Le correnti ideologiche non sono affatto in crisi, anzi godono di ottima salute. Alcune trovano enorme diffusione, altre restano confinate all’interno di sfere limitate. Certe sono utopiche, altre ancora hanno prevedibili effetti destabilizzanti. Ecco 7 ideologie che possono cambiare il mondo (e non è detto che lo rendano un posto migliore).

ideologia. […] insieme di idee e valori sufficientemente coerente al suo interno e finalizzato a orientare i comportamenti sociali, economici o politici degli individui. In questa accezione, ideologia è divenuto un termine generico, che può essere applicato a qualsiasi dottrina politica, a movimenti sociali caratterizzati da un’elaborazione teorica, a orientamenti ideali-culturali e di politica economica e sociale. (Treccani)

Per molti la caduta del Muro ha rappresentato, tra le altre cose, la fine di un ciclo storico caratterizzato dalla predominante contrapposizione ideologica che sembra aver scandito tutto l’arco del ventesimo secolo. I nostalgici che rimpiangono quell’offerta valoriale binaria novecentesca che semplificava la complessità del pensiero politico/economico/sociale – rendendo la scelta quasi elementare – spesso denunciano la “preoccupante” mancanza degli elementi essenziali utili a definire la naturale dicotomia tra “noi” e “altri”. In altre parole, una generale inconsistenza di quella weltanschauung – che regge il concetto di politico – come necessario principio guida delle comunità umane proprio in quanto capace di determinarne vision e mission condivise (all’interno) e, allo stesso tempo, contrapposte (verso l’esterno). Altri affermano che, dall’inizio degli anni novanta, per mezzo della c.d. pax Americana si sia riusciti a mitigare la necessità dicotomica e che, per effetto di una convergenza verso la democrazia liberale e dell’adozione su larga scala delle tecnologie mediatiche, le società possano trovare un nuovo equilibrio sorretto dal capitale sociale e da forme di cooperazione effettiva. Altri ancora concordano sulla tesi per cui è la Tecnica a guidare il mondo e che sia questa ad aver sostituito tutte le ideologie. Seguendo questi fils rouges si potrebbe continuare all’infinito, finendo per decretare di fatto “la crisi dell’ideologie”.

Senza voler esprimere giudizi di merito su quale delle versioni sia la più corretta, ciò che qui ci si appresta a segnalare, è che sebbene alcune delle correnti ideologiche che hanno caratterizzato il secolo scorso si siano evolute o siano definitivamente tramontate, facendo il giro del mondo, l’ideologia in sé gode di ottima salute. Anzi la sua pervasività è enormemente accresciuta sospinta dal moltiplicarsi delle issues globali e dall’uso degli strumenti massmediatici. Eccone alcune che, ben lungi dal poter essere considerate predominanti o universalmente diffuse, qualora lo divenissero, potrebbero cambiare il mondo (o forse lo hanno già un po modificato).

[ecko_alert color=”orange”]Anarco-primitivismo[/ecko_alert]

Partendo dall’assunto per cui la trasformazione sociale avvenuta in seguito alla scoperta dell’agricoltura sta alla base di tutti i fallimenti umani degli ultimi 10mila anni di storia, la filosofia anarco-primitivista punta all’eliminazione dello Stato, all’abbandono della tecnologia industriale e al ritorno a uno stato di natura, nella ferma convinzione che questo rewind ridurrà i mali della stratificazione sociale, farà cedere le strutture di potere coercitivo, eliminerà l’alienazione e la crescita della popolazione sul pianeta.

Dal 2010 ad oggi, alcuni dei gruppi più estremisti (Individualidades Tendiendo a lo Salvaje – ITS) legati al movimento del filosofo John Zerzan hanno provato a colpire centri di ricerca scientifica in diversi paesi (tra cui USA, Messico, Italia e Svizzera). Con una propaganda che si è molto intensificata sul web negli ultimi anni, sono considerati dalla CIA come uno dei gruppi terroristici più pericolosi operanti sul suolo statunitense.

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[ecko_alert color=”orange”]Antinatalismo[/ecko_alert]

Il pensiero del Prof.David Benatar segue una logica precisa: il dolore è un male e il piacere è un bene; la mancanza del dolore è sempre positiva, mentre l’assenza di piacere è solo negativa, se le persone esistono per percepirlo. La logica conseguenza è che avere figli è moralmente ingiustificabile. Avere figli sembrerebbe un beneficio, ma in termini di interesse per i bambini, il danno dell’esistenza supera ogni possibile effetto benefico. Evitare l’esistenza significa evitare il dolore. E anche se ciò significa l’assenza di piacere, non è così male considerando che senza esistere non si sa cosa ci si perde. La giustificazione addotta dunque alla non procreazione è risparmiare ai propri figli il danno che deriva dal dolore e della morte inevitabile, che supererebbe le potenziali gioie di vivere.

