Il 18 Giugno 2015 è stato il giorno del bicentenario della Battaglia di Waterloo, lo scontro decisivo tra le truppe di Napoleone e la coalizione di stati europei che da ormai vent’anni si opponevano all’ascesa francese. Tornato al potere dopo esser stato esiliato sull’isola d’Elba, Napoleone venne sconfitto definitivamente dalle truppe anglo-olandesi di Wellington e da quelle prussiane di von Blücher, intervenute giusto in tempo per rovesciare le sorti di una battaglia che sembrava volgere in favore dei francesi e che avrebbe aperto le porte a una nuova espansione napoleonica nel cuore dell’Europa.

La fine dell’epoca rivoluzionaria e napoleonica segna, per molti versi, l’inizio dell’epoca contemporanea. Ecco le ragioni per le quali Waterloo rappresenta uno dei grandi spartiacque della storia.


[ecko_alert color=”gray”]Spik inglisc veri uell no?[/ecko_alert]

Con la vittoria di Waterloo la Gran Bretagna da’ inizio al suo predominio su scala globale, fino a quel momento rallentato dalla storica preoccupazione di Londra che una potenza europea egemone sul continente potesse minacciare direttamente i suoi interessi. Nei secoli dell’età moderna l’obiettivo principale della Gran Bretagna era quello di consentire alle nazioni continentali di massacrarsi tra loro (il giusto) per impedire a qualcuna di loro d’emergere sulle altre. Una volta  sventata la minaccia di un dominio napoleonico sul continente, i britannici poterono finalmente sentirsi sicuri che il “balance of power” sul continente avrebbe tenuto a lungo, dedicandosi quindi a colonizzare terre e mercati sconfinati. Un predominio durato più di un secolo, minacciato agli inizi del XX Secolo proprio dall’ascesa di una potenza europea, in questo caso la Germania, e definitivamente tramontato a beneficio dei “figli” americani. Se oggi tutti noi ci sentiamo tenuti a imparare la lingua di Shakespeare aldilà di quanto ci possa piacere o meno, lo dobbiamo a quasi di due secoli di soft power culturale ad egemonia anglosassone cominciato proprio con Waterloo.

[ecko_alert color=”gray”]Adieu grandeur.[/ecko_alert]

Con Napoleone la Francia raggiunse il suo apogeo, arrivando a imporre il suo dominio sull’intero continente europeo per un paio di anni. Prima di Napoleone, la Francia era comunque la potenza principe d’Europa, il centro gravitazionale del continente, la nazione più popolosa, e quindi una temuta macchina da guerra costantemente controllata e trattenuta dalle altre nazioni europee con a capo la Gran Bretagna, che vedeva in Parigi un grande pericolo. Dopo Napoleone questo status di “primus inter pares” non venne mai più raggiunto. Ebbero perciò inizio le paranoie francesi  volte a recuperare quello status privilegiato in Europa. La Francia dapprima provò a seguire la strada coloniale britannica col risultato di figurare come l’eterna seconda, poi arrivò il revanchismo contro la neonata Germania, che le conquistò nel 1870 Alsazia e Lorena e che condusse alle due guerre mondiali, frutto dell’incapacità francese di riconoscere di non essere più i primi nel continente. Tutt’ora la Francia  guarda con malinconia ai verdi prati di Waterloo pensando a quanto crede di aver perso su quel campo di battaglia, e ancora insegue il suo sogno di tornare ad essere la prima d’Europa, basti pensare ai costanti freni e veti di Parigi riguardo il processo d’integrazione europea, per il timore di un’Unione a guida tedesca (o più banalmente non a guida francese).

