Elezioni legislative in Colombia

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Domenica 11 marzo 2018, i colombiani si sono recati alle urne per rinnovare il Congresso, fornendo un’anticipazione di quanto potrebbe succedere alle presidenziali del maggio prossimo. La grande novità di queste legislative è stata l’assenza di minacce da parte dei gruppi ribelli. Il merito di ciò lo si deve in parte all’attuale presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, artefice dell’accordo di pace con alcuni componenti delle FARC firmato nell’autunno del 2016 e per questo insignito del premio Nobel nel 2016. Nonostante questo, Santos ha visto calare il proprio indice di gradimento sotto al 20%.

La Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (precedentemente Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), dopo più di 50 anni di guerriglia, ha deciso di tentare la via democratica, presentandosi come partito in nome di un ritorno alla pace per l’intero popolo colombiano. I risultati però non sembrano voler premiare la svolta delle FARC, che oltre ai 10 seggi assicurati dagli accordi di pace ottiene solo lo 0,34 % al Senato e lo 0,22% alla Camera dei Rappresentanti, per un totale di circa 85.000 voti.

Una buona parte dei colombiani ha espresso anzi la propria opposizione all’accordo di pace tra Stato e FARC, orientandosi verso formazioni apertamente critiche nei confronti di un atteggiamento del governo reputato eccessivamente permissivo, come il Centro Democratico, guidato dall’ex presidente Álvaro Uribe (2002-2010). La formazione di Uribe è diventata il primo partito al Senato e la seconda forza politica alla Camera, dove può contare sull’appoggio di Cambio Radical e alcuni settori del Partito Conservatore, formazioni di centro-destra contrarie all’avvicinamento agli ex-ribelli.

L’ex Presidente colombiano Alvaro Uribe. Credits to: John Vizcaino/Reuters

I membri del Consejo Politico Nacional de Farc pur riconoscendo la sconfitta, guardano positivamente ai risultati elettorali, in quanto è stata l’occasione, per alcuni membri del partito come Pablo Catatumbo, di votare per la prima volta nella loro vita o, come nel caso di Ivan Marquez, di tornare al voto dopo 30 anni, con l’auspicio di poter favorire un ampliamento delle basi democratiche del Paese.

Di: Riccardo Stifani

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