I Cani di Ares – Corsari di Grecia / capitolo 18

Corsari
Credits: The Zeppelin

4 aprile, Salonnico Comando Regionale dei Servizi Segreti

La donna bionda appoggiò lo stivale sulla piccola poltrona rossa della sala riunioni, prese la bandiera greca che pendeva lateralmente e si lucidò la punta dello stivale nero.

Papagos entrò in quel momento cogliendola sul fatto, da dietro i suoi occhiali scurì non trasparì nulla.

La donna si mise sull’attenti salutando con un rigido gesto militare il superiore, seguirono due energumeni in giacca e cravatta coi capelli rasati, erano russi, si guardarono attorno scandagliando ogni spazio della piccola stanza, in mezzo a loro c’era il tenente colonnello Yudin: era basso e calvo, vestito da civile, i suoi colleghi greci erano in divisa.

Il maggiore B. si sistemò la gonna e salutò Yudin in russo, Papagos sorrise compiaciuto, i tre si accomodarono sulle poltroncine rosse, le  guardie del corpo russe si piazzarono alle spalle del loro uomo, due ufficiali greci dei servizi segreti osservavano la scena dietro lo specchio della sala riunioni.

“Colonnello, le siamo grati per la straordinaria ospitalità che ci state dando, è un peccato che la nostra permanenza durerà così poco” disse l’ufficiale russo.

il maggiore tradusse in greco.

Papagos sorrise e si tolse gli occhiali, il maggiore  B. vide il suo sguardo per la prima volta, la sua pupilla aveva un colore languido, era verde acqua, con riflessi grigi chiarissimi, il suo sguardo era senz’anima, il tenente colonnello Yudin provò un senso di disgusto, i suoi due uomini distolsero lo sguardo dal viso del greco.

“Siamo lieti ed orgogliosi di avervi qui. Per molti anni ci siamo fronteggiati, divisi dalla storia, dall’ideologia, ma la stima ed ammirazione nei vostri confronti è sempre stata sincera” disse Papagos.

il Maggiore B. tradusse,

“Grazie a Dio, il nostro antico Dio di Bisanzio, oggi siamo sullo stesso fronte” rispose il russo.

“Non abbiamo molto tempo, lasciate che vi ripeta i dettagli. Il gregge rubato ai pastori ceceni transiterà su treni speciali verso la nuova terra e da lì prenderà il via per la Baia di Burgas, da qui il gregge andrà verso Edirne,per unirsi alla marcia dei musulmani verso Occidente”

La traduttrice finì attendendo la risposta di Papagos

“Qui entriamo in gioco noi, i nostri Cani guideranno il gregge”  disse l’ufficiale greco.

“I Cani di Ares?” chiese il russo?

Esatto” rispose soddisfatto Papagos. “Noi prenderemo il gregge e lo porteremo verso nord-ovest. Quanto è grande il gregge? chiese al collega russo.

“Molto, molto grande, è stato il più grande sequestro delle nostre forze di sicurezza”

dopo un altro scambio di battute il tenente colonnello si girò verso i suoi uomini facendo un piccolo gesto, nel giro di pochi secondi i russi erano andati via.

Papagos si alzò soddisfatto, i due ufficiali greci uscirono dalla stanza d’osservazione dietro lo specchio raggiungendo i colleghi da un piccola porta laterale nascosta da larghe tende rosse, in mano avevano una bottiglia di uzo ghiacciata, volevano festeggiare l’esito dell’incontro.

La donna bionda si avvicino a Papagos.

“È andato tutto bene per fortuna”

“Perché Maggiore aveva dei dubbi?” rispose Papagos sprezzante.

“Non lo so, non si sa mai coi russi” disse la donna.

“Siamo alleati, maggiore lo tenga a mente, ora siamo alleati”  fece Papagos alla sua sottoposta.

“Colonnello posso farle una domanda” disse il Maggiore B. mentre porgeva al superiore uno bicchierino pieno del liquore ghiacciato.

“Avanti” si limitò a rispondere Papagos facendo con la mano un gesto di rifiuto verso il bicchierino.

“Ma non sarà immorale quello che stiamo facendo? Voglio dire trafficare quella roba. Non dovremmo rispettare dei limiti etici, noi vestiamo una divisa…”

“Maggiore lei usa spesso la bandiera della sua nazione per lucidarsi gli stivali?” rispose Papagos.

la donna imbarazzata non disse nulla, mandò giù il suo bicchiere di Uzo e si guardò la punta degli stivali lucidi.

“Ad ogni modo, Maggiore, risponderò alla sua domanda. Lasci che le spieghi cos’è il concetto di moralità. Esso è solo un artificio inventato dagli uomini per darsi delle regole, una condotta sociale,  qualcosa da rispettare. Ma noi siamo i servizi segreti, noi operiamo nella zona grigia della società, nelle zone d’ombra della condotta umana, questa è la natura ed il senso dei Servizi, se camminassimo all’interno di sentieri già tracciati la nostra azione non sarebbe né efficace né efficiente. Ad ogni modo se non le sta bene può scegliere di essere trasferita altrove e consideri che questa idea del traffico di droga non viene in ogni caso dai Servizi”

“Cosa intende?” chiese stupita la donna “Ma da chi allora?”.

