I Cani di Ares – Corsari di Grecia / capitolo 17

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 2 aprile, Salonnico, scantinato dei fratelli Konstantakis, il Covo dei Corsari 

“Voglio vederla” disse Ares.

“Fatemi vedere questa Lettera di Corsa” disse il Capitano guardando i suoi uomini radunati attorno al tavolo rotondo, ricoperto dalla bandiera greca.

“Vassy fai vedere la pergamena” fece Nico rivolto al compagno.

Il ragazzo prese il lungo foglio che era stato messo come una reliquia su una mensola e iniziò a srotolarlo.

“In realtà non è una Lettera di corsa, me è una Lettera di marca” fece Nico. Tutti rimasero in silenzio per ascoltare, in queste cose l’esperto era lui.

“Se fosse una lettera di corsa, ci autorizzerebbero a compiere una singola azione di rappresaglia, per questo si dice corsa, invece questa dice soltanto che siamo autorizzati a passare la marca, cioè oltrepassare il confine nazionale per poter legittimamente colpire la fazione ostile” Nico concluse. “Non è specificato che ogni rappresaglia corrisponda ad una corsa”

Ares osservava curioso la pergamena, non credeva ai propri occhi e ancora non era riuscito a capire le modalità della consegna, e soprattutto come avessero fatto a rintracciarli.

“Ma quindi vuol dire che possiamo commettere crimini solo all’estero? Dobbiamo uscire dalla Grecia?” Chiese Maka incuriosito dal discorso del giovane.

“Beh, teoricamente sarebbe così” fece Nico. “Oppure significa che siamo autorizzati a farlo anche all’estero, in effetti non mi è chiaro, ma non penso che nessuno ci dirà nulla a riguardo”

Tutti scoppiarono a ridere.

“Chi può averla scritta?” chiese Ares, rivolgendosi al fratello

“Penso che per i servizi segreti non sia stato un problema” rispose Nico. “Ad ogni modo è perfetta, il linguaggio, la retorica, anche il materiale. Sembra la carta intestata delle Lauree che ci danno in università. Chiunque l’abbia scritta è un esperto di queste cose”

“Cristo santo! Quindi ora siamo dei veri corsari! Abbiamo l’autorizzazione governativa!” esclamò Ares, Maka lanciò un urrà battendo i pugni sul tavolo, la bandiera greca tremò.

“Già” disse Nico “Peccato che questa sia un’autorizzazione segreta, non potremo mai sbandierarla a nessuno purtroppo. Sarebbe stato abbastanza divertente” fece Nico.

“Ok, ma quindi rimaniamo dei delinquenti anche per la Grecia? La polizia continuerà a starci tra i piedi” disse Maka. “Dicci precisamente cosa ti ha detto il colonnello dei servizi segreti”.

“Parla Nico, cerca di essere il più preciso possibile!” Lo incalzò il fratello.

“Non c’è nulla da dire, mi ha messo in mano questa lettera e mi ha detto che è il simbolo di un patto segreto, tra noi e la Grecia.

E che il governo non interferirà, ma non ha detto nient’altro, non è entrato nei particolari”

“Ma tu non hai chiesto nient’altro?!” Disse Ares con foga.

“Capitano” fece il fratello ironicamente “Non credo che fare domande ad un colonnello dei servizi segreti sarebbe stata la cosa più opportuna.”

Nessuno ebbe da ridire. Improvvisamente Nico si sentì al centro del gruppo, stava rubando la scena a tutti gli altri, sentì una sensazione di orgoglio misto ad apprensione, il fratello lo  silenzioso, poi abbassò lo sguardo e si sedette, tutti gli altri lo imitarono.

 “Ad ogni modo quello che facciamo rimane illegale, i corsari non esistono più e le lettere di corsa neanche, furono dichiarate illegali durante il XVIII secolo” aggiunse Nico.

“Però, pensavo…” riprese il ragazzo “…in verità c’è un paese che non ha mai accettato di rinunciare ufficialmente ai corsari, e tuttora non ha mai ratificato nessuna convenzione che dichiari questa pratica illegale.”

“La Macedonia scommetto” disse Maka, suscitando risate collettive.

Rise anche Nico, ma poi rispose.

“No, un paese molto più grande. Gli Stati Uniti d’America”

“Cosa?” fece stupito Vassy “Dici sul serio?”

“Sì, gli USA non hanno mai ratificato la Dichiarazione di Parigi del 1856 che di fatto bandì i corsari per sempre”

“Oh cazzo, e chi l’avrebbe mai pensato!” aggiunse Maka, “comunque lasciamo stare queste storie adesso e parliamo d’affari” concluse l’energumeno, “Ares, ho una proposta…”

Ares era seduto meditabondo sulla piccola poltrona che aveva fatto sistemare nello scantinato dei palazzi popolari che era oramai diventato il loro covo.

