Anche nel racconto di fantasia più sfrenato e distopico le relazioni tra le entità politiche seguono le stesse modalità che hanno contraddistinto il corso della storia umana. Final Frontier è la rubrica che proverà a spiegare le relazioni internazionali attraverso le più conosciute storie di fantascienza. “Spazio, ultima frontiera”.
In questo primo episodio affrontiamo una delle serie della science- fiction più longeve, ricche di spunti e ben costruite: Star Trek

Organia è un pianeta di classe M, l’unico pianeta di classe M in una zona di confine tra due potenze astrali in conflitto tra loro. Gli autoctoni appartengono una razza umanoide, pacifica e arretrata, che non ha a che fare con nessuno dei due contendenti e vive in maniera semplice, apparentemente ignara dell’importanza strategica della propria dimora. La missione affidata alla USS Enterprise è chiara, ma complessa: impedire al nemico – l’Impero Klingon – di occupare militarmente il pianeta, e negoziare l’installazione di una base d’appoggio della Federazione dei Pianeti Uniti sul medesimo.

Poco importa se alla fine gli Organiani si riveleranno inaspettatamente una razza evolutissima, in grado di compiere autentici prodigi, finanche costringere due potenze interplanetarie a interrompere la guerra e giungere a patti. Quel che a noi interessa sono gli spunti di realismo politico che ci offre la serie sci-fi Star Trek (Star Trek TOS, “Missione di pace”, episodio 27, prima stagione).

Così definisce Organia il capitano Kirk: “Un’altra Armenia o Belgio: il debole e innocente che finisce per trovarsi su una strada di invasione naturale”. In effetti il pianeta, posto strategicamente tra i due imperi e bramato da entrambi, non può non ricordare i territori armeni, eternamente contesi tra due potenze regionali nel corso della storia: l’Impero romano e quello partico durante l’età antica, russo e ottomano nell’età moderna. Anche gli strumenti usati dai due contendenti per controllare il pianeta differiscono profondamente: i Klingon spingono per un’occupazione militare, la Federazione cerca di ottenere la collaborazione degli indigeni locali offrendo loro sostegno economico e scientifico – simile alla strategia volta a conquistare “cuori e menti” tenuta dall’Impero britannico nel sud-est asiatico quando l’età coloniale giunse al crepuscolo.

Qualsiasi realista politico non faticherebbe a riconoscere i due tipi di potere strumentale delineatosi nella storia delle relazioni internazionale, hard power (forza militare) e soft power (economia, commercio, diplomazia). Le stesse rappresentazioni dei contendenti afferiscono alla realtà internazionale “contemporanea” [la prima stagione della serie risale al 1966, nda] e contribuiscono a sottolineare questa dicotomia: da una parte, una Federazione democratica e progressista la cui bandiera assomiglia in maniera nettissima al simbolo delle nostre Nazioni Unite; dall’altra, un impero autocratico e militarista fondato da una bellicosa razza di alieni i cui tratti somatici potrebbero ricordare i popoli dell’Asia nord-orientale. Profondamente diversi, Federazione e Impero giocano nella serie il ruolo di antagonisti politici principali (similmente al rapporto Urss-Usa nel periodo della Guerra Fredda), contendendosi zone di influenza e risorse della potenza (in primis, le preziosissime miniere di dilitio, i cui cristalli sono essenziali per mantenere in funzione i motori a curvatura che consentono alle astronavi di viaggiare da un capo all’altro della Galassia).

Prodotta da Gene Roddenberry, magistralmente interpretata da William Shatner e dal compianto Leonard Nimoy, la serie Star Trek riscosse un successo ineguagliato nella storia della science-fiction televisiva. Di matrice asimoviana e proiettata in un futuro pacifico e migliore, essa importò terminologie tecniche e nomi propri dall’universo navale statunitense. L’organizzazione militare della Federazione dei Pianeti Uniti ricalca quella tradizionale della marina. Le denominazioni delle astronavi sono state “prese a prestito” (la siglia USS identifica le unità della United States Navy); la stessa USS Enterprise deve il proprio nome alla omonima portaerei varata nel 1957, che fu, tra l’altro, la prima nave a propulsione nucleare della storia, e l’ottava nella storia degli Stati Uniti a portare questo nome.

Le regole del gioco non cambiano. Nell’universo di Star Trek le relazioni tra  la Federazione e gli Imperi circostanti sono ispirate alle relazioni tra le potenze storiche e contemporanee, così come le loro strutture militari hanno offerto un modello di riferimento ai narratori. Alla faccia di chi, negli anni Settanta, chiamava questo genere “fantascemenza”.

Paolo Albergoni
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