Guida all’opposizione siriana

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La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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Uno degli elementi più complicati da raccontare e spiegare della guerra civile siriana, è la frammentazione e la disomogeneità delle fazioni che si affrontano militarmente. Spesso, per semplificazione, si parla di queste opposizioni come se fossero un’unico movimento insurrezionale islamista. Nelle semplificazioni più estreme si parla esclusivamente di Isis, che è solo una delle tante fazioni in campo, sebbene sia una delle meglio organizzate. Se il contesto fosse davvero così semplice, la soluzione al conflitto siriano si sarebbe già trovata. La realtà è però diversa e soprattutto più articolata. Le opposizioni in Siria sono molte, variegate, e si dividono sia per ideologie che per localizzazione geografica. Inoltre, è ancora più complicato definire le alleanze che uniscono e dividono le varie fazioni e gruppi armati: non è raro infatti che alcune fazioni nemiche in alcune aree, diventino alleati di convenienza in altre, oppure che si creino taciti patti di non belligeranza momentanea per motivi tattici impellenti.

Per venirne a capo, Jennifer Cafarella e Genevieve Casagrande, dell’Institute for the Study of War, il 7 ottobre hanno pubblicato un esauriente report che fornisce in maniera chiara e aggiornata delle linee guida utili a districarsi tra le complicate reti di alleanze e di ostilità dei gruppi armati siriani. Nella ricerca sono stati anche riportati i finanziatori dei vari gruppi ribelli, secondo le fonti a disposizione. Questa guida – che nasce da un think tank indipendente con una visione “statunitense” dei conflitti, con ciò che ne consegue – è la più completa finora pubblicata, ed ha come scopo quello di definire le forze in campo e dividere i gruppi più estremisti (tra cui i vari gruppi islamisti non affiliati o in guerra con Isis, come al-Nusra e Ansar al-Sharia) da quelli più moderati.

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Secondo i ricercatori, se non si comprendono queste differenze, e ci si comporta militarmente di conseguenza, si rischia di favorire l’ascesa dei gruppi più estremisti. I bombardamenti russi di questi giorni sono una chiara cartina tornasole di quello che sta succedendo – intenzionalmente o meno, poco importa – sul campo di battaglia. Nell’area di Aleppo, ad esempio, le brigate Fsa moderate si ritrovano in una paradossale situazione, come avevamo visto qui: vengono bombardate dall’aviazione siriana e russa, e contemporaneamente subiscono l’avanzata dell’Isis, che da quei bombardamenti trae vantaggio. Al di là delle scelte governative – per cui favorire momentaneamente i fronti estremisti potrebbe avere un senso strategico sul medio e lungo periodo – questi fatti mostrano come spesso gli obiettivi tattici concordanti tra parti in guerra possano complicare ulteriormente una già delicatissima situazione.

Qui la seconda parte della nostra analisi.

La guida dell’Institute for the Study of War la potete scaricare a questo indirizzo, oppure visionarla qui sotto.

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