I numeri dicono che Assad uccide 7 volte più di Isis

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Di Samantha Falciatori
La situazione siriana è un inferno. Capire cosa sta succedendo è doveroso in quanto esseri umani e indispensabile per la comprensione di quei fenomeni che travalicano i confini naturali di quella terra. Per questo motivo la nostra Rivista seguirà più da vicino la guerra siriana, che in realtà sono tante guerre diverse e sovrapposte, in modo da fornire un quadro sempre aggiornato e il più chiaro possibile.
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La spettacolarità della barbarie di ISIS finisce sempre in prima pagina, ma ci sono atrocità altrettanto disumane e compiute su scala maggiore da altri, che inspiegabilmente passano sotto silenzio. Ecco quello che ci dicono i dati sulle principali cause di morte in Siria.

Nei primi 6 mesi del 2015 il governo siriano è stato responsabile dell’87,5% delle morti civili mentre ISIS del 12,5%: 7 volte tanto.

Credi to: Syrian Network for Human Rights
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Nello specifico, tra gennaio e luglio 2015 le forze governative e le milizie filo-governative hanno ucciso 7.894 civili, ISIS 1.131.

Credit to: IRIN
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Una percentuale simile era stata registrata anche nel dicembre 2014, quando le vittime civili del regime siriano erano state il 76% sul totale, e quelle di ISIS e gruppi estremisti come al-Nusra il 18%. Ma i dati relativi agli ultimi 4 anni (sino a Marzo 2015) dimostrano che è stata l’azione del governo siriano a provocare il maggior numero di vittime 176.678 (di cui il 96% ucciso da bombardamenti aerei e d’artiglieria), seguito dalle forze d’opposizione e dai gruppi armati (ribelli Fsa e alre fazioni) con 1.649 vittime, segue ISIS con 1.045, al-Nusra con 258, forze kurde con 242, e 181 vittime civili causate dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti. Occorre tener presente che mentre il governo siriano e l’opposizione si fronteggiano dal 2011, gli altri attori coinvolti sono comparsi dopo, ISIS nello specifico nel 2014 con la sua autoproclamazione (benché molti suoi militanti fossero già affiliati a diversi fronti islamisti).

Credit to: Syrian Network for Human Rights

Se dunque i barili bomba di Assad mietono più vittime di tutte le altri parti in conflitto messe insieme, secondo anche quanto riporta Human Rights Watch, perchè l’attenzione mediatica è rivolta su ISIS?

Uno dei motivi è che le atrocità commesse da ISIS hanno un grado ricercato di spettacolarizzazione che, come avevamo analizzato su Zeppelin, si serve di vere e proprie strategie comunicative a forte impatto per arrivare direttamente al “cuore” dell’occidente. Decapitazioni, roghi, annegamenti, tutto è filmato e diffuso con un rituale professionale di film-making che fa della barbarie una merce di propaganda. Per questo, anche se quelle atrocità sono su scala minore, hanno più risalto mediatico. Al contrario, le atrocità commesse dal governo siriano, pur essendo su vasta scala e quotidiane, hanno meno risonanza perchè sono divulgate di meno e non riprese dai media nazionali. Semplicemente non fanno notizia.

Ma il fatto che non siano sotto i riflettori di tutto il mondo non significa che non accadano. Nel solo mese di luglio 2015 i bombardamenti governativi su zone residenziali di città in mano ai ribelli sono stati 6.673 con 3.654 barili bomba sganciati da elicotteri governativi (peraltro unica forza in Siria a possedere l’aviazione) su 13 delle 14 province siriane, causando almeno 791 morti civili, tra cui 207 bambini e migliaia di feriti.

Credi to: Syrian Network for Human Rights
Credi to: Syrian Network for Human Rights

Nel dibattito politico e mediatico di queste settimane si sente spesso dire che i siriani scappano da ISIS. Punto. Nella realtà le cose sono molto più complesse: indubbiamente i civili scappano dalle atrocità di ISIS, laddove si trovino in aree sotto il suo controllo, e occorre sottolineare che ISIS “controlla” sì gran parte del territorio siriano, ma si tratta della parte desertica, con minore concentrazione di popolazione. Al contrario, le aree sotto il controllo dell’opposizione, che sono il maggior bersaglio dei bombardamenti governativi, sono tra le più popolose: parliamo di tutta la provincia di Idlib, gran parte di quella di Aleppo a nord e Deraa a sud e ampie zone attorno a Damasco. Quindi, a livello puramente pragmatico e numerico, si può asserire che la maggior parte dei profughi siriani fugge dalle bombe del regime più che dai coltelli di ISIS, come loro stessi dichiarano con fermezza.

Mappa del conflitto siriano aggiornata al 2/09/2015. Credit to: @arabthomness
Mappa del conflitto siriano aggiornata al 2/09/2015. Credit to: @arabthomness

Sono oltre 4 anni infatti che l’opposizione siriana, civile e militare, chiede a gran voce l’istituzione di una no-fly zone (NFZ)  nel nord della Siria per proteggere i civili dai bombardamenti dell’aviazione di Assad con barili bomba e gas clorino, per aprire corridoi umanitari, per offrire una base territoriale sicura all’opposizione moderata e per trasferirci i 2 milioni di profughi attualmente rifugiati in Turchia. Un piano che è stato sostenuto anche dalla Turchia ma che è stato sempre osteggiato dalla comunità internazionale, a cominciare dagli USA. Il 26 giugno 2015 Raed Saleh, capo della Protezione Civile siriana (nota come Elmetti Bianchi), ha persino parlato al Consiglio di Sicurezza chiedendo una NFZ e aiuto affinchè i massacri sui civili vengano fermati. Nel suo discorso ha testimoniato le violazioni della Convenzione di Ginevra cui sono sottoposti ogni giorno e ha chiesto aiuto affinchè si impedisca agli aerei del governo siriano di bombardare i civili. Il recente coinvolgimento militare russo in Siria, però, rende una NFZ ancora più improbabile. E forse è proprio questo lo scopo delle batterie di SA-22 (sistema missilistico anti-aereo) recentemente inviate da Mosca al governo siriano. Un armamento curioso, dato che l’intervento russo a fianco di Assad è per combattere ISIS, solo che ISIS non ha un’aviazione. In Siria gli unici aerei in volo, oltre ovviamente a quelli del governo siriano, sono quelli della Coalizione Internazionale. Che siano un deterrente a ogni tentativo di NFZ o reazione della Coalizione?

Va da sé poi che chi si trova in cittadine sotto il controllo del regime attaccate dai ribelli fuggirà anche da questi ultimi, sebbene i numeri in questo senso siano largamente minori. Dipende da chi attacca le aree da cui fuggono, senza dimenticare però che scappano innanzitutto da una guerra spietata che non risparmia nessuno. Chi nega questi dati lo fa perchè nutre interesse a mistificare la realtà, anche perchè ISIS, come dicevamo, si è affermato in Siria dal 2014 ma la guerra è iniziata nel 2011, quindi se fosse vero, come alcuni sostengono, che i siriani scappano solo da ISIS, dovrebbero spiegare da cosa sono scappati tra il 2011 e il 2014 quando ISIS ancora non c’era.

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