I Cani di Ares – Corsari di Grecia / capitolo 12

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Commissariato centrale di polizia, Atene

«Cerca di ricordare, è importante» disse l’ispettore Theodorou.

«Gli ha dato del ragazzino, di questo ne sono certo» rispose la guardia giurata.

«E’ fondamentale che tu riesca a ricordare questo punto» aggiunse il commissario Zaimis,

«Sì, ha detto qualcosa del genere, sei un maledetto ragazzino! Non ne sono sicuro, avevano appena spaccato il naso al mio collega».

«Un ragazzino! Finalmente abbiamo qualcosa» esclamò Zaimis.

«Quindi l’altro non era un ragazzo? Giusto? Se ha detto così non poteva esserlo anche lui?» disse l’ispettore Theodorou

«Eh, non lo so, non si capiva bene… erano vestiti tutti di nero e sembravano tutti uguali. Solo che lui sembrava il capo, forse era più vecchio, sicuramente era il più forte»

«Un ragazzino…» fece il commissario Zaimis, «siamo sulle tracce di una banda di fottuti ragazzini»


25 marzo, Salonnico, scantinato dei fratelli Konstantakis.

«Quanto ti hanno dato?» chiese Ares rivolgendosi a Makarios

«Tanto, più di quanto pensavo, erano diamanti purissimi»

«Contanti spero?» disse Nico

«Ragazzino, mi prendi per il culo? Credi che si possa usare qualcosa di diverso in questi casi?»

«Scusami, non so come funzionano certe cose…»

«Meglio così, meno lo si sa meglio è. Lo jugoslavo mi ha passato certi suoi clienti di Maastricht, la merce oramai è già in Olanda. I soldi sono già pronti, ho parlato ieri con Isak, lui seguirà lo scambio ad Anversa. La roba arriva domani in Belgio e tra due giorni i soldi saranno a Salonicco. Un mucchio di soldi!».

«Penso che il mercato di piazza Aristotelous andrà benissimo, e come abbiamo deciso noi terremo il 30% del guadagno, il restante verrà distribuito» disse Ares

«50 e 50. Me lo devi» rispose Makarios

«Cosa?! Avevamo detto 30 noi e 70 da distribuire»

«Ares, per questa volta io voglio il 50%. Io e i miei uomini»

«Non ci sono tuoi uomini qui, siamo tutti uomini di Ares. Ares è il capo» disse Nico

«Ragazzo, la rapina l’ho fatta io. Ares non c’era neanche!»

«Io c’ero però, assieme a Vassy» Nico guardò Makarios dritto negli occhi. Lo stava sfidando. Non avrebbe mai pensato di poter fare una cosa del genere, ma la stava facendo. Stava sfidando un criminale, e ora anche lui lo era. Un ladro, un rapinatore.

«Nico, lascia stare. Maka dimmi quanto ci daranno e non ingannarmi» disse Ares poggiando la mano sulla spalla del fratello minore.

«Circa un milione di euro. Più o meno. Erano 60 pezzi, fai un po’ meno di 10 mila euro a pietra, tutti tagli piccoli» disse Makarios.

«Ok per questa volta ne teniamo la metà, ma la teniamo tutti. Non ci sono miei uomini o tuoi uomini, siamo tutti uguali, siamo i Cani di Ares. Ed Ares sono io, il capo qua, sono solo io»

Makarios fece una specie di sorriso, sembrava piuttosto una smorfia.

«Ok… Capitano Ares, tu sei il boss e noi i soldati»

La tensione era nell’aria.

«Andiamo a bere!» disse Christos improvvisamente. Ares si avvicinò a Makarios e gli porse il braccio, Maka sorrise, questa volta per davvero, e strinse l’avambraccio dell’amico.


Commissariato centrale di polizia, Atene

«Cosa ne pensa lei ispettore Theodorou?» chiese il colonnello Papagos.

«Direi che sono una banda, e questo è ovvio. Radicati a quanto possiamo vedere in due città. Non è chiaro se abbiano un capo e quanti siano precisamente. Hanno armi da guerra; migliori di quelle in nostra dotazione»

“…parla per te sbirro…” pensò il Colonnello dei Servizi Segreti.

«…hanno mezzi e conoscono il territorio, sanno cos’è la propaganda. Sanno come si usa… ma se devo essere sincero, io non sono d’accordo sul fatto che siano dei professionisti. Se così fosse dove sono stati per tutti questi anni? Hanno aspettato la crisi economica per mettersi a fare i delinquenti? Che siano rapinatori o rivoluzionari non abbiamo mai visto nulla del genere in Grecia» concluse l’ispettore.

