aprile 2017 e quello su Khan al-Assal (Aleppo) di Marzo 2013, trovandovi gli stessi marcatori chimici, che sono gli stessi delle scorte chimiche del regime siriano. I marcatori chimici sono una specie di “DNA” delle sostanze in questione e quindi si tratterebbe di un’ulteriore prova a sostegno delle ricostruzioni dell’OPCW e della Commissione d’Inchiesta ONU che in numerose indagini e rapporti indicavano come unico plausibile responsabile degli attacchi il regime siriano.

Avevamo analizzato l’inchiesta su Ghouta qui e quella su Khan Shaykoun qui.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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