Ordine e equilibrio internazionale

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Quarta uscita della nostra rubrica sulla teoria politica alla base delle relazioni internazionali, scritta in pillole di rapida consultazione.

Per poter capire il mondo della politica internazionale, i suoi soggetti principali e le sue dinamiche, risulta necessario prendere confidenza con cinque concetti ben precisi: 1) lo Stato di Natura, 2) il concetto di “Politico”, 3) l’Anarchia internazionale, 4) l’ordine e l’equilibrio internazionale, 5) l’equilibrio di potenza. Qui parleremo dell’ordine e dell’equilibrio internazionale, una condizione sistemica tutt’altro che scontata.

Leviatano

L’ORDINE E L’EQUILIBRIO INTERNAZIONALE

Abbiamo visto come il sistema internazionale sia fondamentalmente anarchico. Anche all’interno di questa condizione è però possibile trovare un equilibrio che potrà assumere diverse caratteristiche e conformazioni. Una prima differenziazione è quella tra un equilibrio di potenza semplice ed uno complesso (sostanzialmente la differenza tra un sistema bipolare e uno multipolare, da due a più potenze). Mentre nel sistema semplice le due potenze si eguagliano in termini di capability, in un equilibrio complesso non necessariamente si equivalgono sotto il profilo della forza e questo perché, nel momento in cui vi sono più di due attori nell’arena internazionale, emergono alternative – quali le alleanze – compensatrici di una forza in realtà inferiore a quella di altri elementi presenti nel sistema.

Una seconda differenziazione, invece, è quella fra un equilibrio di potenza generale e uno locale o particolare: il primo è tipico di quei sistemi al cui interno non emerge alcuna potenza dominante in grado di esercitare il controllo all’interno del sistema stesso; il secondo è invece tipicamente concentrato in aree localizzate del sistema, come ad esempio l’equilibrio regionale del Medio Oriente (ovviamente il secondo non nega l’esistenza di un equilibrio di potenza generale che invece ha a che fare con il sistema nel suo complesso).

L’equilibrio si può verificare per due motivi: in maniera fortuita ,o per volontà degli attori statuali che riescono, concordandosi, a trovare bilanciamenti stabili del sistema. Nel primo caso la situazione all’interno del sistema è tale per cui si viene spontaneamente a creare un equilibrio fra gli attori, nel secondo caso, invece, è la volontà degli attori coinvolti a creare con coscienza un equilibrio di un determinato tipo, e quindi, un “ordine”. Perciò, da una parte gli attori del sistema saranno portati ad attuare politiche di preservazione dell’equilibrio di potenza all’interno del sistema internazionale (poiché una situazione di equilibrio assicura il mantenimento delle risorse che già si posseggono); dall’altra, le potenze del sistema dovranno concepire l’equilibrio di potenza come uno stato di cose generato non semplicemente da politiche consapevoli di stati particolari – che magari si oppongono all’emergere di un predominio di un attore all’interno del sistema – ma come scopo del sistema in quanto tale. Una potenza non dovrà soltanto evitare che l’equilibrio venga sconvolto, ma anche evitare di sconvolgerlo, poiché in un ambiente anarchico, l’obiettivo primario diviene prevenire il caos generalizzato, che distruggerebbe il sistema stesso. La funzione principale dell’equilibrio è la preservazione dell’ordine del sistema, e non della pace in quanto tale. Come abbiamo visto, nella politica internazionale il confronto amico-nemico rimane sempre presente, anche in forma latente. La guerra, in questo contesto, assume il ruolo di strumento utilizzabile dagli stati al fine di preservare l’equilibrio, sia in maniera volontaria, che involontaria.

Come scrive Bull «la funzione principale dell’equilibrio è preservare il sistema degli Stati. Il mantenimento dell’equilibrio richiede la guerra (…) preservare la pace è un obiettivo subordinato». Così dicendo però ne consegue anche il possibile sacrificio delle piccole potenze da parte delle grandi, al fine della tutela del sistema. In un mondo anarchico con stati più forti di altri, i più piccoli sono destinati a soccombere di fronte ai desideri e alla volontà delle potenze che abitano e forgiano il sistema, e siccome l’equilibrio generale deve essere prioritario rispetto a qualsiasi altro equilibrio locale o particolare, il diritto internazionale perderà sempre di valore davanti alle necessità del sistema e sarà sempre, regolarmente, infranto o “dimenticato” ed eventualmente ridisegnato al sorgere di un nuovo ordine del sistema.

In ogni caso, l’equilibrio di potenza non è una conseguenza scontata e matematica poiché, in realtà, ogni stato si trova sempre nella condizione di poter scegliere se aumentare la propria potenza – ovviamente a discapito di qualcun’altro (ad esempio la Germania nazista) – oppure se preoccuparsi di proteggere l’equilibrio del sistema al fine di non perdere i vantaggi derivati da quella precisa conformazione sistemica (ad esempio la Gran Bretagna di inizio secolo o gli Stati Uniti odierni). Pur non essendoci nessuna tendenza inevitabile all’equilibrio di potenza, dal momento in cui questo equilibrio si profila e prende forma, nasce anche il bisogno che lo stesso venga mantenuto per poter a sua volta stabilire un ordine internazionale che permetta di muoversi in maniera più certa e prevedibile in un’arena che, come abbiamo visto, è anarchica e dove potenzialmente tutti sono contro tutti. Per questo motivo «le esigenze dell’ordine sono considerate prioritarie rispetto a quelle della legge, agli interessi delle piccole potenze e al mantenimento della pace».

 Di Giorgio Croci

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