Un accordo per il controllo e il monitoraggio dei confini tra Libia, Sudan, Ciad e Niger è stato firmato dalle autorità dei Paesi coinvolti a Ndjamena, capitale del Chad, lo scorso 31 maggio.

Secondo un comunicato, lo scopo è promuovere la cooperazione regionale “per proteggere i confini comuni al fine di garantire la pace, la sicurezza, un buon vicinato e lo sviluppo economico e sociale” e per coordinare gli sforzi nella lotta al
terrorismo, all’immigrazione illegale, alla tratta di esseri umani e a tutte le forme di criminalità transfrontaliera.

Già in un incontro tenutosi lo scorso aprile a Niamey, capitale del Niger, le autorità di Sudan, Ciad, Libia e Niger avevano concordato di coordinare le loro forze armate per combattere il crimine transnazionale nella regione, trovando un’intesa sull’istituzione di un meccanismo di cooperazione congiunto.

Questo nuovo accordo instaura dunque tale meccanismo, tentando di combattere l’instabilità nell’area e raggiungere una sinergia che al momento manca. Il Sudan infatti non fa parte della forza militare multinazionale sostenuta dall’ONU nella regione del Sahel, denominata “G5 Sahel“, che comprende Chad, Niger, Mali, Burkina Faso e Mauritania. Questa istituzione militare sostenuta dalle Nazioni Unite è incaricata di sorvegliare la regione del Sahel in collaborazione con 4.000 soldati francesi schierati lì da quando nel 2013 la Francia è intervenuta per combattere un’insurrezione nel nord del Mali.

Mappa della distribuzione delle forze militare del G5 Sahel. Credits to: CSIS.

Mappa della distribuzione delle forze militare del G5 Sahel. Credits to: CSIS.

L’intesa dunque si è resa necessaria per diversi fattori, a cominciare dal fatto che l’instabilità politica in Libia ha avuto un impatto negativo su Niger, Ciad e Sudan. Al-Qaeda nel Maghreb e Boko Haram rappresentano una seria minaccia per il Niger e il Ciad, mentre il Sudan cerca di impedire il traffico di armi verso il Darfur e il flusso di migranti e mercenari in Libia. Una maggiore cooperazione sulla sicurezza significherà quindi maggiore controllo territoriale per i Paesi coinvolti e un passo avanti nella lotta al crimine transnazionale nell’area.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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