“Spara” si limitò a rispondere.

“Ho sentito lo jugoslavo in questi giorni, si pensava ad un traffico di erba dalla Turchia alla Slovenia, che ne pensi? Hai sentito che la polizia Macedone ha aperto il confine.

L’ondata di immigrati di questi giorni li ha travolti, dobbiamo approfittarne, lo jugoslavo mi ha detto che una volta che la roba entra in Macedonia il gioco è fatto”

“Che cazzo siamo diventati?! spacciatori?” rispose di scatto Ares “Quando c’è di mezzo la droga io sento puzza di merda” disse senza giri di parole il capitano. L’eleganza non era una sua virtù.

“Erba?” fece Nico. “Perché non eroina?”

“Cosa?” risposero all’unisono Ares e Maka.

“Sei pazzo ragazzino!” fece Maka, “Io quella merda non la tocco”

“Ah, non vi facevo così moralisti” rispose Nico “Gli inglesi c’hanno costruito un impero con la droga…”

“Ma che cazzate dici?” disse Ares. Maka scuoteva la testa contrariato.

 “Non sull’eroina, ma sull’oppio sì”. Rispose Nico.

“Spiegati meglio, evitando la tua solita lezioncina del cazzo” gli fece il fratello.

“Fino ancora al XIX secolo…” iniziò Nico…

“Senza lezioni del cazzo ho detto!” Lo interruppe subito Ares.

“Ok Capitano. Gli inglesi hanno fatto i soldi veri vendendo droga alla Cina e con quei soldi hanno costruito il resto dell’impero. Il Big Bang, i campi di tè, le ferrovie, e tutto il resto. La fonte principale di guadagno era l’oppio venduto ai cinesi, hanno fatto anche una guerra per…”

“Di questo non ci frega un cazzo” disse Maka. “Allora si fa?” aggiunse guardando Ares.

Nico provò una sensazione di disagio, guardò Vassy che gli sorrise abbassando lo sguardo.

“Mah, non sono del tutto convinto” disse Ares. “Voglio dire, cosa centra lo spaccio con quello che c’eravamo promessi di fare, colpire la Germania e gli altri paesi che ci vogliono affamare e tutto il resto. E adesso ci mettiamo a vendere droga…”

Maka non disse nulla, si alzò per prendere una birra dal congelatore. Non era quella la risposta che si sarebbe aspettato.

“Potremmo vendere droga solo ai tedeschi” disse improvvisamente Nico. “Gli inglesi hanno fatto i soldi vendendo roba ai cinesi, noi li faremo vendola ai tedeschi”

Maka si girò guardando il fratello del capitano con la luce negli occhi. Sbatté un pungo sul tavolo.

Per la seconda volta, la bandiera greca tremò.

Atene, Syngrou Avenue, ore 21:00, sede di Libertà Greca

Pronto Gufo Grigio” disse Il Ministro degli Interni Noikos. Alla sua destra sedeva il Ministro della Difesa Georgiadis che osservava l’enorme mappa del mondo distesa sotto uno strato di cristallo che ricopriva la scrivania di Noikos.

 “Ti sento Lupo Nero” rispose il Colonnello Papagos

 “Quindi confermi?” fece Noikos.

 “Confermo Lupo, la caccia è andata a buon fine, i cani selvatici sono stati addomesticati”

Bene, era ora. Ottimo lavoro, mi complimento. Allora è tutto pronto.

Domani ore 22:00 qui nella tana del Lupo, terremo il consiglio della Foresta… chiaro?”

“Chiarissimo Lupo Nero, il Gufo Grigio sarà presente con tutto lo stormo” rispose Papagos.

“Ottimo. Mi raccomando, domani ci sarà anche l’Orso”. Disse Noikos

 Dall’altra parte della linea ci furono alcuni secondi di esitazione.

 “Bene, benissimo Lupo, sarà per noi un grande onore” fece il colonnello.

 “A domani Gufo” Noikos riattaccò.

 “Capo ma chi è l’Orso?” Chiese stupito il Ministro della Difesa.

Niokos lo osservò in silenzio pensando alla stupidità e all’ignoranza del suo tirapiedi

 “Io sono la vipera giusto capo? Tu sei il Lupo?” riprese Georgiadis, “Ma chi è l’Orso?”

“Vipera, davvero non ha capito chi è l’Orso?” gli rispose Noikos con tono enfatico.

 “Continua ad osservare la mappa qui sotto, cerca la nazione più vasta del mondo, ed avrai trovato chi è l’Orso”.

Continua…

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