[ecko_alert color=”gray”] Germania e Italia: stesso epilogo, conseguenze opposte.[/ecko_alert]

Diversi decenni dopo la battaglia di Waterloo due grandi entità nazionali europee si erano finalmente riunificate: la Germania e l’Italia. Bizzarie della storia vogliono che ad avvicinare il lasso temporale tra la formazione di queste due nazioni fu proprio l’epoca napoleonica e il suo tramonto. Seppur mezza mangiucchiata dalle mire espansionistiche francesi grazie a Napoleon l’Italia aveva, almeno formalmente, una prima connotazione politica unitaria in qualità di Repubblica Cisalpina prima e di Regno d’Italia poi. La nostra bandiera nazionale, del resto, trae diretta ispirazione da quella francese e venne issata per le prime volte proprio con l’arrivo dei francesi in Italia guidati da Napoleone. Con la sconfitta del grande generale si pensò che l’Italia potesse continuare ad essere retta da una potenza straniera, l’Austria, in grado di tenere al guinzaglio il pulviscolo di domini locali. Una scelta anacronistica, che portò a un ritardo di almeno mezzo secolo nel processo di formazione nazionale, con conseguenze che ancora oggi esperiamo. Dall’altra parte delle Alpi invece, l’apporto decisivo dei prussiani alla definitiva sconfitta di Napoleone diede grandi vantaggi alla Prussia al Congresso di Vienna, velocizzando il processo di formazione nazionale tedesco, che a sua volta, sei anni prima nel 1806, fu inconsapevolmente favorito proprio da Napoleone, che smantellando l’ormai vuota istituzione del Sacro Romano Impero privò i tedeschi del solo collante e dell’unica giustificazione politica che li impediva di chiedersi per quale ragione fossero tenuti a restare divisi in staterelli dall’importanza infima.

[ecko_alert color=”gray”]Poland cannot into relevance. [/ecko_alert]

Mentre infuriava la rivoluzione francese, un terribile delitto si consumava nello scacchiere europeo. Il Commonwealth di Polonia e Lituania veniva infatti smantellato e spartito tra Russia, Prussia e Austria. Napoleone, certo per far dispetto a russi e tedeschi, e non per ragioni di giustizia, ripristinò il centro di potere polacco, il quale tuttavia morì in concomitanza alla ritirata della “grande armata” francese dalle steppe russe. La Polonia ritrovò l’indipendenza soltanto un secolo più tardi, ma profondamente mutata sia internamente sia rispetto ai propri vicini. Col crollo della Polonia alla fine del XVIII Secolo, ribadito e cristallizzato con la sconfitta di Napoleone, veniva a mancare quella dimensione di equilibrio multipolare che per secoli aveva dominato l’est europeo, che da quel momento in avanti si sarebbe prima tramutato in linea di confine tra il potere tedesco e quello russo e, poi, in “giardino privato” sovietico, dando vita a tutte le tensioni presenti attualmente in una regione dagli equilibri completamente sbilanciati, dove sono tante le nazioni diverse tra loro e spesso in competizioni a far costantemente i conti con il gigante russo.

[ecko_alert color=”gray”]Viva la restauración![/ecko_alert]

Secondo le fonti storiche più lette dalla cittadinanza, ossia i bigini per superare la maturità in tre giorni di studio, col Congresso di Vienna le potenze europee vincitrici, rette da perfidi aristocratici incipriati, tentarono di dare un colpo di spugna ai valori della rivoluzione francese, ma fallirono a causa dell’ascesa della borghesia come nuova classe dominante. Peccato solo che a dare lo spintone decisivo alla Francia napoleonica fu il “borghese” Regno Unito e che la Restaurazione per quanto ad oggi appaia come anacronistica, riuscì non solo a rallentare il processo di diffusione dei valori illuministici, borghesi e liberali, ma a mutarli profondamente. Come già intuì lo stesso Napoleone, che si fece eleggere Imperatore e prese per moglie una principessa austriaca, il nuovo ordine ideologico borghese per potersi imporre nel tessuto sociale europeo avrebbe dovuto (spesso e volentieri) scendere a patti e compromessi con il vecchio ordine nobiliare, col risultato che la Borghesia per ascendere al potere si “aristocratizzò” e con essa molti dei valori illuministici e liberali dovettero adattarsi e assumere connotazioni aristocratiche. Il socialismo di Marx nacque anche da questo “diluirsi” della spinta rivoluzionaria liberale ed illuminista, che per il filosofo era imputabile alle contraddizioni presenti nel nuovo ordine, contraddizioni che avrebbero poi portato al suo crollo esattamente come accadde per gli aristocratici e il loro mondo feudale. Senza Waterloo e con Napoleone in grado di far lavorare a lungo e a pieno regime i dettami rivoluzionari, probabilmente Marx non ci sarebbe mai stato.

Mirko Annunziata
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