È di pochi giorni fa la notizia della morte, dopo una lunga malattia, del Re thailandese Bhumibol Adulyadej. Amato dal popolo, figura politica (e morale) di grande importanza nel Paese. Cosa succederà adesso?

Il Sovrano tailandese viene identificato con l’appellativo di Rama in omaggio alla divinità Vishnu. Rama, infatti, non solo rappresenta il Maryada Purushottama ovvero “l’uomo perfetto”, una delle sette sembianze che il Dio può assumere in mezzo agli uomini, bensì anche colui che scelse di abiurare l’induismo per aderire al Dharma, ovvero alla religione buddista. È da qui che dobbiamo partire se vogliamo inquadrare meglio gli effetti che la morte del Re di Thailandia potrà avere sulla politica del Paese.

Il culto del Sovrano.

Rama IX veniva adorato come un Dio. Infatti, il “Devaraja”, ovvero il culto del Sovrano come incarnazione del divino, ha radici molto lontane. Venne introdotto per la prima volta nell’impero Khmer nell’802d.c. dal sovrano Jayavarman II, che secondo la tradizione induista, veniva considerato l’incarnazione terrena del Dio Shiva, e successivamente mutuato nel regno di Sukhothai nel 1238 d.c, ove il concetto di “Devaraja” venne declinato dalla cultura buddista in quello di “Dharmaraja”, ovvero il “Governatore secondo giustizia”. Infatti, fin dagli arbori della monarchia tailandese, il sovrano veniva considerato come l’uomo ideale, di buona educazione, che governa secondo le regole del Dharma (ovvero gli insegnamenti del Buddha), legato ai suoi sudditi da un rapporto paternalistico.

Cittadini thailandesi piangono la morte del loro Sovrano a Bangkok - credits: Epa

Cittadini thailandesi piangono la morte del loro Sovrano a Bangkok – credits: Epa

Nell’era moderna della monarchia tailandese, avviata con l’avvento al potere di Adulyadej il sovrano veniva identificato nell’unione delle filosofie del Devaraja e del Dharmaraja come “il divino padre dei thailandesi”. Proprio per questo motivo nel calendario tailandese la festa del papà si celebra il giorno del compleanno di Adulyadej. Il lungo regno di Rama IX è stato caratterizzato da un forte culto del Sovrano e dell’intera famiglia reale, soprattutto nella capitale, Bangkok. Per le vie della capitale è possibile scorgere enormi iconografie del Re e della Regina – che recentemente hanno iniziato ad essere sostituite con quelle di Vajiralongkorn, erede al trono, con lo scopo di incrementare l’apprezzamento del popolo nei suoi confronti, decisamente minore rispetto all’amore riservato al padre.

Il forte culto del Re fa sì che ancora oggi nell’ordinamento thailandese esistano i reati di lesa maestà, tra cui il vilipendio al Sovrano e al Buddha. Questo comporta anche un enorme rispetto nel maneggiare le banconote poiché vi è raffigurato il Re, tanto che qualora dovessero essere calpestate – i piedi sono considerati la parte meno nobile del corpo umano dalla religione buddista – si rischia di esser puniti con quindici anni di carcere.

Chi era Bhumibol Adulyadej, Rama IX

Rama IX era riconosciuto come simbolo di unità nazionale da tutte le componenti politiche nonostante non fosse il prescelto per salire al trono. Divenne tale solo in seguito al misterioso omicidio, su cui ancora oggi si indaga, del fratello primogenito. Salito al trono, nel 1946, in un periodo di forte tensione per la monarchia thailandese, di cui se ne discuteva l’abolizione, Adulyadej riuscì a rendere popolare la monarchia tra i membri dell’esercito e l’aristocrazia thailandese, che ancora oggi rappresentano gli elementi fondanti la triade del potere politico tailandese. Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti individuarono nel monarca tailandese un alleato, tra i tanti governi filo comunisti del Sud-est asiatico. Tale alleanza fu in grado di favorire lo sviluppo economico e sociale del Paese, anche grazie agli investimenti della Banca Mondiale, che in principio dovevano venir utilizzati per opere sociali, per il contrasto al narcotraffico e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione minorile.

