Negli ultimi mesi, l’Ecuador vive una crisi democratica, caratterizzata da una forte tensione tra i sostenitori del Presidente Correa e i suoi oppositori. Una crisi che potrebbe aggravarsi domenica 2 aprile, quando si voterà per il secondo turno delle elezioni presidenziali.

Un Presidente che volge al termine del suo terzo mandato con il 35% di gradimento e che rappresenta per parte della popolazione lo sfruttamento petrolifero incontrollato delle riserve naturali, la ripetuta violazione dei diritti fondamentali delle comunità indigene residenti nel Parco naturale di Yasunì ed alcuni dei più grandi scandali di corruzione che ha vissuto l’Ecuador, tra i quali, i collegamenti tra il Presidente uscente e la compagnia petrolifera brasiliana Odebrecht.

La multinazionale brasiliana sarebbe responsabile di aver, attraverso la sua rete, influenzato le più importanti elezioni politiche del Sud America dal 2014 ad oggi. Questo è quanto è emerso da un’indagine di un pool di giudici brasiliani della città di Curitiba che, seguendo il flusso finanziario, avrebbero ricostruito giri di denaro per 788 milioni di dollari tra il 2001 e il 2016. Secondo gli inquirenti questi soldi sarebbero serviti per assicurarsi, attraverso la corruzione di funzionari locali, agganci nei governi nazionali, così da oliare gli investimenti sullo sfruttamento petrolifero. I fondi Odebrecht movimentati in Ecuador per probabili attività corruttive, secondo Reuters, sono pari a 33,5 milioni di dollari, e si concentrano tra il 2007 e oggi, ovvero gli anni della presidenza Correa.

@Reuters

In questo difficile contesto parte della società civile e dell’esercito ha deciso di agire a tutela della democrazia nel tentativo di provocare un cambiamento politico. Tra i principali attori di questa protesta figura il Capitano di Marina Edwin Ortega Sevilla.

Nota di redazione

Zeppelin avrebbe dovuto incontrare il Capitano di Marina Edwin Ortega in occasione dell’”Assemblea mondiale dei migranti ecuatoriani”, tenutasi presso la Camera dei Deputati il 17 marzo. Ciò non è stato possibile poiché il 14 marzo 2017 il Capitano Ortega è stato destinatario di una nuova misura disciplinare che gli ha impedito di viaggiare; abbiamo provato a raggiungerlo telefonicamente, ma anche questo è stato particolarmente difficile poiché in vista delle prossime elezioni presidenziali che si svolgeranno in Ecuador il 2 aprile, il Capitano è oggetto di numerosi controlli da parte del Governo.


La misura detentiva del 14 marzo nei confronti di Ortega va ad aggiungersi a quelle disposte nei suoi confronti negli ultimi anni dal Governo del Presidente dell’Ecuador Rafael Correa. La sua vicenda personale con il Presidente inizia il 28 settembre 2016 quando venne condannato per oltraggio a dieci giorni di arresto dal Tribunale di Disciplina Militare, per aver risposto in maniera “offensiva” a una mail che il Presidente Correa aveva inviato alle alte dirigenze delle Forze Armate dimostrando così di non condividere le linee politiche di quest’ultimo.

La lettera in questione, che il Presidente Correa, ha indicato nell’ambito dell’Enlance Ciudadano n.491, come “il manifesto delle forze più refrattarie dell’esercito“, esprimeva il disappunto del Capitano per la decisione del Presidente di elidere il bilancio delle Forze Armate di 41 milioni di dollari, che sarebbero stati impiegati per fronteggiare l’emergenza terremoto nella zona del Parco Samanes. Secondo Ortega la distrazione di questi fondi sarebbe l’ulteriore indicazione dell’ingente corruzione che caratterizza la presidenza Correa. L’Ecuador, ad oggi, si colloca molto in basso nella classifica redatta da Transparency che misura l’indice di corruzione internazionale (120° su 176 paesi considerati a livello globale).

In seguito alle sanzioni disciplinari, il Capitano ha lanciato alcune campagne con il motto “dejar de ser impávidos ante los actos de una mega corrupción” (“smettiamo di essere impavidi dinnanzi agli atti di corruzione del paese”). Ortega si dichiara lontano dai partiti politici, e dice di agire solo per il bene del suo popolo e per la giustizia.

Mi mensaje como ciudadano común amparado en el Art. 66, Num 6 de la CPE. Que viva la democracia y NO MÁS A LA CORRUPCIÓN!

Pubblicato da Capitán Edwin Ortega su Giovedì 16 febbraio 2017

Nelle ultime settimane Ortega sta inoltre sostenendo che il 17 febbraio 2017, giorno in cui si è tenuto il primo turno elettorale, vi siano stati brogli che dovrebbero invalidare i risultati.

