91 anni fa, oggi, veniva assassinato Giacomo Matteotti. Su quell’omocidio gravano ancora opacità mai sopite, ed un probabile intrigo internazionale. Secondo il libro di Colucci e Scarrone, Perché fu ucciso Matteotti? (Editore Colombo, Roma, 1988) “esiste un tragico «triangolo della morte»”.

Se pensiamo all’omicidio di Giacomo Matteotti, almeno per come lo abbiamo studiato a scuola o per come la storiografia lo presenta al grande pubblico, dobbiamo riconoscere che è solo sul primo lato di questo triangolo che vengono tradizionalmente puntati i riflettori. La denuncia dei brogli, della fascistizzazione della vita politica e dello Stato, della brutalità delle camicie nere. La statura morale di Matteotti in contrapposizione ai manipoli fascisti, il suo rispetto per le istituzioni e le procedure parlamentari, il suo coraggio nell’attaccare, solo e disarmato, il Duce e gli squadristi di Farinacci. Ma se in passato simili ragioni squisitamente politiche, utili anche a marcare forzosamente e nettamente la distanza tra buoni e cattivi, tra giusto e ingiusto, potevano essere sufficienti per spiegare uno dei più famosi omicidi d’Italia, nel XXI secolo non bastano più.

Nel 1988, durante un’approfondita ricerca condotta tra i volumi dell’Archivio storico della Camera dei Deputati, l’Onorevole socialista Francesco Colucci rinvenne dei documenti inediti utili a ricostruire quanto avvenne nelle sedute della Giunta del bilancio del 5 e del 7 giugno 1924. In particolare, questi documenti sottolineano la tenacità e la forza con cui Matteotti denunciò il falso bilancio in pareggio che il governo fascista aveva presentato al Re e sul quale Vittorio Emanuele III aveva relazionato la Camera nel suo “Discorso della Corona”. L’opportuna sparizione di Matteotti sollevò Mussolini e gli altri membri del Consiglio dei Ministri dall’imbarazzo di dover spiegare al Re, alla più alta carica dello Stato, perché avessero rifilato lui un falso, annichilendo il suo prestigio e la sua credibilità e ridicolizzandolo davanti a tutta la Nazione.

Ma le rivelazioni più importanti arrivano dall’estero, e sono emerse dai documenti della Library of Congress di Washington e da quelli conservati presso gli Archivi di Stato britannici di Kew Gardens, legate al discorso che Matteotti avrebbe dovuto tenere l’11 giugno e che invece non pronunciò mai perché rapito e ucciso il giorno prima. Rivelazioni che delineano una vera e propria lotta tra Usa e Uk per il controllo del mercato petrolifero nel Mediterraneo. Una lotta che vedeva Standard Oil e Anglo Persian Oil Company combattere senza esclusione di colpi per assicurarsi lo sfruttamento dei pozzi petroliferi italiani e, soprattutto, delle raffinerie e delle infrastrutture industriali e portuali del nostro Paese. Tanto la prima, forte del controllo di una quota del mercato mediterraneo pari a circa l’80% del totale, quanto la seconda, padrona dei pozzi del Medio e Vicino Oriente dopo la caduta dell’Impero Ottomano, a partire dai primi anni ’20 esercitarono fortissime pressioni sul Governo italiano, attraverso le loro diplomazie e i loro servizi segreti, al fine di ottenere contratti vantaggiosi per operare nella penisola.

Durante la sua perorazione, che si preannunciava dura e puntuale, Matteotti avrebbe prodotto documenti avuti da importanti esponenti laburisti durante il soggiorno di 4 giorni a Londra solo due mesi prima. Documenti scottanti che, come ha scritto lo storico Mauro Canali nel suo libro Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, parlavano di cospicue tangenti Usa indirizzate al Duce, al fratello Arnaldo e ad altri esponenti di spicco del Regime affinché sostenessero la sottoscrizione di una Convenzione tra lo Stato italiano e la compagnia petrolifera americana Sinclair Oil (cugina della Standard Oil) per lo sfruttamento esclusivo, da parte di quest’ultima, di tutti i pozzi petroliferi eventualmente scoperti nel sottosuolo di circa quaranta chilometri di territorio italiano (Centro e Sud Italia) e di quello libico, allora colonia del nostro Paese. I laburisti inglesi, mettendo Matteotti a conoscenza dell’affaire Sinclair e fornendo lui documenti che provassero la corruzione del Governo italiano, speravano di accendere l’attenzione delle opposizioni sul tema e d’impedire l’accordo con gli americani.

