La Polonia sta violando i principi europei sullo stato di diritto?

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Ormai è palese, le destre nazionaliste polacche hanno paura del potere dei media e della stampa. La dimostrazione di questa tesi, che mette a rischio uno dei valori portanti dell’intera Unione europea, è la nuova legge che prevede la possibilità per il governo di rimuovere gli attuali dirigenti delle testate nazionali, portando in capo al ministero del Tesoro le nuove nomine di giornalisti e direttori, ma anche quella relativa alla modifica delle regole di nomina politica della Corte costituzionale.

Dal giorno di San Silvestro, la Polonia è un po’ “meno libera” degli altri 27 paesi dell’Unione europea. Infatti, con la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Andrzej Duda della proposta di legge sulla nuova normativa della gestione dei media (e portata avanti dal Primo ministro, la nazionalista Beata Szydlo), l’intero panorama della libertà di espressione e di informazione della Polonia è duramente messo alla prova. La nuova legge infatti prevede che sia lo stesso Governo a “controllare” i mezzi di comunicazione pubblici, dando la facoltà al ministro del Tesoro di revocare e nominare sia i Cda che i direttori di tutte le emittenti di Stato, sia che esse siano Tv o radiogiornali.
La legge, che va ben oltre il “potere di controllo” governativo sul sistema dell’informazione pubblica polacco e che prevede anche la nomina governativa di 5 dei 15 giudici della Corte costituzionale, ha uno scopo ben preciso: accentrare e rafforzare i poteri del Governo euroscettico di Szydlo.

“Manipolare” l’opinione generale, nel tentativo di far convergere a destra il pensiero degli elettori, serve appunto a garantire un maggiore rinsaldamento del potere nelle mani del partito Diritto e giustizia, presieduto dall’ex premier Jaroslaw Kaczynski. Lo scorso autunno la Polonia ha deciso di voltare pagina, e ha abbandonato la sua proverbiale fiducia nelle destre popolari, moderate e cristiane, per abbracciare la fede dell’euroscetticismo facendo vincere, con la maggioranza assoluta di quasi il 38%, la destra nazionalista di Szydlo. Per la prima volta, dal lontano 1989, nessun partito di sinistra è rappresentato al Parlamento polacco che vede i moderati di Piattaforma civica (fondato, sulle ceneri di Solidarnosc, dall’attuale Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk) schiacciati dalla destra populista e antisistema di Kukiz e dalle destre conservatrici di Kaczynski.

Il Primo ministro polacco Beata Szydlo ad una conferenza stampa a novembre, a Varsavia. Con i precedenti governi alle spalle del podio compariva anche la bandiera europea, che ora è stata rimossa / credits: AP Photo
Il Primo ministro polacco Beata Szydlo ad una conferenza stampa a novembre, a Varsavia. Con i precedenti governi alle spalle del podio compariva anche la bandiera europea, che ora è stata rimossa / credits: AP Photo

La ratifica della legge da parte del Presidente della Repubblica Duda – Presidente – che dovrebbe difendere tanto i valori della Costituzione quanto i valori europei condivisi dalla Polonia al momento di ingresso nell’Ue – è stata vista dalle istituzioni comunitarie come un vero e proprio “attacco a volto scoperto”. Mercoledì 13 gennaio il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha aperto il dibattito sulla necessità di verificare la situazione dello “stato di diritto” in Polonia. Lo stesso commissario per la Digital agenda, con delega ai mezzi di comunicazione, Gunther Oettinger, ha infatti annunciato un eventuale procedura di osservazione della situazione del Governo polacco. “La nostra più grande pressocupazione è che il servizio pubblico perda la sua funzione di informare i cittadini in modo indipendente – ha spiegato il commissario Oettinger al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeinen – con la legge approvata Governo, siamo costretti a mettere sotto controllo la Polonia”.

La Commissione europea ha aperto una procedura per verificare che le nuove norme polacche – sia sulla gestione della Corte Costituzionale, che quelle sul controllo dei media – non violino apertamente le norme europee sullo “stato di diritto” (rule-of-law). Dall’altro lato, il Governo polacco ha già raccolto il plauso e il supporto del governo ungherese del premier populista Viktor Orban. Un’asse di destra, quella polacco-ungherese, che vede unire sempre più le sorti dei due paesi alla mercé dell’euroscetticismo e del demagogismo. La Commissione ha inoltre incaricato il vicepresidente Frans Timmermans di inviare una lettera al Governo polacco, al fine di avviare un dialogo strutturato.

Lo stato di diritto è uno dei valori fondamentali su cui l’Unione europea è fondata. I recenti avvenimenti in Polonia, in particolare il contenzioso politico e giuridico, hanno dato luogo a preoccupazioni per quanto riguarda il rispetto dello stato di diritto – hanno fatto sapere dal Berlaymont – e la Commissione ha chiesto informazioni al Governo di Varsavia sulla situazione relativa al Tribunale Costituzionale e sulle modifiche alla legge sulle emittenti di servizio pubblico”. Si tornerà sulla questione entro la metà di marzo, ha fatto sapere Juncker.

di Omar Porro

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