I giorni che stanno precedendo il ballottaggio vedono molti sostenitori di Guillermo Lasso, oltre al Capitano Ortega, impegnati in proteste di piazza e comizi. Lasso, fondatore del partito Movimiento Creo ed attuale Presidente esecutivo del Banco de Guayaquil, è infatti il principale oppositore di Lenìn Moreno, attuale Vice Presidente dell’Ecuador ed espressione del partito al potere Alianza Paìs. Gli oppositori stanno infatti cercando di influenzare il 16% di indecisi, per evitare l’elezione di Moreno, delfino di Correa, che secondo le ultime previsioni di voto risulterebbe favorito con il 45% di preferenze, contro il 41% di Lasso.

Riusciranno il 16% di indecisi, dopo circa un decennio di governo socialista, a svoltare il futuro politico dell’Ecuador?

di Ilaria Rudisi e Marzia Scopelliti

Versión en español.

En estos últimos meses, Ecuador está atravesando un periodo de fuerte crisis democrática, caracterizado por una fuerte oposición entre los partidarios del Presidente Correa y sus opositores, un conflicto interno que podrá resolverse o hacerse más agudo dependiendo del resultado del próximo 2 de abril, cuando el País votará al segundo turno de las elecciones presidenciales.

Un Presidente que llega al final de su tercer mandato con un 35% de aceptación y representa para gran parte de la población el descontrolado aprovechamiento petrolífero de las reservas naturales, la reiterada violación de los derechos fundamentales de las comunidades indígenas que residen en el Parque natural de Yasuní y otros mayores escándalos de corrupción que ha vivido Ecuador; uno entre todos el de la posible implicación del Presidente saliente con la compañía petrolífera Odebrecht. Este misma, sería responsable de haber influenciado importantes elecciones políticas en Latino América desde 2014, por medio de una densa red de colosos petrolíferos.  Este dato ha emergido de una encuesta realizada por un grupo de juristas brasileños de la ciudad de Curitiba, que ha sido capaz de reconstruir una trama de financiación ilícita por la cual se habrían invertido 788 millones de dólares entre 2001 y 2016, para asegurarse el beneplácito de funcionarios locales, y entrelazar relaciones privilegiadas con gobiernos nacionales; los mismos inversores del sector controlado por estas petrolíferas. A lo largo de la Presidencia Correa, las inversiones de Odebrecht en Ecuador llegan a 33.5 millones de dólares, en un período que va desde 2007 hasta hoy en día.

En este difícil contexto democrático, numerosos civiles y miembros del ejército han decidido ponerse al frente de la defensa de la democracia, con el objetivo de impulsar un cambio político. Entre los principales actores de esta protesta está el Capitán de Navío Edwin Ortega Sevilla.

La carta en cuestión, a la que el Presidente Correa se ha referido en el ámbito del Enlace Ciudadano n.491 como el “manifiesta de las fuerzas más refractarias del ejército”, expresaba la contrariedad del Capitán sobre la decisión tomada por el Presidente de eludir el presupuesto de las Fuerzas Armadas ecuatorianas de 41 millones de dólares, supuestamente utilizados para hacer frente a la emergencia terremoto en el área del Parque Samanes. Según el Capitán, la detracción de estos fondos sería una vez más índice de la ingente corrupción che afecta a la Presidencia Correa. De hecho, según el índice internacional sobre corrupción realizado por Transparency , Ecuador se coloca hoy en día en la posición n. 120/176 a nivel global.

Tras las sanciones disciplinarias, el Capitán ha lanzado una campaña en redes sociales bajo el lema de dejar de ser impávidos ante los actos de una mega corrupción, reiterando de no pertenecer a ningún partido político, sino de obrar en nombre y a favor de su pueblo y para perseguir una justicia libre e imparcial, así como la unidad de la nación.

En las últimas semanas, ha centrado su lucha contra el “fraude electoral” que habría alterado, el pasado 17 de febrero de 2017, los resultados electorales del primer turno de las elecciones presidenciales, llevando los dos candidatos a la segunda vuelta del próximo 2 de abril.

Los días que preceden esta cita se caracterizan por manifestaciones, comicios convocados por activistas de derechos humanos, y una intensa campaña social, finalizada a socavar la elección de Lenín Moreno- elegido por Correa (que ha decidido no volver a concurrir, tras el creciente descrédito político que ha seguido al fracaso de su propuesta de reforma constitucional)- y su principal opositor Guillermo Lasso.

Tras una década de gobierno socialista, las previsiones electorales, que ven actualmente Moreno como favorecido con un 45% de preferencias, dejan en las manos de un 16% de indecisos, el futuro político de Ecuador.

 

Redazione
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