Il patto sul nucleare iraniano è stato firmato

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Tra la notte di lunedì 13 e martedì 14 luglio, è stato raggiunto a Vienna l’accordo sul nucleare iraniano dopo 18 giorni di colloqui molto tesi. I cinque paesi aventi diritto di veto in sede Onu (Gb, Usa, Federazione Russa, Cina e Francia), più la Germania e l’Unione Europea – nella persona dell’Alto rappresentante per la politica estera – hanno concluso di stilare con la delegazione iraniana i dettagli dell’accordo di massima raggiunto l’aprile scorso. Si tratta di un accordo storico, complesso, capace di cambiare l’assetto geopolitico mediorientale. Esulta l’Amministrazione Obama, Instanbul si compiace, mentre Arabia Saudita ed Israele – storici nemici dell’Iran, da sempre contrari a questo accordo – parlano di “errore storico”. Anche la Russia, formalmente alleata di Teheran, e quindi favorevole all’accordo, ne esce in realtà più debole: il ritorno di un gigante estrattivo come l’Iran nel mercato energetico avrà conseguenze già rilevabili su rublo e prezzi di gas e petrolio.

Iran e Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) hanno già firmato l’accordo per fissare in calendario le ispezioni nei siti nucleari iraniani.

L’accordo – potete trovare il testo completo qui – prevede una riduzione graduale delle sanzioni imposte all’Iran negli anni passati da parte della comunità internazionale. Anche l’embargo sugli armamenti verrà progressivamente limitato. Già nelle prossime settimane l’Iran potrà attivarsi legalmente nel reperire capability per la propria aeronautica. L’embargo Onu sulle armi sarà completamente estinto in 5 anni, salvo violazioni dell’accordo statuito oggi; in tal caso le sanzioni torneranno in funzione nel giro di 65 giorni (anche se in molti hanno fatto notare come sia complicato riattivare sanzioni di questo tipo). Le sanzioni per limitare le attività missilistiche iraniane – uno dei nodi più delicati che si sono affrontati a livello diplomatico – rimarranno attive almeno per altri 8 anni. In cambio l’Iran potrà fare ricerca nucleare, continuare la costruzione della centrale ad acqua pesante di Arak e mantenere attive un alto numero di centrifughe, ufficialmente per soli scopi civili. Tuttavia questo accordo permetterà a Teheran, magari con qualche difficoltà operativa, di munirsi eventualmente di armi atomiche sul medio-lungo periodo. Quando potrà riattivare il proprio programma di ricerca missilistica – tra 8 anni, stanti così le cose – l’Iran avrà a tutti gli effetti capacità di deterrenza nucleare nei confronti di Arabia Saudita e Israele.

[ecko_toggle style=”outline” state=”closed” title=”La time-line degli eventi stilata da Associated Press”]

August 2002 — Western intelligence services and an Iranian opposition group reveal a covert nuclear site at the eastern city of Natanz. An inspection by the U.N.’s International Atomic Energy Agency reveals it was used to enrich uranium, a process for producing fuel or nuclear warheads.

June 2003 — Britain, France and Germany engage Iran in nuclear negotiations. Washington refuses to join. October 2003 — Iran suspends uranium enrichment.

February 2006 — Iran announces it will restart uranium enrichment following the election of hardline president Mahmoud Ahmadinejad, a critical Iran report by the IAEA to the U.N. Security Council, and after Britain, France and Germany walk out of stalled negotiations.

June 2006 — The United States, Russia and China join Britain, France and Germany to form the P5+1 group of nations trying to persuade Iran to curb its nuclear program. Washington initially stays away from the negotiating table.

December 2006 — The U.N. Security Council imposes the first set of sanctions on Iran, banning the sale of sensitive nuclear technology. Five more Security Council resolutions are passed by 2010, tightening the sanctions vise on the Islamic Republic.

November 2007 — The number of uranium-enriching centrifuges assembled by Iran reaches about 3,000 from just a few hundred in 2002. Its stockpile of low-enriched uranium also grows, giving Tehran a theoretical ability to make enough-weapons grade uranium for a bomb within a year.

July 2008 — Under President George W. Bush, the United States joins the nuclear talks for the first time.

September 2009 — Western leaders announce that Iran has dug a covert enrichment site into a mountain, escalating concerns because the facility may be impervious to air attack.

October 2009 — Under President Barack Obama, a senior U.S. diplomat meets one-on-one with Iran’s top nuclear negotiator. The talks are some of the most extensive between Washington and Tehran in three decades.

February 2010 — Iran announces it has started to enrich uranium to near 20 percent, a technical step away from weapons-grade material.

May 2010 — Brazil and Turkey announce their own nuclear deal with Iran, to America’s great dismay. The arrangement quickly falls apart.

January 2011 — Negotiations between Iran and the six world powers break off for what proves a 15-month hiatus. Iran refuses to make deep cuts in its nuclear program.

November 2011 — The IAEA outlines the possible military dimension to Iran’s nuclear activities. Iran denies the allegations, saying they’re based on falsified Israeli and U.S. evidence.

January 2012 — The IAEA says Iran is enriching to 20 percent at its mountain facility near Fordo. The European Union freezes the assets of Iran’s central bank and halts Iranian oil imports.

April 2012 — Negotiations restart between Iran and the six world powers but go nowhere.

July 2012 — U.S. and Iranian officials meet secretly in Oman to see if diplomatic progress is possible. Talks gain speed the following year, particularly when Ahmadinejad’s presidency ends.

August 2013 — Hassan Rouhani defeats several hardline candidates to become Iran’s president, declaring his country ready for serious nuclear talks. By now, Iran has about 20,000 centrifuges and the U.S. estimates the country is only a few months away from nuclear weapons capability.

September 2013 — Rouhani and Obama speak by telephone, the highest-level exchange between the two countries since Iran’s 1979 Islamic Revolution. U.S. Secretary of State John Kerry and Iranian Foreign Minister Mohammad Javad Zarif begin their diplomatic exchanges.

November 2013 — Iran and the six powers announce an interim agreement that temporarily curbs Tehran’s nuclear program and unfreezes some Iranian assets. The deal sets the stage for extended negotiations on a comprehensive nuclear accord.

July 2014 — Talks miss the deadline for a final pact. A four-month extension is agreed. November 2014 — The final pact remains elusive. Talks are extended a further seven months.

April 2015 — A framework deal is announced, outlining long-term restrictions on Iran’s nuclear program and the removal of many international sanctions. Much remains unresolved, however.

July 14, 2015 — World powers and Iran announce long-term, comprehensive nuclear agreement.

Source: AP

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