Le elezioni in Africa

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di Mohamed-Ali Anouar
Domenica 20 marzo si è votato in sei Paesi africani e nel 2016 altre elezioni arriveranno. Anche se non sono molte le consultazioni elettorali democraticamente ineccepibili. Vi offriamo una rapida carrellata dell’anno elettorale che sarà in Africa.

I primi anni 1990 hanno fatto registrare in Africa diverse transizioni democratiche. Questo processo si è concretizzato nell’adozione – in quasi tutti i Paesi africani – di nuove costituzioni che avrebbero dovuto sancire de jure il riconoscimento del pluralismo, dell’opposizione politica e la proclamazione delle libertà dei cittadini. Questo “rinnovamento” democratico è stato segnato anche dalla costruzione – in diversi Paesi e almeno in linea teorica – del meccanismo dell’alternanza politica. Il 2016 – anno in cui si terranno molte elezioni in Africa – ci permette di tirare le somme sullo “stato di salute” di questi nuovi principi democratici adottati dai Paesi africani.

Partiamo con il dire che ci sono stati progressi dal punto di vista democratico, almeno se guardiamo alle situazioni del passato. Eppure gli ostacoli rimangono, e la situazione politica in molti Stati è ancorata de facto alle vecchie abitudini autocratiche. Tornate elettorali mal preparate (o manipolate) hanno spesso dato vita a scontri violenti tra fazioni politiche, ostacolando i normali processi democratici e il dialogo.

Per mantenere i pieni poteri, ad esempio, alcuni capi di Stato africani hanno modificato la Costituzione, o strumentalizzato alcune istituzioni fondamentali dei propri Paesi (tra cui i parlamenti), rimettendo così in discussione il principio democratico della separazione dei poteri.

Senza le varie ingerenze occidentali, e in particolare modo della Francia, difficilmente i nomi di molti capi di stato e di governo africani sarebbero stati li stessi. Le grandi figure emblematiche del continente – di cui l’assassinio è spesso stato orchestrato, anche in questo caso, da potenze straniere – come Patrice Lumumba, Thomas Sankara, Barthélémy Boganda e Ruben Um Nyobé, avrebbero magari condotto i loro paese ad intraprendere un cammino diverso e autonomo? Ovviamente questo non lo sapremo mai.

Tuttavia, quello che sicuramente sappiamo oggi è che in Africa il vecchio male non è stato ancora debellato. Dopo una breve parentesi che ha visto un cambio di regime in Burkina Faso (dopo ben 27 anni al potere di Blaise Compaoré) e un alternanza tutto sommato pacifica in Nigeria, alcuni analisti vedevano nelle proteste di Ouagadougou dell’ottobre 2014 uno squarcio di luce in un cielo in tempesta. Ad oggi, invece, possiamo costatare – a parte qualche eccezione – che poche cose sono cambiate.

Elettori Masai fuori da un seggio durante le elezioni presidenziali e parlamentari vicino alla città di Magadi circa 85 km a sud di Nairobi in Kenya 4 marzo, 2013 / credits: Reuters / Goran Tomasevic
Elettori Masai fuori da un seggio durante le elezioni presidenziali e parlamentari vicino alla città di Magadi circa 85 km a sud di Nairobi in Kenya 4 marzo, 2013 / credits: Reuters – Goran Tomasevic

La maggior parte degli Stati africani copiano i sistemi di governo occidentali, che spesso prevedono limiti nei mandati elettivi più di rilievo, senza però che questi limiti vengano fatti rispettare.

Nella giornata di ieri, domenica 20 marzo, si sono tenute diverse consultazioni (BBC l’ha chiamato il “super sunday” africano). Si è votato in Benin, Capo Verde, Congo, Niger, Senegal e Zanzibar. Nel corso del 2016, in generale, sono previste circa 16 elezioni presidenziali solo nell’Africa Sub-Sahariana. Vi offriamo una rapida panoramica di alcune delle situazioni elettorali dei Paesi più importanti, così da avere una fotografia dello “stato delle cose” sul Continente.