“Provi ad immaginare…” rispose Papagos guardandola con un sorriso ironico.

 

5 aprile Salonnico, zona portuale, magazzino Technolog

“Il 40 piedi Box sta rientrando ora ragazzi, pronti a spegnere le telecamere” disse Maka.

“C’è una cassa marchiata con una goccia nera, la roba è la dentro” rispose il capo magazziniere.

Si sentirono delle urla.

“Eccolo è arrivato” disse Maka “Aprite la ribalta!”,

lentamente, con un rumore metallico la porta della ribalta iniziò ad alzarsi, i raggi del sole in pochi attimi inondarono il magazzino ma lo spazio di luce fu presto occupato dal container 40 box che venne posizionato con il portellone verso l’interno dell’edificio.

“Tagliate ora!” urlo Makarios. Improvvisamente la corrente elettrica saltò, le luci d’emergenza si accesero e la sirena dell’allarme anti-incendio iniziò a rimbombare all’interno del cupo magazzino.

“Via il sigillo! aprite il portellone! Muovetevi cazzo!” urlava Maka.

Nel giro di pochi secondi i suoi uomini aprirono il 40 piedi box prelevarono una bassa cassa nera di legno e richiusero il portellone applicando il sigillo contraffatto che il capo magazziniere  aveva fatto fare dai suoi amici italiani, quel giochino gli era costato 500 euro.

La cassa fu presa e ricoperta con scatoloni rotti. In pochi secondi la corrente fu ripristinata e le telecamere della Technolog riaprirono nuovamente il loro occhio gelido nell’antro del magazzino.

 

Ore 23:00

Maka ed Ares correvano nel buio con le torce in mano, il capo magazziniere guidava il compagno tra file di pallets alti più di due metri, arrivarono nell’angolo in cui era stata nascosta la cassa, con il piede di porco Ares fece saltare via il coperchio.

Improvvisamente un disco metallico si alzò in aria emettendo un forte ronzio, alcuni flash illuminarono il magazzino, il drone si spense immediatamente ripiombando nella cassa. I due corsari rimasero impietriti, non capivano cosa fosse stato, frugarono nella cassa prendendo in mano il drone, era leggerissimo, Maka furibondo lo scagliò contro il muro, Ares cercò di calmarlo.

“Prendi la roba ed andiamocene, forza!”

Frugarono ancora nella cassa e presero due grossi panetti rettangolari.

Mentre uscivano, Maka si bloccò, dobbiamo riprendere quella cazzo di macchina fotografica volante, altrimenti domani la sorveglianza la troverà.

Usciti dal magazzino i due corsari si fermarono per riprendere fiato.

“Cristo santo ci hanno fottuto! Lo sapevo che non dovevamo fidarci degli sbirri!” disse Maka.

“Non lo so, io non ho capito nulla, credi che quella roba ci abbia davvero fotografato? chiese Ares,

“Chiaro! Quei bastardi ci hanno incastrato, ci siamo fatti beccare come due coglioni” urlò Maka,

il telefono di Ares iniziò a squillare, era Nico.

Pronto? Che cazzo chiami adesso! lo sai cosa stiamo facendo?” Disse nervoso al fratello.

“Ascolta ha chiamato il colonnello” disse subito Nico “Ha detto se avete apprezzato il regalo che c’era nella cassa”

“Ci prende anche per il culo!” esclamò Ares.

“Cosa?!” disse Nico.

“Ci hanno fotografato coglione! Ci hanno colti sul fatto!”

“Di cosa stai parlando?! Il colonnello ha detto che ci hanno mandato dall Russia anche un drone, potrebbe esserci utile” rispose Nico

“Un drone?” disse Ares confuso.

“Sì cazzo, un cazzo di drone! Lo sai cos’è un drone no?” fece Nico.

“Fa le foto?” rispose Ares.

“Foto? quuali foto? Sì, forse, fa anche quelle…” disse Nico.

“Senti ragazzino, forse non ti è chiaro, appena abbiamo aperto la cassa una cazzo di macchina fotografica è saltata fuori e ci ha fatto due flash, sembrava il coperchio di una pentola” urlò Ares nel telefono.

“Ma parli del drone?” Disse Nico “Ma quale flash idiota! Quella è l’accensione ad impulso ottico, quando viene a contatto con la luce si attiva! Dove lo avete messo ora?…cosa ne avete …”

Ares chiuse il telefono, guardò Maka. “Era Nico, fammi vedere il disco volante in che condizioni è…”

“Perché? Cosa ti ha detto?” disse Maka.

“Dammi lo zaino, fammi vedere il drone”.

“Quale drone?” rispose Maka.

“Apri quel cazzo di zaino!” urlò Ares in faccia a Maka.

Maka aprì lo zaino ed estrasse quel che rimaneva del drone. Alcuni brandelli metallici ammaccati. Il capitano Ares scoppiò a ridere, le sue risate confuse illuminavano la notte mentre una luna silenziosa risplendeva sul mare.

Continua…