Seconda uscita della nostra rubrica sulla teoria politica alla base delle relazioni internazionali, scritta in pillole di rapida consultazione.

Per poter capire il mondo della politica internazionale, i suoi soggetti principali e le sue dinamiche, risulta necessario prendere confidenza con cinque concetti ben precisi: 1) lo Stato di Natura, 2) il concetto di “Politico”, 3) l’Anarchia internazionale, 4) l’ordine e l’equilibrio internazionale, 5) l’equilibrio di potenza. Qui parleremo del concetto di “Politico”, pietra angolare delle relazioni umane fin dalla notte dei tempi.

Leviatano

IL CONCETTO DI “POLITICO”

Spesso ci si dimentica che etica e politica convivono solo sotto forti tensioni. Il “Politico”, inteso come categoria, difatti, si fonda sul dualismo “amico” e “nemico” e non sul dualismo etico del “giusto” o “sbagliato”, oppure economico del “redditizio” e “non redditizio”. Ora, lo scopo della distinzione amico-nemico è quello di indicare l’estremo grado d’intensità di un’unione o di una separazione.
Cosa s’intende quindi per nemico? Carl Schmitt identifica il nemico come l’altro, lo straniero (der Fremde). Ancora oggi i popoli si raggruppano fra loro in base a questa contrapposizione dicotomica “amico-nemico”, identificando come “nemici” quell’insieme di uomini contro cui esiste la reale possibilità di combattere: l’hostis, l’avversario.

La contrapposizione politica può diventare così la più estrema e dura fra tutte. Più il grado di tensione fra le categorie degli altri concetti aumenta, più ci si avvicina a trasformare l’opposizione (ad esempio economica) in contrapposizione politica. Ciò accade quando subentra nel confronto la possibilità reale della lotta. Amico, nemico e lotta assumono un valore tangibile, dato che tutti e tre si riferiscono alla reale possibilità e disponibilità di uccidere un altro essere umano. La guerra, dunque, deriva dall’ostilità, in quanto l’ostilità è negazione dell’altro da noi. Ovviamente ci sono vari gradi di ostilità, e la guerra è il massimo grado che, fortunatamente, non è la situazione persistente; essa però esiste come possibilità reale, ed è qui che il concetto di nemico mantiene il suo significato. È nella lotta che la vita dell’essere umano assume la sua tensione specificamente politica: senza inimicizia non c’è politica e senza politica non c’è conflitto.

Indicando il grado di associazione e dissociazione di uomini, il “Politico” è tendenzialmente presente in ogni settore della vita umana. Quando un gruppo associato di uomini forma un’unità politica, è questa che assolverà il compito della “decisione ultima” quando sarà richiesto o necessario. Essendo dunque “Politico” il raggruppamento cui spettano le decisioni, esso è consequenzialmente sempre il raggruppamento umano cui spetterà la scelta sul “caso critico”. L’unità politica, quando esiste, è l’unità decisiva e “sovrana”.

A tal proposito, se le forze economiche, culturali o religiose sono così forti da determinare da sé la decisione sul caso critico – e quindi di decidere sull’hostis, sul chi è il nemico -, ciò significa che esse sono divenute la nuova sostanza dell’unità politica sovrana. Non è sempre scontato che sia lo Stato l’unità decisiva. Può capitare infatti che siano unità differenti (ad esempio economiche o religiose) a presentare il grado di tensione massimo tipico dell’unità politica.

L’importanza della decisione nel momento chiave spetta all’unità politica, ed è fondamentale poiché permette di individuare chi detiene lo jus belli, ovvero chi può identificare il nemico e l’amico. L’unità politica decisiva – uno Stato, o un’autorità religiosa -, ha quindi il potere e il diritto di fare la guerra e, in sostanza, di imporre la morte ad altri esseri umani. Lo jus belli implica infatti questo: la possibilità, da parte di chi lo esercita, di ottenere la disponibilità dei suoi sottomessi (il popolo) a morire per la causa dello Stato, oltre alla possibilità di uccidere chi si è deciso essere l’hostis.

Ovviamente il potere esercitato dall’unità politica non implica solo la possibilità di identificare il nemico esterno al proprio raggruppamento di persone, bensì anche quello interno. In una condizione come questa, l’etica mal si rapporta allo spazio del “Politico”, perché la “giustizia” resta un concetto estraneo: sono due categorie differenti, giocoforza in perenne tensione.

Se il concetto di “Politico” implica il confronto amico-nemico, e lo Stato nazionale è l’unità che oggi incarna al meglio questa tensione, è facile intuire come l’idea stessa di “Stato” implichi la presenza nel sistema internazionale di più di uno Stato: l’unità politica presuppone un “altro”, dunque presuppone per definizione un’altra unità politica. Nessuna unità politica universale potrà mai vedere la luce fintanto che esisterà qualcuno da considerare come “altro” rispetto a sé, fintanto che, dunque, persisteranno quei presupposti che stanno alla base del concetto di “Politico”.

 Di Giorgio Croci
Redazione
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