Bollettino cinese è la nostra rubrica che parla di Cina, da un punto di vista cinese. Notizie e agenzie dai media governativi cinesi con la nostra spiegazione del contesto, per capire meglio cosa sta succedendo al di là della Muraglia e quali sono i temi che la grande potenza cerca di imporre nell’agenda-setting internazionale.


In 40 anni la Cina si è trasformata da inaccessibile paese socialista ad attore protagonista della scena globale, ma la visione di Xi Jinping per la “nuova era cinese” promette altrettanti cambiamenti. In questo numero del Bollettino Cinese parliamo di quello che ci si può aspettare dalla Cina per il futuro in fatto di riforme, dalla liberalizzazione dei mercati alla ristrutturazione del welfare.

Un cambiamento che parte da lontano

Era il 1978 quando l’allora leader cinese Deng Xiaoping illustrò il suo piano per traghettare la Cina da paese socialista con un’economia centralizzata e macchinosa, a potenza mondiale con un’economia di mercato socialista. Il piano di Deng riuscì, e lui passò alla storia quale artefice delle progressive riforme e privatizzazioni che coinvolgono tutt’oggi il processo di crescita della Cina – un percorso che oggi è preso in carica da Xi Jinping.

Il “pensiero di Deng Xiaoping” era già citato nella Costituzione cinese con il suo “socialismo con caratteristiche cinesi”. Ora si è aggiunto quello di Xi, con il “socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”.

Per il suo secondo mandato Xi Jinping ha fatto in modo che il Politburo Standing Committee (il principale organo decisore del Partito) si sia composto di politici a lui fedeli, alcuni dei quali – come Wang Yang e Han Zheng – hanno già dimostrato in carriera una grande predisposizione per le riforme. Questo è uno dei motivi per cui ci aspettiamo grandi cambiamenti dai prossimi 5 anni di Governo, con un Presidente che ha praticamente la strada spianata per realizzare la sua visione di Cina moderna.

BMI Research, centro di ricerca del gruppo Fitch, ha indicato una serie di temi al centro dell’agenda di Pechino, il primo dei quali coinvolge la cosiddette State Owned Enterprises (SOE), o aziende di stato.

Le aziende di stato sono tutt’ora una parte integrante del sistema economico cinese, ma i progressi sulle privatizzazioni sono visibili: per Pechino le SOE rappresentavano il 67% degli investimenti fissi nel 2003. A fine 2017 sono scese al 37%. Secondo gli analisti non dobbiamo però aspettarci una completa privatizzazione, almeno non nel prossimo futuro. Il primo step del Governo sarà quello di muoversi verso forme a proprietà mista, attraverso incentivi all’introduzione dei capitali privati nelle aziende di stato.

Secondo il quotidiano cinese Xinhuanet, le riforme sull’assetto proprietario delle SOE saranno utili per aumentare la loro competitività e dare una spinta alla performance finanziaria. Parallelamente, per sostenere la crescita del settore privato, Pechino intende accelerare il taglio delle imposte per imprese e cittadini già iniziato nel 2017. Il Ministero delle Finanze ha annunciato che i tagli alla tassazione per l’anno in corso avranno un valore di 800 miliardi di Yuan (circa 105 miliardi di Euro).

Riguardo alla graduale apertura del mercato finanziario ai soggetti stranieri, il Governatore della People’s Bank of China (PBoC) ha svelato una serie di manovre di liberalizzazione durante il Forum di Boao dello scorso 11 aprile. Sei provvedimenti saranno promulgati entro giugno 2018, e altri 5 entro fine anno, riguardanti l’eliminazione dei limiti di investimento, l’incoraggiamento della competizione e l’incremento della liquidità del mercato dei capitali.

Di pari passo con l’apertura del mercato si prevedono grandi passi avanti nella protezione della Proprietà Intellettuale (PI). Anche se nel breve periodo non si raggiungeranno gli standard occidentali, Pechino è costretta ad agire in fretta a causa delle costanti pressioni dei suoi partner commerciali per garantire una sicurezza maggiore ai proprietari di marchi e brevetti – ricordiamo che uno dei motivi della “guerra dei dazi” con gli USA è proprio la scarsa protezione della PI delle imprese americane.

Xi Jinping per il sociale

La nostra anagrafe è un lontano parente di quello che in Cina si chiama Hukou System, Oltre alla registrazione di residenza, con l’iscrizione al sistema Hukou si accede a tutte le agevolazioni del welfare cinese, come l’assicurazione sanitaria governativa e gli sconti sui costi del sistema scolastico, ma soltanto nella zona in cui si è residenti.

