Le crisi del Sud Africa

Mujahid Safodien/AFP
di Danilo Giordano
Il Sud Africa da qualche tempo sta affrontando diverse crisi, sia politiche che economiche. Il Paese che era entrato nei (oggi malandati) BRICS sembra non avere grandi prospettive davanti a sé e, dopo dieci anni, rischia di perdere anche la sua leadership.

Quando nel 2001 Jim O’Neill – capo economista della Goldman Sachs – creò l’acronimo BRIC per indicare i Paesi emergenti con le maggiori prospettive di crescita economica, ovvero Brasile, Russia, India e Cina, alla successiva inclusione del Sudafrica molti addetti del settore storsero il naso. Nonostante ciò si diffuse la suggestiva immagine che il Paese che si era guadagnato la ribalta politica per la lotta alla segregazione razziale, si apprestava ora a conquistare anche la scena economica. Alcuni analisti fecero notare che il Sudafrica era sì uno dei pochi paesi affidabili del continente africano, ma che non aveva mai mostrato performance economiche paragonabili a quelle di Cina e India, né tantomeno di alcuni giganti africani come la Nigeria, che nel 2014 superò il “paese arcobaleno” nella classifica relativa al PIL reale.

L’economia e la società sudafricana non attraversano un buon momento: le principali istituzioni finanziarie prevedono tassi di crescita economica molto bassi per il futuro (0.7% per il 2016, 1.7% per il 2017), mentre le tensioni sociali hanno riportato in auge movimenti xenofobi creduti oramai scomparsi (e le cose potrebbero essere in qualche modo collegate). Il crollo della seconda potenza economica dell’Africa è però ascrivibile a cause ben precise: la svalutazione della moneta nazionale, la diminuzione generale dei prezzi delle commodities, il peggioramento dei conti pubblici, il rallentamento della domanda cinese (primo partner economico del Paese sulle esportazioni), a cui si è aggiunta la peggior siccità del secolo.

La moneta nazionale, il rand, ha perso il 26% del suo valore rispetto al dollaro negli ultimi sei mesi, e questo ha spinto al ribasso la fiducia dei mercati: nel suo ultimo report Standard and Poor’s ha abbassato il rating sovrano del paese a BBB-, con outlook negativo, e ha considerato l’ipotesi di declassarlo ulteriormente. La lenta crescita degli ultimi anni attesta che il paese per recuperare terreno e raggiungere gli obiettivi economici prefissati dovrebbe avere un tasso di crescita del PIL superiore al 7% annuo. Ma con l’Europa in grossa difficoltà, gli Stati Uniti che non hanno ancora recuperato del tutto il terreno perduto in alcuni settori dell’economia, la Cina che compra sempre minori quantità di materie prime, il recupero sudafricano sembra impossibile. La combinazione di calo dei prezzi, aumento delle dispute sindacali e incremento dei costi di prospezione, sta affossando il settore minerario, che è la principale industria del paese. Nel XX secolo il Sudafrica ha dominato la classifiche riguardanti la produzione globale di oro, ma negli ultimi anni è sceso dal primo al sesto posto, con i maggiori produttori del paese che hanno diminuito le stime sul ciclo vitale delle proprie attività.

Credits to: KIM LUDBROOK/EPA
Credits to: KIM LUDBROOK/EPA

Lo scorso anno i minatori dell’industria del platino hanno scioperato per cinque mesi consecutivi: la produzione del platino è crollata del 15% e le società sono state costrette ad accettare costosi accordi salariali, pur di riprendere la produzione. I problemi economici del Sud Africa sono strettamente legati alla sfera politica: nel mese di dicembre, il presidente sudafricano Jacob Zuma ha cambiato per tre volte il ministro delle finanze, aumentando la diffidenza degli investitori. Il presidente sudafricano, inoltre, sta affrontando un processo che lo vede imputato per frode, in quanto avrebbe utilizzato fondi pubblici, per un valore pari a 15 milioni di euro, per restaurare la propria residenza estiva. La legge sudafricana prevede che il presidente possa utilizzare fondi pubblici per aumentare le misure di sicurezza della propria residenza, ma Zuma avrebbe usato tali contributi per realizzare una piscina, un campo da calcio e un anfiteatro. Al malcontento popolare, si sono aggiunti, inoltre, i danni causati dalla peggiore siccità degli ultimi vent’anni che ha aumentato i prezzi dei beni primari e sta mettendo a rischio l’incolumità di milioni di persone in tutto il paese.

Secondo John Ashbourne, importante economista esperto di dinamiche africane, interpellato da Business Insider, “il rischio maggiore in Sud Africa non è una crisi acuta, bensì un periodo di stagnazione che potrebbe mettere sotto pressione le istituzioni politiche ed economiche del paese fino al punto di rottura”.