Cosa spinse il Parlamento scozzese agli inizi del ‘700 a sottoscrivere il proprio atto legale di morte unendosi al Regno d’Inghilterra? È possibile scorgere un evento che più di altri spinse a questa decisione di cui a noi oggi, dopo trecentosette anni, giunge un’eco di protesta?

Si da’ il caso che alla fine del XVII secolo la situazione socio-economica della Scozia fosse particolarmente deprimente, anni di carestie, un’economia tutt’altro che prospera e una posizione geografica sfortunata, per le reti commerciali di allora, condannavano il paese a quelli che saranno noti come “gli Anni Malati”. Questi erano anche i tempi in cui le compagnie commerciali private monopolizzavano i commerci e con essi gli interessi nazionali, dando vita a guerre mercantilistiche; e all’epoca tra vincitori e vinti gli scozzesi non potevano dirsi tra i primi.

L’aristocrazia locale e i ceti mercantili sognavano da lungo tempo di rompere l’isolamento, lontano dai grandi traffici e all’ombra dell’ingombrante vicino inglese e della sua potente Compagnia delle Indie Orientali.

Così quando nel 1695 il mercante e banchiere William Paterson presentò agli alti rappresentanti della nazione scozzese il suo progetto di colonizzazione del Golfo di Darién, non lontano dall’istmo di Panama, il parlamento di Edimburgo decise di avallare la creazione della Compagnia Scozzese dell’Africa e delle Indie, meglio nota come Compagnia Scozzese di Darién. In verità la scelta “patriottica” di Paterson di creare una compagnia scozzese era anche la sua ultima spiaggia, dopo una serie di rifiuti incassati rispettivamente dal Sacro Romano Impero e dall’allora Repubblica Olandese.

La compagnia di Darién in primo luogo cercò di ottenere i fondi per la realizzazione del progetto, noto come “Schema di Darién” rivolgendosi ai finanziatori della City di Londra e appellandosi al favore di Re Guglielmo, che come i suoi predecessori governava su Scozia ed Inghilterra in “unione personale”, senza che vi fosse tuttavia un’unione politica tra i due regni.

L’iniziativa scozzese non fu ben accolta dagli ambienti inglesi, in primo luogo essa veniva percepita come potenziale rivale della locale Compagnia Inglese delle Indie Orientali, in secondo luogo perché, punto fondamentale, in quel tempo gli inglesi trovandosi in una fortissima fase di ostilità contro la Francia del Re Sole non avevano alcun interesse ad entrare in rotta di collisione con la potenza spagnola, che rivendicava nominalmente il possesso del Golfo di Darién. Paterson ripiegò quindi direttamente sui capitali scozzesi riuscendo, contrariamente alle aspettative a radunare in brevissimo tempo un’enorme somma di denaro, più di un quarto della liquidità dell’intera nazione. Le sorti della Scozia si stavano così inevitabilmente legando al successo della Compagnia.

Nel luglio 1698 la prima spedizione lasciò il porto di Leith alla volta delle Americhe. Sfortunatamente per la Compagnia, per il Parlamento e per le tasche di mezza Scozia il sogno coloniale si rivelò una catastrofe totale. I nativi rifiutarono le lusinghe fatte di perline e specchietti di cui i coloni si erano improvvidamente cullati di poter far largo uso, la popolazione locale non si dimostrò ostile, cercando addirittura di assistere gli sfortunati nuovi venuti – evidentemente preferendoli alla minaccia spagnola.

L’attività economica di Nuova Edimburgo non decollava, i tentativi agricoli si rivelarono improduttivi e, mentre le derrate alimentari scarseggiavano, le malattie tropicali fecero il resto. Quando i pochi superstiti si appellarono al loro Re Guglielmo, per essere assistiti nella tragedia, la risposta di Sua Maestà fu di totale ostracismo, non era sua intenzione danneggiare il rapporto che la casa d’Orange voleva mantenere verso la Spagna in questi anni di rivalità contro la Francia. Facendo leva sul proprio duplice ruolo di capo di Stato, il Re diede ordine tassativo, a quella parte dei suoi sudditi che non fosse scozzese, di non aiutare i coloni di Darién, “dal Canada ai Caraibi i sudditi inglesi (ed olandesi) non devono scambiare neanche un barile d’acqua dolce con i coloni scozzesi”.

In questo modo nel luglio del 1699 la colonia venne abbandonata, e quando i pochi superstiti giunsero in Giamaica, a questi fu rifiutata qualsiasi assistenza, essendo l’isola sotto il dominio inglese. Nel mentre in Scozia, completamente all’oscuro della fallimentare disfatta, una seconda spedizione stava partendo. Questo tentativo si rivelò ancor più traumatico, i nuovi coloni presi dallo sconforto di fronte alle macerie di Nuova Edimburgo, dovettero fronteggiare la reazione spagnola che non tardò ad arrivare e ben presto, il secondo insediamento fu preso d’assedio dalle forze spagnole e costretto a capitolare.

L’esperienza coloniale di Darién si rivelò un totale disastro per le ambizioni della nazione scozzese, il progetto di aprirsi una strada verso un esotico El Dorado chiamato Darién, paradossalmente, non fece altro che aggravare la situazione del paese portandolo alla bancarotta. Gran parte della nobiltà scozzese si trovò sul lastrico, 500.000 sterline scozzesi, più di un quarto stesso della liquidità scozzese era finito dilapidato.

Fu dunque da questo evento preciso che si originò tra le indebolite élite scozzesi e per mezzo del parlamento – strumento istituzionale del loro potere – la volontà di stipulare il famigerato “Atto di Unione” con l’allora Regno di Inghilterra nel 1707, da cui vedrà la luce quello che noi oggi chiamiamo “Regno Unito di Gran Bretagna”.

Al di fuori delle mura parlamentari e degli interessi delle élite terriere e commerciali, la maggior parte della popolazione non smaniava per questo patto con l’antico rivale, tuttavia in questo modo la Scozia poté uscire dal suo isolamento economico e politico, saltando sul carro di un Impero che stava nascendo e che dopo l’Atto di Unione muterà il suo nome da inglese a britannico.
La Scozia e gli scozzesi rinunciarono così alla loro libertà, ricevendo come contropartita da parte inglese – tramite l’articolo 15 del Trattato – una compensazione di 398.085,10 sterline destinata ai bancarottieri investitori della Compagnia di Darién.

Questa somma fu chiamata “l’Equivalente”, meglio nota come “il Prezzo della Scozia” .

Marco Moggia
Marco Moggia
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