Attenzione: in questo articolo ci sono diversi spoiler sulla trama di Game of Thrones.


Lo storico francese Fernand Braudel scriveva che

una storia, [è] una successione cronologica di forme, di esperienze. L’insieme del mondo, […] questa unità che si disegna e fa sentire progressivamente il suo peso sull’interezza della vita umana, su tutte le società, economie e civiltà del mondo

Ma una storia è anche una narrazione, un ripetersi di eventi che sembrano già vissuti, seppur in forme diverse, nel passato. Le forze elementari della storia e degli eventi che la costituiscono – che sono eventi per lo più caotici – vengono poi assimilati all’interno di un contesto narrativo, che può offrire un’ottima base su cui poi potranno essere raccontate anche storie di fantasia.

Queste storie fantastiche, più vanno assimilando elementi declinati dal reale e dalle “forme” storiografiche, più necessiteranno di categorie politiche tradizionali per spiegare – raccontare – in maniera coerente le dinamiche del potere. Game of Thrones racchiude in sé queste caratteristiche, ed è probabilmente per tale motivo che l’epopea di George R.R. Martin ha catturato anche l’attenzione di quel pubblico che non si era mai avvicinato al mondo del fantasy.

Contrariamente ad altre saghe, infatti, le vicende che si svolgono tra Westeros (il continente Occidentale del mondo creato da Martin) ed Essos (il continente Orientale), sono esplicitamente ispirate al nostro passato e quindi, di riflesso, al nostro presente. Ciò rende la saga interessante da analizzare attraverso l’occhio delle relazioni internazionali. Iniziamo con il dire che nel mondo di Game of Thrones (d’ora in poi GoT) i confini tra ciò che è “bene” e ciò che è “male” sono spesso provvisori e variabili.

Nei romanzi, la storia è raccontata da diversi personaggi, che ovviamente hanno obiettivi divergenti oltre a opinioni diverse sui fatti che accadono nel mondo. Nella controparte televisiva queste sfumature un po’ si perdono, ma rimane chiara l’impostazione di fondo: bianco e nero non esistono, il mondo è grigio.

Se prendiamo due tra le più famose saghe fantasy popolari – Star Wars e Il Signore degli Anelli – la separazione tra bene e male esiste, e anzi, è fondamentale per lo svolgimento della trama: sappiamo fin da subito in entrambi i casi, chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Il mondo di GoT è invece più simile al nostro. È pieno di contraddizioni, è brutale e le buone azioni dei personaggi vengono spesso smentite dai crimini più efferati.

Questo è chiaro fin dal primo episodio, quando Eddard Stark, Lord di Winterfell e Re del Nord, decapita con la propria spada un “corvo” (i ranger che pattugliano la Barriera) colpevole di diserzione, di fronte agli occhi dei suoi figli. Stark è un uomo di giustizia ed è legato alle tradizioni. Il suo personaggio è tra i principali della prima stagione televisiva, ed è forse quello per cui molti simpatizzano. Nonostante sia conscio della brutalità di quel gesto “di giustizia”, Stark non si esime dall’eseguire la sentenza, dando un’importante lezione ai suoi figli: “violentia precedat ius”, è la forza che determina il diritto. Lo imparerà a sue spese, quando farà la stessa fine, dopo essere stato accusato ingiustamente di “tradimento”.

Per stessa ammissione dell’autore, l’epopea di Westeros è ispirata a due importanti guerre medioevali: la Guerra dei Cent’anni e la Guerra delle Due Rose, che – con tutte le differenze del caso – sono state guerre di successione dinastica, proprio come accade nella serie tv e nei romanzi.

Ma al di là dei grandi eventi, ci sono molti altri particolari della storia fantasy che richiamano vicende realmente accadute. Lo stesso motto di Casa Stark (“winter is coming”) fa riferimento al contesto climatico del periodo medievale che iniziò nel XIV secolo, noto come “piccola era glaciale”. Nei romanzi l’arrivo dell’inverno – il cambiamento climatico – diventerà sempre più impattante nel proseguo della storia. Pochi danno davvero importanza alle conseguenze che l’inverno scatenerà, esattamente come gli Stati e i leader politici di oggi, che pur hanno coscienza delle catastrofi ambientali che potrebbero scatenarsi in futuro a causa del “global warming”, sono troppo occupati a competere nel presente (risorse, potere e prestigio) per affrontare il problema del cambiamento, i cui effetti sembrano lontani.

Nelle prime parti della saga, gli unici che sono direttamente toccati dal cambiamento climatico sono i Guardiani della Notte, i ranger che devono proteggere la Barriera, un alto muro che divide i Sette Regni da un mondo selvaggio e sconosciuto situato oltre a essa, dai loro abitanti – i Bruti – e da strane entità maligne e sovrannaturali. La Barriera è ispirata al Vallo costruito dall’Imperatore romano Adriano nell’odierna Scozia, che aveva come obiettivo, quello di limitare i territori della “civiltà” romana dalle tribù dei “pitti”, ritenuti dai romani un popolo misterioso, pericoloso e al contempo magico (anche per via dei tatuaggi e delle pitture con cui ricoprivano i loro corpi).

