in.side è la nostra rubrica sulle inchieste internazionali che meritano di essere raccontate. Vi porteremo in posti del mondo inaspettati, vi racconteremo alcune delle inchieste più importanti, di cui difficilmente sentirete parlare i media italiani. Il nostro modus operandi sarà questo: vi introdurremo gli argomenti delle inchieste, e vi daremo i link per poter andare ad approfondirle nelle pagine e sui giornali di chi le ha prodotte con fatica e impegno.
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Grand Theft Moldova

di Paul Radu (@IDashboard), Mihai Munteanu e Iggy Ostanin (@magnitsky)

Nel dicembre 2014 tre banche moldave – Banca de Economii, Banca Sociala e Unibank – concedettero “misteriosi” prestiti a destinatari che in seguito non si sono più riusciti a rintracciare. Il valore di quei prestiti si aggirava intorno al miliardo di dollari, che per un paese il cui Pil naviga intorno agli 8 miliardi di dollari annui non è poca cosa: parliamo del 15% del Pil nazionale. Le tre banche – che conservano circa 1/3 dell’intero denaro del paese, compresi fondi pensione – hanno erogato i prestiti in più tranche pochi giorni prima delle elezioni parlamentari del 30 novembre 2014. La scomparsa di quei soldi ha causato forti proteste popolari nei confronti dei politici e delle banche, accusate di legami con la criminalità organizzata.

La Moldavia è uno dei paesi più poveri dell’Europa continentale, ed è anche uno dei paesi che soffre di più la vicinanza degli ambienti criminali alle élite economico-politiche del paese. Un’inchiesta portata avanti dall’Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project) e dal sito di giornalismo investigativo e partecipativo Bellingcat ha provato a fare luce sulle poco note vicende moldave, scoprendo come questo ultimo “furto” sia solo la punta di un iceberg che arriva in profondità. Scrivono i giornalisti che hanno partecipato all’inchiesta,

the same people who stole the bank money operated a seemingly unrelated, large-scale, money laundering operation that laundered more than US$ 20 billion, much of it from Russian and Russian state companies, over the past seven years.

Un’analisi approfondita dei dati e delle transazioni ha rilevato come la pista da seguire vada cercata in oriente. La Moldavia, probabilmente a causa della sua posizione – sia politica che geografica – a metà strada tra l’Unione Europea e la Federazione Russa, è diventata sempre più un paese dove poter riciclare denaro sporco ed ottenuto illegalmente in paesi terzi. Un hub di traffici monetari illeciti, una nazione proxy per affari illegali: la maggior parte dei soldi che passa per le banche moldave non sono moldavi. È una situazione che va avanti da tempo.

Nel 2007 scoppiò il “Magnitsky Affair“: 230 milioni di dollari distratti dal bilancio russo ricomparvero prima in alcune banche moldave per poi sparire di nuovo e ricomparire sotto forma di investimenti immobiliari milionari a New York City. Nel 2014, sempre grazie ad un’inchiesta dell’Occpr – “The Russian Laundromat” – si scoprì come 20 miliardi di dollari di fondi sottratti in Russia siano ricomparsi in giro per l’Europa dopo esser stati “lavati” in alcune banche moldave. In entrambi i casi vari documenti utili alle inchieste furono andati distrutti in alcuni incidenti sospetti.

In un rapporto confidenziale della polizia moldava datato 2011 si leggeva,

Our investigations and analysis indicate that an organized group specialized in ‘raider’ attacks against large companies operates on the territories of Moldova, Ukraine and Russia. Between 2005 and 2010, this group used decisions issued by courts in Moldova, Ukraine and Moldova to get more than US$ 100 million.

Nel 2008 la polizia moldava, mentre lavorava ad un caso minore di frode, si è ritrovata in mano alcuni documenti di cui non si capiva la provenienza. La stessa cosa avvenne contemporaneamente in Ucraina, dove a Kiev venivano scoperti documenti che potevano provare un grande giro di frodi internazionali. Tra i nomi delle società off-shore emerse in particolare una società legata a Veaceslav Platon, doppia cittadinanza russo-moldava, sesto uomo più ricco della Moldavia e già parlamentare nel 2009. Durante le indagini furono sequestrati diversi computer, ma successe un’altra cosa strana: in meno di due settimane ordini superiori obbligarono la restituzione il materiale sequestrato, su cui per stessa ammissione della polizia non ci fu il tempo di attuare i controlli probatori del caso. Il che starebbe a significare della conoscenza negli ambienti politici moldavi sia delle inchieste, che dei beneficiari di questo ordine. Come se il riciclaggio presunto fosse in qualche modo avvallato dallo stato moldavo.

Scrivono i giornalisti che hanno lavorato all’inchiesta che né gli investigatori ucraini né quelli moldavi sapevano di esser sul punto di fermare una delle più grandi operazioni di riciclaggio mai scoperte.


L’inchiesta completa

Dal sito di Bellingcat

Bellingcat

Dal sito Occrp

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a cura di Lorenzo Carota
Lorenzo Carota
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