In occasione del primo viaggio in Europa (22-24 ottobre) dal suo insediamento alla Casa del Nariño, il Presidente della República de Colombia Ivan Duque ha portato all’attenzione delle istituzioni europee, rappresentate da Jean-Claude Junker e dall’Alto Rappresentante Federica Mogherini, le principali criticità lasciategli in eredità da Juan Manuel Santos (2010-2018).

In primo luogo, è stata sottolineata la volontà di implementare gli accordi di pace, dal lato europeo attraverso lo stanziamento di 60 milioni di euro – da aggiungere ai 100 milioni del Fondo Fiduciario per la Colombia – destinati alla creazione di posti di lavoro nelle aree rurali, in modo da facilitare la reintegrazione delle aree pacificate. Dall’altro lato, le autorità colombiane si impegnano a mantenere aperto il dialogo con l’Ejército de Liberación Nacional (ELN). Duque ha però avvertito le frange dissidenti che l’atteggiamento del suo esecutivo sarà meno clemente di quello del suo predecessore, trovando anche in questo caso il supporto dell’UE, per la quale chiunque si allontani dal processo di pace sarà considerato un terrorista.

Successivamente, oltre a ricordare l’importanza dei rapporti commerciali tra Colombia ed Unione Europea, Duque ha approfittato della sua visita per internazionalizzare la crisi migratoria del Venezuela. Secondo le Nazioni Unite sarebbero 870 000 i venezuelani che hanno lasciato il paese cercando rifugio nella sola Colombia. La speranza che Maduro si presenti davanti alla Corte Penale Internazionale – alla quale è stato denunciato da Cile, Colombia, Argentina, Canada, Perù, Paraguay e Francia – si unisce ad un ulteriore appoggio finanziario di 35 milioni di euro a sostegno di tutti i paesi che si trovano a dover gestire flussi di migranti provenienti dal Venezuela.

Riccardo Stifani
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