Nella storia raccontata dai libri e dal telefilm, ci sono altri spunti ispirati a eventi realmente accaduti, come ad esempio il “Red Wedding” in cui Casa Stark viene decimata. In questo caso il riferimento è il “Massacro di Glencoe”, dove un intero clan che tergiversò sul giuramento alla Corona venne sterminato in una sola notte a seguito di un complotto. Anche la casta schiava e guerriera degli Immacolati – fanteria duramente addestrata composta da eunuchi – ha una controparte nel mondo reale: gli Athanatoi, guerrieri d’élite di fanteria persiana detti “immortali”. I richiami storici non sono finiti qui, e invito a visitare questo bellissimo sito. 

Il “gioco dei troni” è una partita per dominare il continente Occidentale. Vi partecipano molte casate, e i loro regni. Daenerys Targaryen è la figlia del Re Folle, il sovrano di tutto Westeros prima della guerra che portò sul Trono di Spade Robert Baratheon. Daenerys vive in esilio, nel continente orientale, e man mano che la vicenda prosegue, cresce in lei l’aspirazione per una missione “etica”, che si tradurrà nel tentativo di liberare dalla schiavitù le prosperose città-stato orientali. Queste ricche città del continente Orientale devono la loro fortuna all’isolamento geografico di cui godono rispetto a Westeros, al commercio marittimo e alla schiavitù.

Daenerys riesce a liberare migliaia di schiavi, ma si ritrova nella situazione di non poterli sostenere. E qui troviamo un altro elemento preso in prestito dalla scienza politica: la mera conquista di un territorio, senza il governo dell’economia e della produzione – anche se condotta in nome della “giustizia” – può creare più problemi che vantaggi.

Si pensi alla difficoltà che delle superpotenze come l’Inghilterra imperiale, l’Urss e gli Stati Uniti hanno incontrato nel conquistare l’Afghanistan. Ma si pensi anche alla più recente annessione russa della Crimea: quando Putin decise per quell’azzardo, aveva bene in mente che sarebbe stato necessario un grande sforzo finanziario per sostenere l’annessione, come racconta questo pezzo su Usa Today.

Alla morte di Robert Baratheon quello che accade sul continente è un processo ben noto nel campo delle relazioni internazionali: la disgregazione e la frammentazione di un Impero e la conseguente mancanza diffusa di sovranità. Ci sono sovrani che puntano all’indipendenza (potenze emergenti come i Greyjoy, che poco prima erano dominati da Casa Stark), ed altri che vogliono il dominio (i Lannister). Ci sono poi sovrani che fanno bandwagoning, si allineano cioè ad una potenza di più alto rango (così tentano di fare i Tyrell con i Lannister). Ci sono infine sovrani i cui obiettivi vengono deformati dall’estremismo religioso (come il fratello minore di Robert Baratheon: Stannis).

Stannis dovrà attendere il momento giusto per poter attaccare nuovamente King’s Landing, la capitale. Il primo tentativo fallisce. La tecnologia bellica in possesso dei Lannister – un liquido di nome “wildfire” – distrugge la flotta di Stannis, che rimane senza un esercito da scagliare contro i Lannister.

Dall’altra parte del mare Daenerys Targaryen non solo sta arruolando un esercito, ma dispone di un’arma che nessun’altro a Westeros possiede: i draghi. L’Esercito statunitense non possiede dei draghi, ma è armato di testate nucleari. Entrambe queste armi possono uccidere moltissima gente in pochissimo tempo, ed offrono il potere della deterrenza, spiega in questo articolo un ricercatore della George Washington University. Il solo potere nucleare, comunque, non può bastare per il dominio.

Come infatti scriveva l’importante scienziato politico Jhon J. Mearshimer, esistono quattro diversi tipi di forze militari: terrestri, navali, aeree e nucleari. Tra queste forze, la più importante rimane quella terrestre, dato che si tratta dell’unica forza che può occupare e governare un territorio. “Sono gli eserciti a vincere le guerre, non i draghi”, dice Tywin Lannister in un episodio della serie, praticamente citando Mearshimer.

Se vogliamo ridurre tutto ai minimi termini, quello che più accomuna il mondo di GoT al nostro, e che quindi fa funzionare bene la narrazione è fondamentalmente una: la dinamica del potere, con tutto il suo bagaglio di problematiche di status, di sicurezza, di minaccia che ogni Stato e ogni sovrano è obbligato ad affrontare e allo stesso tempo a produrre.

Più potere si detiene, più si può temere di perderlo. La famiglia Lannister è la più ricca e potente di Westeros, e forse proprio per questo è anche la più sospettosa e paranoica. Anche osservando la politica estera americana, però, si scorge una problematica simile. Gli Stati Uniti sono lacerati da un dilemma: l’ambizione ad un’egemonia mondiale, e la preoccupazione per gli effetti che questa ambizione potrebbe avere, in termini di costi e risorse.  La “nuova” dottrina di Obama prova a dare una parziale risposta a questo enorme problema. Enunciata a West Point, si può riassumere in una frase pronunciata da Obama durante il discorso: “avere il martello più grande non significa che tutti i problemi debbano essere trasformati in chiodi”.

Il potere produce paranoia, la paranoia affama di potere. Questo circolo vizioso può avere esiti, come dire, singolari. Di recente ad esempio è venuto fuori un protocollo del Pentagono in cui viene descritta la strategia da adottare per rispondere con prontezza a un eventuale attacco zombie sul territorio americano. Il protocollo è datato 2011, a un anno esatto dalla messa in onda per la prima volta di Walking Dead. La fantasia si nutre della realtà per creare le proprie narrazioni, ma talvolta capita anche il contrario.

Lorenzo Carota
Lorenzo Carota
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