Giungono diverse notizie dal fronte nordcoreano che rischiano incrinare il clima di distensione inaugurato dall’incontro tra Kim e Trump occorso lo scorso giugno a Singapore. La pubblicazione di alcune immagini satellitari dimostrano infatti che nonostante le dichiarazioni di principio affidate al documento congiunto, il paese rimane fortemente impegnato nello sviluppo del programma missilistico e nucleare.

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La prima notizia riguarda gli sviluppi registrati al centro di ricerca nucleare di Yongbyon. Secondo le immagini satellitari ottenute e pubblicate dal centro di studi 38°North il regime di Pyonyang sta eseguendo dei lavori di ampliamento delle infrastrutture, procedendo con la costruzione di nuovi edifici ad una notevole velocità. Il centro ospita un reattore da 5MWe, un reattore sperimentale ad acqua leggera, un laboratorio radio-chimico usato per separare il plutonio dal combustibile esausto del reattore, e un centro per l’arricchimento dell’Uranio. Immagini da cui si può legittimamente dedurre la determinazione del regime nella prosecuzione del proprio programma nucleare.

Sempre osservando alcune foto satellitari – il Middlebury Institute of International Studies at Monterey – conferma il completamento dei lavori di espansione presso lo stabilimento di HamHung, considerato fondamentale per il programma missilistico della corea del Nord. Il centro è infatti dedicato alla fabbricazione del carburante solido necessario ai missili balistici del regime e dei veicoli di rientro delle testate nucleari da essi trasportati. E sempre secondo le foto pubblicate dal centro californiano, il regime starebbe lavorando all’espansione di altri due siti dedicati alla costruzione dei missili con i quali Pyongyang sta minacciando l’Asia e gli Stati Uniti. Le immagini mostrerebbero infatti la costruzione di un nuovo punto d’accesso presso uno degli altri due centri, e la demolizione di alcune strutture intorno al terzo, che potrebbe preludere al suo ampliamento.

É invece lo U.S National Air and Space Intelligence Center a rilasciare una valutazione secondo la quale la Corea del Nord ha continuato nel corso del 2018 la produzione di materiali di supporto e gli strumenti di lancio (Transport-erector-launcher, TEL) necessari all’impiego del missile balistico a medio raggio Pukguksong-2/KN15.

Nel report non si cita la costruzione di ulteriori missili, ma la notizia dell’ampliamento degli strumenti di lancio non è di quelle destinate a rassicurare i paesi della regione: il missile in questione ha infatti un raggio di circa 1000Km, in grado quindi di colpire tutti i paesi dell’area.

D’altra parte questi movimenti restano in linea con quelle che sono state le dichiarazioni di Kim: “la ricerca sul nucleare e l’industria missilistica dovranno effettuare una produzione di massa sia di testate che di missili balistici, la cui efficacia è stata pienamente provata”. Così il leader del nord durante il discorso di inizio anno pronunciato lo scorso 1 gennaio, trasmesso dalla rete di stato.

E nonostante Kim, durante un incontro plenario del partito tenuto il 20 aprile abbia comunicato l’intenzione del regime di procedere con la chiusura del centro di test di Punggye-ry e la sospensione dei test missilistici, niente ha detto che riguardasse una sospensione dell’assemblaggio di ulteriori testate, missili, o di TEL. Produzione che infatti è proceduta con un ritmo elevato, e che non pare avere subito rallentamenti in seguito alla firma del documento congiunto sottoscritto da Trump e Kim lo scorso giugno a Singapore, che pur parlando di denuclearizzazione della penisola coreana, non prevedeva nessun limite o controllo al programma nucleare di Pyongyang, lasciando il regime libero di perseguire nei propri piani, nonostante le dichiarazioni di vittoria dell’amministrazione Trump.

Di: Andrea Cerabolini
Redazione
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