Ormai manca un anno all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e le Istituzioni europee (Parlamento in primis) devono iniziare a fare i conti con le modifiche strutturali che saranno necessarie dopo la Brexit. Dei 73 scranni del Regno Unito 27 verranno ridistribuiti, mentre 46 resteranno a disposizione per “allargamenti futuri” dell’Ue. I 27 seggi, infatti, verranno suddivisi in maniera organica tra le rappresentanze nazionali che, al momento, sono sottodimensionate rispetto alla popolazione residente nello Stato membro.

Brexit: che succede al Parlamento europeo?

L’Europarlamento ha proposto di utilizzare i 73 seggi del Regno Unito riducendo il numero di deputati da 751 a 705,  ridistribuendo poi 27 seggi ai paesi sottorappresentati. All’Italia, secondo la proposta, sarebbero assegnati tre seggi e passerebbe così da 73 a 76 Mep. La parte restante dei seggi, invece, potrebbe rimanere come “riserva” da destinare ai nuovi ingressi considerate le procedure di integrazione europea nei paesi dei Balcani.

Chi sale e chi scende?

La rappresentanza della Germania non subirebbe nessuna modifica, con 96 deputati. Italia e Olanda avranno 3 rappresentanti in più, mentre la Francia passerà da 74 a 79. Crescerà anche la Spagna con 5 eurodeputati in più, che raggiungerà così 59 Mep. Seguiranno Polonia (52), Romania (33) e Olanda (29). Ferme a 21 onorevoli Grecia, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria. L’Austria passa da 18 a 19 deputati, seguita dai 17 della Bulgaria. Si aggiudicano un nuovo membro Danimarca, Slovacchia e Finlandia che passano da 13 a 14.

L’Irlanda avrà due rappresentanti in più, arrivando a quota 13, seguita dalla Croazia (12), Lituania (11), Slovenia e Lettonia (8), l’Estonia che passa da 6 a 7 eurodeputati. Ultimi Cipro, Lussemburgo e Malta con 6 Mep.

di Omar Porro
Omar Porro
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