Per giorni le Nazioni Unite hanno portato avanti una battaglia diplomatica in Yemen per impedire l’offensiva della Coalizione a guida saudita sulla città portuale di Hudaida, in mano ai ribelli Houti armati e sostenuti dall’Iran. I tentativi sono falliti e la Coalizione ha attaccato la città, con conseguenze umanitarie devastanti per i civili.

Mappa dello Yemen, giugno 2018. Credits to: Troy Griggs.

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La città è finita nel mirino del governo saudita e degli Emirati Arabi Uniti perché roccaforte dei ribelli Houti e perché il suo porto è usato da questi ultimi per ricevere armi e missili, compresi quelli balistici che spesso vengono sparati contro Ryad, la capitale saudita. Ma Hudaida è anche il porto attraverso cui passa il 70% degli aiuti umanitari per una popolazione stremata da anni di bombardamenti, che hanno fatto tornare il colera e ridotto alla fame intere popolazioni.

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Per evitare un’escalation, l’Inviato Speciale Onu per lo Yemen Martin Griffiths sta negoziando un accordo di cessate il fuoco in base al quale il porto di Hudaida passerebbe sotto controllo Onu e i proventi dei suoi scambi confluirebbero alla Banca Centrale yemenita, sotto il controllo del governo Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale. Dopo colloqui a Sana’a con gli Houti, Griffiths ha detto di essere “incoraggiato dall’impegno costruttivo”.

Griffiths incontrerà anche il presidente Hadi, ma la Coalizione a guida saudita ha già detto che l’unica condizione per permettere l’accordo è la resa degli Houti.

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Il successo di questo accordo potrebbe salvare molte vite: le organizzazioni umanitarie denunciano da tempo infatti che sia gli Houti che la Coalizione ritardano o impediscono sistematicamente la distribuzione degli aiuti alla popolazione civile, come dimostra l’ultimo rapporto di Amnesty International del 22 giugno.

Secondo l’Onu, 10 milioni di yemeniti rischiano di morire letteralmente di fame se gli aiuti umanitari non verranno distribuiti regolarmente.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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