Parte di quest’etica si combina con le preoccupazioni relative all’effetto dell’uomo sull’ambiente. Questa fusione ha portato alla nascita del Voluntary Human Extinction Movement o VHEMT. Questo gruppo è stato fondato da veterano del Vietnam Les Knight e sostiene che l’impatto dell’umanità sulla biosfera è stato così catastrofico che la migliore soluzione morale è quella di perseguire l’estinzione della razza umana attraverso l’autoeliminazione volontaria, ma anche la sterilizzazione di massa.

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[ecko_alert color=”orange”]Salafismo[/ecko_alert]

L’origine del termine Salafismo è da rintracciarsi nella nascita del movimento revivalistico la Fratellanza Musulmana fondato in Egitto nel 1928. Il suo nome deriva da Al -Salaf Al-Salih , o “i pii antenati”, un termine usato per identificare i primissimi seguaci del Profeta Maometto. Sebbene la filosofia alla base dell’ideologia si sia andata trasformando nel corso della seconda metà del novecento, il tratto preminente resta “la volontà di affrancare il mondo islamico dalla sua sudditanza, psicologica e politica, nei confronti dell’Occidente non-musulmano”.

Oggi molto presente in Arabia Saudita e strettamente collegato col Wahhabismo radicale della famiglia al-Saud, l’ideale Salafita è spesso usato come materia di speculazioni quando sono chiamati in causa i movimenti jihadisti. Sebbene la principale espressione del salafismo militante odierno sia Al-Qaeda, in realtà non esiste una corrente coesa e non tutti i salafiti sono a favore dell’uso della forza. La dottrina si fonda comunque su una morale e una politica rigide, avverse alle minoranze e ai diritti delle donne.

[ecko_alert color=”orange”]Sciovinismo Han[/ecko_alert]

Dal XVII secolo sino alla creazione della Repubblica, la Cina è stata dominata dalla dinastia dei Qing. Una piccola minoranza, se paragonata al 90% dei cinesi di etnia Han della Manciuria. Tra i principi enunciati nel 1912 da Sun Yat-Sen c’è n’era uno molto chiaro: il popolo cinese non avrebbero mai più permesso ad una così esigua minoranza di governare il paese. Eppure, con la Rivoluzione di Mao, questa tendenza xenofoba ed etnocentrica fu messa da parte dalla retorica comunista e dalle politiche favorevoli all’autogoverno, alla tutela della lingua e delle arti tradizionali con le quali il famoso statalista riuscì ad ottenere il sostegno delle popolazioni minoritarie della Cina.

A partire dagli anni 80, l’influenza ideologica del comunismo è diminuita per via delle riforme economiche mentre la democrazia liberale ha sortito solo un’influenza marginale su gran parte della popolazione. Nel vuoto ideologico, lo sciovinismo Han è stato riproposto. Il vantaggio per il Partito Comunista al potere è che fornisce un’ideologia utile a giustificare il dominio incontrastato sul paese. Lo sciovinismo Han sostiene che la cultura “cinese”, sia quella dominante della maggioranza Han, è che sia superiore e più civile rispetto a quella di culture minoritarie o straniere.

Essa garantisce legittimità interna ad una Cina in espansione politica e militare, supportando l’atteggiamento di Pechino su questioni territoriali internazionali e giustificando egregiamente quelle prese di posizione anti-democratiche verso i dissidenti o i membri corrotti del Partito. Se ciò ha generato stabilità, d’altra parte ha portato al forte incremento del sentimento nazionalista in aree del paese come il Tibet o lo Xinjang che spesso sfuggono al controllo diretto dell’autorità centrale e dove le spinte centrifughe minacciano spesso (gli atti di violenza in queste aree non fanno più notizia) l’integrità territoriale.

[ecko_alert color=”orange”]Critarchia[/ecko_alert]

Questo sistema è generalmente usato per descrivere un periodo specifico nella storia dell’antico Israele quando la nazione era governata dai giudici (e per molti non è nient’altro che questo). In realtà, il significato di critarchia si è evoluto in tempi moderni e descrive l’idea di un meccanismo para-governativo di apolidi che si basa sul diritto consuetudinario e la giustizia equa. Non vi è alcun legislatore centrale, solo un codice consuetudinario basato su “diritti naturali”. I giudici e le forze di polizia non fanno parte di un stessa autorità centrale, ma di un sistema competitivo. Per ottenere giustizia dunque, si può operare una scelta del tutto personale in merito al giudice, come quando ci viene richiesto di scegliere un avvocato.

