Crescita economica e sistemi giuridici

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Di Giovanni De Gregorio
L’efficienza dei sistemi giuridici costituisce uno dei fattori che influenzano la crescita economica. Negli ultimi tempi i rating relativi a tale aspetto hanno assunto rilevanza per le scelte d’investimento.

I sistemi di valutazione, conosciuti anche come rating, sono numerosi e si riferiscono a fattori spesso diversi tra di loro come il rischio finanziario o la corruzione. Gli Stati vengono posti sempre più sotto esame e nell’ultimo periodo gran parte dell’attenzione si è concentrata sui rating dei sistemi giuridici. Credete che siano rilevanti solo i famosi rating sul debito sovrano o quelli sulla corruzione forniti da Amnesty International? Ma avete mai riflettuto su quanto la durata dei processi in uno Stato possa influire sulle scelte d’investimento estere? Flussi di risorse si spostano verso paesi che, grazie a un sistema giuridico efficiente, diventano nuovi centri economici mondiali.

Una diversa prospettiva. I rating dei sistema giuridici variano a seconda del fattore che viene preso in considerazione all’interno dell’ordinamento giuridico di uno Stato e spesso fanno parte di sistemi di rating più ampi basati sul criterio “Ease of Doing Business”. Uno degli elementi che sembra maggiormente attirare l’attenzione degli investitori riguarda la valutazione dell’efficienza dei sistemi giudiziari e in particolare la durata dei processi e l’efficacia dei rimedi giurisdizionali. Ma perché tanta importanza?

Il modello efficiente. La durata dei processi, e più in generale l’efficienza del sistema giuridico di un paese, rilevano in particolare per le relazioni commerciali tra le imprese e per le loro scelte d’investimento. Operare in regioni del mondo dove le controversie possono immobilizzare l’attività imprenditoriale per anni non è di certo un rischio trascurabile. A tal proposito, la gestione prolungata dell’incertezza dovuta all’attesa dell’esito del giudizi diventa, insieme ad altri fattori, rilevante per la scelta d’investimento. Pensate a dispute che hanno un ruolo chiave per lo sviluppo imprenditoriale estero come le controversie sulle fusioni transfrontaliere.

In caso di lite, la soluzione preferita dalle imprese è il settlement, istituto diffuso nei sistemi di Common law, che permette di concludere la controversia attraverso un accordo ancora prima di iniziarla oppure nel corso di essa limitando gli sprechi di tempo e risorse. Spesso, inoltre, alla giustizia nazionale sono preferiti i sistemi di Alternative Dispute Resolution, come l’arbitrato o la mediazione, proprio per ottenere una soluzione extragiudiziale in modo rapido e in base alle esigenze manifestate dai privati. Se si dà un’occhiata alla cartina, si nota come i paesi con un sistema giuridico di Common law siano in cima alle classifiche dell’Ease of Doing Business: Singapore, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Inghilterra sono ai primi posti nelle valutazioni, mentre sono lasciati indietro i paesi di tradizione romanistica come molti dei paesi europei. A questo proposito, i dati rivelano come i sistemi di origine anglosassone risultino più efficienti dei sistemi di Civil law dal momento che garantiscono una giustizia più snella conferendo maggior certezza agli scambi tra i soggetti e garantendo minor rischio nella conclusione di accordi commerciali. Il 9 marzo scorso, la Commissione europea, nel quadro di valutazione Ue della giustizia 2015, presentando una rassegna della qualità, dell’indipendenza e dell’efficienza dei sistemi giudiziari degli Stati membri, ha rilevato numerose criticità dei sistemi europei come l’eccessivo numero di liti pendenti.

Un nuovo esempio. Non è un caso che le economie che godono di alti tassi di investimenti esteri siano proprio quelle che si trovano in cima ai rating dei sistemi giuridici. Il carattere virtuoso dell’apparato burocratico e giudiziario può dare fiducia agli investitori e quindi incentivare la crescita economica. La preferenza per i sistemi di giustizia che portano a una soluzione più rapida delle controversie non è legata solo al risparmio di risorse ma a un cambiamento del modello imprenditoriale sempre più globalizzato e, quindi, più attento a criteri che prima non erano tenuti così in considerazione. Tutto questo al fine di soddisfare il principio che è diventato guida per l’economia mondiale: la flessibilità.

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