Quello che però viene fortemente criticato di questo sistema è che l’accesso ai servizi è consentito solo per la zona di residenza, limitando fortemente la libera circolazione delle persone all’interno del paese. Negli ultimi anni numerose città hanno impedito l’iscrizione al Sistema di lavoratori migranti in arrivo dalle campagne, nell’intento di circoscrivere la crescita dei già sovraffollati centri urbani. Il risultato è che migliaia di persone si spostano comunque verso le città, ma non hanno accesso ai servizi assistenziali di base (con le conseguenze che si possono immaginare).

Nel prossimo futuro vedremo probabilmente una riforma del Sistema Hukou, già annunciata dal Consiglio di Stato nel 2016, ma la spinta è molto più pragmatica della mera intenzione di riformare un sistema che promuove l’apartheid.

Agevolare l’ingresso di manodopera in città dalle zone sottosviluppate è una manovra utile a combattere l’invecchiamento della popolazione urbana. Inoltre, secondo il Professor Fei-Ling Wang della Georgia Institute of Technology, “la riforma del Sistema Hukou fa parte di un programma più ampio. Il Governo vuole aumentare il processo di urbanizzazione, e ha bisogno che più persone si spostino dalle campagne alle città”.

A causa degli altissimi prezzi degli immobili urbani, i lavoratori che migrano verso le grandi città (oltre a non poter accedere ai servizi assistenziali di base) si sono visti costretti ad alloggiare in sistemazioni di fortuna ai margini dell’abitato che, nel tempo, si sono tramutate in enormi baraccopoli. Per ovviare al problema il Premier Li Keqiang ha annunciato un piano di ristrutturazione urbana di tre anni, con la nuova costruzione di 5,8 milioni di unità abitative nel solo 2018. Inoltre, Pechino ha promesso nuovi sussidi per le popolazioni a basso reddito e lo sviluppo di programmi di edilizia popolare.

Una baraccopoli a fianco di una ferrovia nella periferia di Pechino – Getty Images / ChinaPhotos

Dai consumi all’ambiente

Se le riforme del welfare andranno a buon fine, Pechino prevede una crescita dei consumi soprattutto grazie a ciò che i cittadini riusciranno a risparmiare con gli incentivi su alloggi e immobili. Il BMI Research prevede che i consumi in Cina, calcolati come quota percentuale del PIL, aumenteranno del 5,6% entro il 2027 (arrivando al 45,3% a partire dall’attuale 39,7%).

Tuttavia, crescendo il welfare e diminuendo le entrate pubbliche (a causa dell’impegno del Governo al taglio della tassazione), a farne le spese saranno probabilmente gli investimenti in infrastrutture, destinati a scendere.

Una delle grandi battaglie interne che la Cina sta combattendo è quella contro l’inquinamento. Un problema pressante se si pensa che le foto surreali di una Pechino dal cielo grigio attraversata da abitanti muniti di mascherina sono ormai diventate un marchio di fabbrica (negativo) per la città.

Rispetto alle amministrazioni passate, quella di Xi Jinping ha dimostrato di essere molto attenta al tema ambientale: tra il 2016 e il 2017 ci sono state quattro grandi campagne contro l’inquinamento, soprattutto rivolte agli impianti produttivi, e quasi 17mila aziende sono state multate per aver superato il limite di emissioni nocive consentite.

A gennaio è entrata in vigore la Environmental Protection Tax Law, che tassa le aziende per un importo di 1.000 Yuan (circa 130 Euro) per ogni tonnellata di rifiuti solidi pericolosi prodotti. 

Liu Bingjiang, membro del Ministero dell’Ambiente, ha annunciato un piano di tre anni del Governo con l’obiettivo di combattere l’inquinamento dell’aria concentrandosi nel triangolo produttivo Pechino-Tianjin-Hebei, una delle regioni più inquinate del paese.

Per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili la Cina intende puntare sul rinnovabile e sul nucleare. Circa quest’ultimo, il 25 aprile è stata inaugurata la prima centrale nucleare di terza generazione al mondo, con un sistema di raffreddamento di emergenza che la rendono la più sicura mai costruita. Se il nuovo impianto dà i risultati aspettati, il Governo potrebbe dare il via libera per la costruzione nel paese di altri reattori di questo tipo.


Le fonti di questo bollettino sono:

  • Xinhunet, Chinese SOEs make headway in mixed-ownership reform, 1 febbraio 2018;
  • China Daily, Boao Forum to offer world an Asian vision for shared prosperity, 8 aprile 2018;
  • China Daily, Cities change Hukou rules to give renters access to urban services, 12 gennaio 2018;
  • Xinhuanet, China meets shanty town transformation target ahead of schedule, 21 dicembre 2017;
  • People’s Daily, Nuclear revolution: World first AP1000 power plant in China starts fueling, 27 aprile 2018.

 

di Emanuel Gravello con la collaborazione di Matteo Bressan
Redazione
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