Questa filosofia esiste oggi in Somalia, ove lo Xeer, sistema legale tradizionale basato sulla critarchia, è l’unico elemento che separa i somali dall’anarchia assoluta. Infatti in seguito alla cacciata del dittatore Siad Barre e al crollo della Repubblica Democratica Somala, il sistema giuridico non esiste più. Nello Xeer mancano il potere esecutivo e legislativo. Tale modo di intendere la legge si basa solo su alcuni principi. In primo luogo, i clan devono pagare in bestiame un prezzo di sangue (Diya) per rimediare a reati come omicidio, aggressione, stupro, furto, e diffamazione. Il clan è alla base dell’organizzazione sociale e tutto il sistema è tenuto insieme da forme di assicurazione basate sulla fiducia. Se un membro di un clan danneggia un altro, l’altro clan deve pagare un risarcimento.

La natura critarchica dello Xeer somalo ha ispirato anarchici e liberali occidentali diffondendo l’idea di una società moderna capace di funzionare efficacemente anche senza bisogno dello Stato. La mancanza di monopolio del potere coercitivo è visto come un vantaggio che potrebbe portare a investimenti privati ​​e allo sviluppo economico. Con le leggi consuetudinarie che proteggono il libero scambio e le libertà individuali, senza l’ imposizione fiscale e la legislazione di uno Stato, la libera impresa potrebbe persino risultare più fiorente.

[ecko_alert color=”orange”]UBI (Universal Basic Income)[/ecko_alert]

L’idea di un Reddito Universale di Base per ogni individuo si basa sul concedere un reddito incondizionato, senza alcuna forma di lavoro o prove supplementari richieste a tutti (e dico tutti). Questo differisce dal reddito minimo garantito, in quanto viene concesso a persone fisiche e non a famiglie, viene erogato anche in presenza di qualsiasi altra fonte di reddito, e non ci sono requisiti richiesti relativi alle prestazioni professionali. La quota di reddito deve essere abbastanza per sopravvivere comodamente indipendentemente dal fatto che un individuo desideri lavorare o meno.

Questa idea ha una lunga storia. Thomas Paine sosteneva che i proprietari terrieri dovessero pagare per l’occupazione di “proprietà comune del genere umano”, così come Charles Fourier era convinto che se la civiltà deruba il diritto delle persone a pescare, cacciare, e raccogliere cibo, dovrebbe prodigarsi per fornire adeguata remunerazione.

I benefici derivanti dalla diffusione di questo modello sarebbero molteplici. Un Reddito Universale di Base farebbe risparmiare una gran quantità di tempo a tutti gli esseri umani, andrebbe a beneficio diretto delle famiglie con bambini, darebbe maggiore flessibilità e libertà per i lavoratori, renderebbe più facile perseguire un’elevata istruzione, e ridurrebbe il potere dei datori di lavoro che non potrebbero sfruttare la leva economica per forzare le persone a lavorare in cambio di una bassa paga. Nel ventunesimo secolo, attraverso gli enormi progressi della robotica, lo sviluppo di auto senza conducente, il boom di ristoranti e negozi self-service, minacciano di far precipitare la necessità di lavoratori non qualificati, per effetto dell’aumento dell’efficienza economica. L’applicazione del modello di Reddito Universale di Base è un modo per prevenire i rischi della crescente sperequazione sociale.

Mentre l’ideologia UBI è estranea a molti, i suoi vantaggi sono difficili da negare per le economie del 21° secolo. La Svizzera, ad esempio, dovrebbe votare sulla creazione di un reddito di cittadinanza, nel 2016, e nella città di Cherokee (North Carolina) si è provato a ridistribuire la metà dei profitti del casinò locale. Questo ha praticamente creato un reddito di base de facto peri cittadini, i cui risultati sono stati l’aumento del rendimento scolastico, la decrescita del tasso di criminalità e la riduzione della povertà procapite.