Non tutti a Londra, però, erano convinti che denunciare Mussolini, innescare una crisi istituzionale e aprire la via del Governo alle Sinistre fosse la soluzione al problema. In particolare, non lo era un certo Wiston Churchill. Non è un mistero, infatti, che lo statista inglese stimasse molto Benito Mussolini, che con lui intrattenne un lungo e amichevole carteggio, che fino all’ultimo cercò di evitare che l’Italia entrasse nella Seconda Guerra Mondiale a fianco dei tedeschi, in nome dell’antibolscevismo del Duce e della sua ammirazione per l’Impero britannico.

Leggendo tra le carte conservate a Kew Gardens, ci dicono Mario Josè Cereghino e Giovanni Fasanella nel loro Il golpe inglese, emerge chiaramente che la volontà di Churchill è quella di tutelare a 360° gli interessi inglesi: difendere la Anglo Persian, osteggiare il predominio petrolifero Usa, tenere comunisti e socialisti italiani ben lontani da Palazzo Chigi facendo affidamento su un fascismo compiacente alla Corona britannica per via della sua dipendenza energetica. Allo stesso modo, emergono altrettanto chiaramente i collegamenti esistenti tra l’intelligence di sua Maestà e Amerigo Dumini, capo del commando che quel 10 giugno rapì Matteotti dal Lungotevere, Arnaldo da Brescia: “Massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del Gesù con il terzo grado, quello di Maestro, vanta con il regime rapporti stretti almeno quanto quelli che intrattiene con il mondo anglosassone”.

Qualche lettore, ne siamo certi, avrà a questo punto storto il naso. Sia chiaro: non intendiamo, sulla base di queste pochi indizi, addossare a spalle inglesi il pesante fardello dell’omicidio Matteotti. Di certo, però, vi è che: 1) Mussolini intratteneva rapporti con gli inglesi già da prima del 1915, quando con le sterline gentilmente fornite da Londra fondò, nel novembre del 1914, “Il Popolo d’Italia” (dalle colonne del quale spinse per l’entrata in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa); 2) la sparizione e la morte di Matteotti evitarono un bel ruzzolone al giovane regime anticomunista fascista che tanto piaceva in quegli anni agli inglesi (il 18 febbraio 1933, al rientro dopo una vacanza italiana, Churchill definisce Mussolini un genio incarnato per la sua funzione antimarxista); 3) il delitto Matteotti avvenne nel 1924, mentre il carteggio tra Churchill e Mussolini – prova dei buoni rapporti personali tra i due – si protrasse fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e oltre; 4) dopo il delitto Matteotti, il Governo italiano annulla l’accordo con la Sinclair Oil.

Le recenti rivelazioni emerse dagli archivi britannici, dunque, gettano ombre su uno dei delitti più famosi della nostra storia e, se da una parte aiutano ad avere un quadro più completo delle dinamiche da cui scaturì il fattaccio, dall’altra concorrono a creare ancora maggiore confusione circa la responsabilità morale dell’omicidio Matteotti. Se gli esecutori materiali dell’omicidio sono noti, infatti, sono i mandanti a restare avvolti dal mistero. Chi diede l’ordine di uccidere l’esponente socialista? Mussolini, per non essere denunciato quale percepitore di tangenti? Gli americani, per impedire che venissero alla luce le zone buie dell’accordo Italia-Sinclair? Gli inglesi, per evitare la caduta di Mussolini e il rischio del contagio Comunista e Socialista in Europa, che Churchill vedeva come una vera e propria catastrofe, ritenendo preferibile utilizzare le carte che provavano l’avvenuta corruzione del Duce per ricattarlo segretamente ed impedire che l’accordo con la Sinclair Oil divenisse operativo?? Forse una risposta certa non si avrà mai, ma in una intervista rilasciata al periodico Oggi 2000 (numero 51) Mauro Canali afferma:

“I familiari di Matteotti hanno sempre sospettato che il mandante dell’omicidio fosse Re Vittorio Emanuele, secondo loro proprietario di quote della Sinclair. Invece, io sono giunto alla conclusione che fu proprio Mussolini, che aveva intascato tangenti direttamente da questa operazione, a ordinare l’eliminazione del suo avversario politico”.

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  • Colucci – Scarrone, Perché fu ucciso Matteotti?, Editore Colombo, Roma, 1988 –
  • Cereghino – Fasanella, Il golpe inglese, Chiarelettere, Milano, 2011 –
  • Mauro Canali, Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, Il Mulino, Bologna 1997 [/ecko_toggle]

Stefano Crippa
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