“…hai ragione ispettore, non sei affatto stupido come i tuoi colleghi, non sei l’ennesimo tirapiedi di Zaimis” pensò il colonnello.

«E per quanto riguarda la storia del ragazzino? Possono essere davero dei ragazzini?»

«Non so cosa pensare, forse uno di loro è un ragazzino. Tra le bande di hooligans molti sono giovanissimi. Abbiamo sempre molti problemi con loro. Se fosse per me il campionato sarebbe sospeso a tempo indeterminato».

«Ah il calcio, che sport inutile… Due bande di idioti che si sfidano inseguendo una palla che rotola, non c’è nessun agonismo, vince chi finge di più. Non c’è nessuna vera lotta!» disse il colonnello.

L’ispettore Theodorou osservava sorpeso il colonnello, non era solito lanciarsi in discorsi filosofici…

«Bè io non parlavo del gioco colonnello, parlavo solo dell’ordine pubblico. Sa la situazione che si crea ogni domenica. A chi non piace giocare a calcio in fondo?»

«A me il calcio fa schifo, è uno sport da plebei» tagliò corto il colonnello Papagos, l’espressione del suo volto si fece rigida. Gli occhiali scuri gettavano costantemente su di lui un’ombra lugubre. La sua personalità era indecifrabile, sfuggiva alla comprensione dell’interlocutore. L’ispettore Theodorou a volte aveva l’impressione di non cogliere il vero senso delle sue parole.

«Che ne pensa del movente politico? Anarchici? Comunisti?» disse Papagos

«Di solito quel genere di organizzazioni eversive dichiarano la loro ideologia in modo esplicito… vogliono dichiarala. Ma in questo caso a mio giudizio non è chiaro il movente politico. Mi sembrerebbero piuttosto dei soggetti ossessionati da un sentimento di vendetta contro il destino».

«Già contro il destino della Grecia, come se potessero cambiarlo loro…» disse Papagos aggiustandosi gli occhiali.

«Io aspetterei a classificarli dal punto di vista politico, se mai si potesse fare» rispose l’ispettore.

«Concordo» disse il Colonnello dei Servizi Segreti osservando l’orologio, «…ispettore mi devo congedare. Il suo capo, il commissario Zaimis mi aspetta nel suo ufficio, arrivederci Theodorou, lei è un agente in gamba, più dei suoi colleghi, anche se l’ispettore capo non glielo dice».


Salonnico, mercato di Modiano.

La gente si accalcava lungo le bancarelle in cerca di gastronomia a basso costo, migliaia di prodotti freschi dai mille colori e profumi erano esposti lungo le grandi tavolate, oppure in piccole botteghe sparse lungo le stradine in ciottoli di Modiano. Le trattative tra venditori che richiamavano i clienti ad alta voce e la gente in piazza erano uno spaccato della Grecia autentica, a Salonnico non c’erano mai molti turisti, marzo poi non era il mese giusto. Persone normali, con vite normali, camminavano lente, conversando tra loro, osservando le mercanzie, respirando gli odori.

Si trascinavano dietro un’esistenza sempre più misera, schiacciata da una crisi che sembrava non avere fine. Nelle loro teste rimbombava l’eco quotidiano degli annunci della Tv sull’ormai imminente default. Quella mattina il sole sul mercato di Modiano era pallido, non c’era vento.

D’un tratto si sentì un rombo, la gente prese a spostarsi dalla via principale facendo spazio a due grosse moto che avanzavano a una velocità moderata; su ogni moto c’erano due uomini, vestiti totalmente di nero con indosso un passamontagna. Quando la gente si accorse che avevano dei kalashnikov a tracolla si scatenò il panico; tra le urla, c’era chi si buttava a ridosso delle barcarelle e chi si rifugiava dentro i negozi così che la strada di fronte alle moto si liberò.

Le due moto accellerarono e dalle stesse vennero gettate banconote da 50 euro nell’aria.

Nel giro di 50 secondi furono liberati nell’aria 495.000 euro.

Gli abitanti di Salonicco non avrebbero facilmente scordato quel gesto né il grido che le figure in nero lanciarono alle loro spalle:

«Lunga vita alla Grecia! Lunga vita al capitano Ares!»


Continua…

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