L’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) ha pubblicato un rapporto preliminare sull’attacco chimico a Douma del 7 aprile scorso che conferma la presenza di agenti chimici clorurati, ma non di sarin, nei 31 campioni finora analizzati su un totale di 100 raccolti.

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Uno dei cilindri esplosivi rinvenuto sul luogo dell'attacco chimico a Douma del 7 aprile 2018. Credits to: CBS.

Uno dei cilindri esplosivi rinvenuto sul luogo dell’attacco chimico a Douma del 7 aprile 2018. Credits to: CBS.

Sono stati trovati vari prodotti chimici clorurati nei campioni provenienti dal sito 2 e 4, per i quali esiste una catena di custodia completa”,

si legge nel rapporto. Il sito 2 è il tetto dell’edificio colpito dove è stato rinvenuto il cilindro giallo dell’ordigno esploso, mentre il sito 4 è l’interno dell’appartamento colpito, dove è stato rinvenuto un altro ordigno sul letto.

Ciò che invece non emerge è traccia di gas nervini:

Nessun agente nervino organo-fosforico o i relativi prodotti di degradazione sono stati rilevati nei campioni ambientali o nel plasma prelevato dalle vittime”.

Tuttavia, i sintomi riscontrati sulle vittime subito dopo l’attacco – schiuma bianca alla bocca, pupille dilatate, spasmi nervosi e difficoltà respiratorie – sono compatibili con agenti nervini, come identificato subito da medici ed esperti, compresa l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In realtà il fatto che nei campioni non sia stata trovata traccia di gas nervini non esclude del tutto che siano stati usati: come ricostruito dal rapporto, gli ispettori OPAC poterono entrare a Douma a raccogliere campioni solo il 21 aprile, ben 14 giorni dopo l’attacco, e come confermano gli esperti gli agenti nervini sono altamente volatili e non resistono a lungo, a differenza del cloro che ha una persistenza maggiore.

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In ogni caso, si tratta di un rapporto preliminare che non include le testimonianze dei testimoni oculari e delle vittime, né le analisi sui cilindri esplosi né i risultati di tutti i campioni, dato che per questo rapporto sono stati analizzati solo 31 dei 100 campioni totali raccolti. Il verdetto definitivo deve dunque ancora arrivare, tuttavia questo rapporto è già stato strumentalizzato per negare l’uso di armi chimiche su Douma, cioè per affermare il contrario di quanto conclude il rapporto.

Rapporto che conferma anche che il presunto “laboratorio chimico dei ribelli”, identificato dalle autorità siriane e russe come prova della colpevolezza dei ribelli, non è affatto un laboratorio chimico:

Presunto

Presunto “laboratorio” chimico dove secondo le autorità siriane i ribelli avrebbero prodotto sostanze chimiche, cosa smentita dalle analisi dell’OPAC. Credits to: SANA.

Sulla base delle attrezzature e dei prodotti chimici osservati durante le due visite in loco al magazzino e alla struttura sospettata dalle autorità della Repubblica Araba Siriana di produrre armi chimiche, non vi è indicazione alcuna che queste siano coinvolte nella produzione di agenti chimici”.

Per approfondire, oltre al rapporto, si consiglia l’inchiesta della piattaforma di giornalismo investigativo Bellingcat che, in collaborazione con il New York Times, ha ricostruito dinamiche e analisi dell’attacco con la realtà aumentata (qui il video con sottotitoli in italiano).

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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