Le elezioni in Honduras tenutesi domenica 26 novembre hanno scatenato una grave crisi politica: accuse di brogli, proteste per le strade con diversi morti e feriti. Si dovranno ricontare le schede, mentre le opposizioni chiedono nuove elezioni.

Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili e comunicati dal Tribunal Supremo Electoral (TSE), il presidente Juan Orlando Hernandez (42,92%) è riuscito a superare Salvador Nasralla (41,42%), in un conteggio serrato che aveva visto inizialmente il candidato dell’opposizione in vantaggio di 5 punti percentuali.

Juan Orlando Hernández durante una manifestazione di sostenitori del Partido Nacional / (fonte)

I sondaggi diffusi nei giorni precedenti dalle televisioni e dai media concordavano sul fatto che Hernandez avrebbe ottenuto la rielezione con uno scarto di 15 punti. Hernandez è al potere dal 2014, ha potuto correre per un secondo mandato grazie a una sentenza della Corte costituzionale – da lui nominata – che ha permesso una deroga alle regole costituzionali.

Dopo il golpe militare del 2009, che aveva rimosso il presidente Manuel Zelayasi (ora sostenitore di Nasralla) sono verificate tre elezioni generali (2009, 2013, 2017) nelle quali si sono verificate molte irregolarità. L’Alianza de Oposición contra la Dictadura ha presentato agli Osservatori dell’OAE (Organización de los Estados Americanos) e dell’Unione Europea una serie di richieste per il TSE sul controllo digitalizzato dei dati elettorali, così da evitare brogli.

Prima che il TSE annunciasse lo scrutinio, Nasralla ha dichiarato di essere stato informato di brogli elettorali. Il coordinatore dell’Allianza, l’ex presidente Manuel Zelaya, ha quindi inviato al TSE, le richieste per un accordo di convalida dei risultati finali, e per chiedere chiarimenti su un guasto informatico che ha anticipato il superamento dei voti di Hernandez su quelli di Nasralla.

Proteste contro i brogli / Giorgio Trucchi – rel-uita.org

A seguito degli scontri e ai disordine dovuti dai sospetti di brogli, il governo ha annunciato la sospensione di alcune garanzie costituzionali, come quelle del diritto alla libera circolazione delle persone e al diritto di riunione in luoghi pubblici. Il Conadeh (Conferencia Nacional de los Derechos Humanos) ha denunciato violazioni dei diritti umani e repressioni da parte di una parte della polizia.

Proteste contro i brogli / Giorgio Trucchi – rel-uita.org

Durante la settimana post-elettorale sarebbero 13 le persone uccise per mano di militari o corpi speciali della polizia, che però hanno dichiarato che si rifiuterà di reprimere nuovamente la popolazione.

Gli osservatori dell’OEA hanno chiesto al TSE il riconteggio di 5.200 registri elettorali considerati incongruenti. Nasralla avrebbe invece invocato un riconteggio totale, ma come scrive l’Agenzia Nova

Le autorità elettorali locali hanno deciso di respingere la richiesta dell’opposizione, il cui candidato Salvador Nasralla è indietro nei dati sin qui scrutinati, di procedere al riesame del cento per cento dei voti.”

Il riconteggio dei voti dubbi dovrebbe essere effettuato nelle prossime ore, ma i due partiti di opposizione hanno presentato formale richiesta di annullamento delle elezioni, invocando il ritorno alle urne. Anche gli osservatori internazionali pensano che l’unico modo per eliminare i dubbi sui brogli sia quello di tornare a votare al più presto.

Nel paese si è votato anche per il rinnovo del Congreso Nacional, uno organismo unicamerale che detiene il potere legislativo, composto da 128 deputati rinnovati ogni 4 anni con metodo proporzionale. Secondo i dati contestati del tribunale elettorale il partito con il numero di deputati più alto è risultato il PN (Partido Nacional) di Hernandez, che ha ottenuto 61 seggi (su una maggioranza di 65 seggi). La coalizione che sostiene Nasralla avrebbe invece ottenuto 34 seggi.

Il Presidente del Congreso Nacional dovrà essere nominato dal parlamento il prossimo anno dalla maggioranza dei deputati insediati.

Questa tornata elettorale sembrava potesse dare una svolta democratica e di stabilità alla politica honduregna si sta dimostrando un boomerang per la democrazia, con una transizione post elettorale all’insegna di brogli elettorali e violenze.

di Alberto Galvi
Redazione
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