  • Uganda: Yoweri Museveni, al potere dal 1986, è stato rieletto per un quinto mandato lo scorso febbraio. Nella costituzione del Paese non c’è un limite massimo di mandati, ma le elezioni si sono svolte in un clima di caos e tensione: lo storico rivale di Museveni, Kizza Besigye, è stato arrestato e rilasciato lo stesso giorno delle proclamazione dei risultati elettorali.

  • Congo-Brazzaville: Denis Sassou-Nguesso, già al potere dal 1979 al 1992 e poi di nuovo dal 1997 ad oggi. La sua ricandidatura è resa possibile grazie a delle modifiche riportate alla Costituzione nel 2005 che gli permettono di correre per un terzo mandato (per i risultati della consultazione del 20 marzo rimandiamo qui).

  • Djibouti: Ismail Omar Guelleh è al potere dal 1999, ed è il nipote ed erede di Hassan Gouled, primo Presidente del paese dopo l’indipendenza nel 1977. Nel 2010 il governo di Guelleh modificò alcuni articoli della costituzione, tra cui quella che limitava a 2 mandati l’elezione del Presidente, che adesso può essere rieletto a vita. Nel 2011 si ricandidò vincendo, e il prossimo aprile si ripresenterà per il suo quarto mandato.

  • Ciad: Idriss Deby, al potere dal 1991, si ricandida per il suo quinto mandato il prossimo aprile. Nel giugno del 2005 viene modificato l’articolo 61 della costituzione che fissava il limite dei due mandati.

  • Gambia: Yahya Jammeh, salito al potere con un colpo di stato nel 1994, si ripresenterà alle elezioni previste il prossimo novembre per il suo quinto mandato. Nella costituzione del Gambia non vi è alcun limite ai mandati presidenziali.

  • Gabon: Ali Bongo (figlio-erede di Omar Bongo, che fu al poter per circa 40 anni) si ripresenta per il un secondo mandato. Nonostante la costituzione del Gabon non preveda limiti di mandato, in questo paese siamo di fronte ad una dinastia della famiglia Bongo. L’ascesa al potere di suo padre – Omar Bongo – avvenne nel 1968, e fu orchestrata direttamente della Francia, precisamente da Jacques Foccart (Segretario all’Eliseo per gli affari africani).

  • Guinea Equatoriale: l’art.34 della costituzione guineana non mette limiti al numero delle candidature. Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è però al potere dal 1982. Anche lui, come i suoi omologhi, si ripresenterà per un quinto mandato alle elezioni previste nel mese di Novembre.

  • Repubblica Democratica del Congo: J. Kabila Kabange, eletto in problematiche consultazioni nel 2001, dovrebbe ormai cedere il suo posto, visto che l’art.70 della costituzione prevede un massimo di due mandati. Ci sono buone probabilità, però, che stia organizzando il terreno per un terzo mandato.


 

Nel 2017 invece si voterà in Ruanda, Liberia e Sierra Leone, tutti Paesi con il Presidente in scadenza del secondo mandato. Tutte le costituzione di questi 3 Paesi prevedono il limite dei due mandati. Già ora, in Ruanda, il Presidente Kagame ha annunciato la sua partecipazione alle prossime elezione, in sfregio alla costituzione del Paese, che si terranno nell’agosto 2017.

Appare evidente: il processo di democratizzazione iniziato circa vent’anni fa si è inceppato. In molti Stati, il rispetto delle norme costituzionali è quasi inesistente. Le costituzioni vengono manipolate in continuazione e l’opposizione brutalmente marginalizzata. La monopolizzazione del potere è ormai un tratto caratteristico della vita politica africana. Ad ogni fine mandato lo stesso ritornello si ripropone nel menti dei leader africani “abdicare o cambiare la legge per restare” e per la maggior parte dei casi, la seconda scelta è sempre quella più gettonata.

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