Prosegue il processo di militarizzazione del Mar Cinese Meridionale portato avanti da Pechino negli ultimi anni.

Secondo report di intelligence citati da MSNBC, la Cina avrebbe installato sistemi missilistici antiaerei e antinave in alcune delle nuove basi militari recentemente costruite nelle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale. Stando ai documenti ottenuti dalla testata americana, negli ultimi trenta giorni sarebbero stati installati sistemi antiaerei HQ-9B, aventi un raggio operativo di circa 300Km, e batterie di missili YJ-12B, dei Cruise supersonici antinave dotati di un raggio di intercettazione di circa 550km, considerati da Washington i più pericolosi missili antinave dell’arsenale cinese.

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sistemi antiaerei ed antinave sulle isole Spratly 1

I missili a lungo raggio IJ-12 sono considerati il migliori vettori balistici mai creati dalla Cina.

Questi assetti sono in grado di aumentare in modo significativo le capacità cinesi di A2/AD (Anti Access/Area Denial) in una zona di mare su cui gravano, oltre alle rivendicazioni cinesi, quelle di Vietnam, Filippine, Malesia. Una decisione che fa seguito all’installazione, sempre da parte di Pechino, di strumenti militari per il disturbo elettronico, in grado di interferire con comunicazioni e radar, proseguendo nell’ormai avviato processo di militarizzazione di una zona di mare dall’altissimo valore strategico.

Infatti, oltre a garantire il controllo marittimo dell’area, l’installazione di questi sistemi rende possibile una proiezione del controllo cinese verso lo stretto di Malacca, considerato dalla Cina punto strategico fondamentale. L’80% del petrolio importato via mare dal Dragone Rosso passa infatti per questo stretto, oltre che il 25% del totale mondiale delle merci.

sistemi antiaerei ed antinave sulle isole Spratly 2

Gli HQ-9 cinesi possono essere considerati l’equivalente delle temibili batterie antiaeree russe S-300.

La decisione cinese di rivendicare tutto ciò che è compreso nella “Nine Dash Line”, e la seguente militarizzazione di questo tratto di mare, oltre che dai paesi direttamente interessati, viene fermamente contestata dagli Stati Uniti.

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Washington infatti, pur decidendo di restare estranea alla contesa territoriale in corso, rivendica il diritto di libera navigazione nelle acque internazionali, non considerando legittime le rivendicazioni cinesi su questo tratto di mare, e sottolineando come un tale comportamento allontani in realtà la possibilità di una risoluzione concordata della contesa marittima e territoriale, portando instabilità nell’area.

 

di Andrea Cerabolini
Redazione
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