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[ecko_alert color=”orange”]Hindutva[/ecko_alert]

Nel 1928, un ateo indiano di nome Vinayak Damodar Savarkar scrisse un opuscolo intitolato “Who is Hindu / Essentials of Hindutva” con il quale affermava che chiunque sia nato nel subcontinente indiano e consideri quest’ultimo patria e terra santa, è un indù. Ciò ha coinciso con la nascita di un movimento chiamato Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), il cui scopo è rappresentare la nazione indù, escludendo i fedeli di religioni non indiane come l’Islam, il Cristianesimo, l’Ebraismo, che sono considerate. Mentre l’induismo storicamente è stato caratterizzato dalla sua apertura al pluralismo e alla diversità, il movimento ha sviluppato una forma di opposizione conservatrice verso le fedi abramitiche monoteistiche che minaccerebbero l’integrità della cultura indiana. Queste tendenze hanno portato allo sviluppo dell’ideologia sciovinista Hindutva.

L’influenza del nazionalismo indù in India per i primi decenni di indipendenza è stato supportato dalla filosofia laicista di Jawaharlal Nehru, solo dal 1990, come prodotto della crescita di una classe media conservatrice e religiosa, Hindutva è divenuto popolare in risposta al crescente estremismo islamico. Molte minoranze indiane temevano l’ascesa del primo ministro Narendra Modi il cui partito di Bharatiya Janata (BJP) è considerato il volto moderato del nazionalismo indù. Modi è stato implicato nei disordini nel Gujarat del 2002 che hanno visto la morte di 1.000 persone, per lo più musulmani, per mano di Hindutva.

Gli atti di violenza legati a Hindutva sono in costante aumento, così come le conversioni forzate o coatte di musulmani e cristiani. Alla fine del 2014, è sorta una polemica sull’operazione di conversione forzata all’induismo compiuta su 57 famiglie musulmane a Ved Nagar, nella provincia di Agra. Circa 200 musulmani provenienti dalle baraccopoli furono adescati con la promessa di ricevere dei permessi speciali per accedere edilizia convenzionata e protezione medico-sanitaria dedicata alla famiglie per le famiglie al di sotto della soglia di povertà. L’evento si rivelò essere una cerimonia rituale di purificazione per convertire all’induismo le famiglie, alle quali furono distribuite statue della dea Kali.

Oggi il movimento Hindutva è tra i più seguiti in India, e non solo. Le ideologie basate su radici etniche e culturali che aspirano ad universalizzarsi attraverso la conversione religiosa continuano ad essere tra le più diffuse sul pianeta.

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[ecko_toggle style=”solid” state=”open” title=”Un mondo di ideologie”]Riportiamo di seguito una lista delle 50 ideologie moderne più diffuse oggi al mondo:

  • Anarchia
    Sinistra Anarchica
    Anarco-Primitivismo
  • Capitalismo
    Capitalismo Statale
    Capitalismo Creativo
  • Conservatorismo
    Conservatorismo di libero mercato
    Conservatorismo tradizionalista
    Neo-conservatorismo
    Conservatorismo Progressista
    Democrazia Guidata
  • Decentralismo
    Federalismo Creativo
    Localismo
    Decentralismo Profondo (deep)
  • Ecologismo
    Ecologismo Bright-Green
    Ecologismo Deep-Green
  • Fascismi e ideologie combattenti
    Razzismo – Nazionalismo Bianco
    Razzismo – Nazionalismo Nero
    Neo-patrimonialismo
    Survivalismo
    Cospirazionismo
  • Femminismo
    Femminismo Liberale
    Femminismo Sociale
    Femminismo Radicale
    Femminismo della terza ondata
    Ecofeminismo
  • Globalismo
    Globalismo di Mercato
    Globalismo Cosmopolita
    Giustizialismo Globale
    Globalismo Democratico
    Globalismo del Dialogo tra Civiltà
  • Liberalismo
    Progressivismo e Democrazia Sociale
    Prograssivismo e Democrazia Repubblicana
    “Terza Via”
    Comunitarismo
    Deliberalizzazionismo
  • Libertarianismo
    Libertarianismo Pragmatico
    Libertarianismo Radicale
  • Multicultiralismo
    Multiculturalismo
    Quasi-separatismo
    Pluralismo liberale
    Postmodernismo
  • Nazionalismo
    Nazionalismo di Destra
    Nazionalismo di Sinistra
  • Populismo
    Populismo di Destra
    Populismo di Sinistra
  • Ideologie politico-religiose
    Cristian-progressismo
    Nazionalismo Hindu
    Liberalismo Hindu
    Riformismo Islamico
    Neo-Sionismo
    Post-Sionismo
    Spiritualismo Buddista
    Trasformazionalismo
  • Socialismo
    Socialismo democratico
    Socialismo di Stato
    Neo-Marxismo
    Neo-Georgismo
    Neo-Confucianesimo
  • Ideologie Integrativiste
    Centrismo radicale
    Rinascimento Africano
    Personalismo
    Evoluzionismo

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Paolo Iancale
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