Il Re Bhumibol Adulyadej in una foto del 1982 - credits: Thierry Falise / LightRocket via Getty Images

Il Re Bhumibol Adulyadej in una foto del 1982 – credits: Thierry Falise / LightRocket via Getty Images

Il Sovrano si mostrò fin da subito un abile diplomatico. All’avvento del suo Regno si trovò a fare i conti sul piano internazionale con l’alleanza nipponica durante la Seconda guerra mondiale, giustificandola come l’unico elemento che aveva permesso alla Thailandia di evitare i crimini di cui i giapponesi si erano macchiati nel sud-est asiatico. Inoltre, riuscì a tutelare il suo Regno dalla guerra civile in Vietnam, dalla crisi coreana e dai Khmer rossi cambogiani.

L’atteggiamento di Rama IX fu fin da subito quello di un sovrano riservato che ebbe un ruolo fondamentale nell’evitare la guerra civile durante i ripetuti colpi di Stato (in particolare durante quello del 1992) e durante la presa di potere di Thaksin Shinawatra, potente ex Primo ministro che godeva dell’appoggio della popolazione e di quella parte del ceto militare favorevole alla repubblica.

Dall’avvento di Shinawatra sulla scena politica – ed anche durante il suo esilio – la società thailandese si divise in camicie gialle (sostenitori del Re) e camicie rosse (oppositori del Re). Al sovrano va riconosciuta anche un’altra abilità: quella di aver saputo garantirsi, durante la propria reggenza, l’appoggio di buona parte dei ceti sociali.

E ora?

La perdita dell’amato Re, se da un lato genera un profondo dolore nella popolazione Thai, dall’altro rende percepibili le preoccupazioni di popolo e governo. Innanzitutto per il lungo periodo che separa la morte di Rama IX, collante del Regno Thai, dalle elezioni, soprattutto alla luce della forte contrazione dei consumi e degli investimenti stranieri nel Paese. Le elezioni generali, che dovrebbero seguire l’adozione della nuova Costituzione, approvata nell’agosto 2016, dovrebbero svolgersi nel 2017. La nuova Costituzione però non è ancora entrata in vigore: la ratifica da parte del Re era prevista per novembre. L’attuale Primo ministro Prayuth Chan-ocha – Generale dell’esercito che ha compiuto il colpo di Stato del 2014 –  in accordo con l’Assemblea legislativa, ha garantito che la ratifica della nuova Costituzione avverrà da parte del reggente nominato ex officio della monarchia tailandese, Prem Tinsulanonda, anch’esso un Generale dell’esercito, 96enne, braccio destro e consigliere del Re deceduto.

Inoltre, vi sono forti preoccupazioni sull’erede al trono, Vajiralongkorn, secondogenito poco favorito sia dalla dittatura militare al potere, che dalla famiglia reale, che da parte del popolo thailandese. Molti avrebbe preferito che a succedere al trono fosse la figlia Ubolratana Rajakanya, primogenita di Rama IX, ma attualmente alle donne non è ammesso l’esercizio di funzioni all’interno della monarchia Thai.

Maha Vajralongkorn, che contrariamente al padre, non rispetta la tradizione religiosa buddista ed ha all’attivo una vita mondana, si presta inoltre ad essere facile pedina manovrabile dell’esercito; ciò nonostante l’attuale dittatura militare, responsabile del colpo di stato del maggio 2014 che ha destituito il governo legittimamente eletto di Yingluck Shinawatra, fosse direttamente sostenuta dal sovrano.

Il Governo thailandese ha peraltro fatto sapere che l’incoronazione di Maha Vajralongkorn sarà posticipata, probabilmente di un anno, e cioè fino a quando il periodo di lutto nazionale non sarà concluso. Contrariamente al padre, Vajralongkorn non vanta buoni rapporti con la giunta militare, anche per via di uno stretto legame con la famiglia di Shinawatra, ex primo ministro e avversario della giunta in esilio dal 2014.

Alcuni sostengono che il colpo di Stato del 2014 sarebbe stato organizzato proprio per evitare che alla morte di suo padre, Vajiralongkorn concedesse più potere agli Shinawatra, una delle famiglie più potenti del Paese. Sono proprio i legami dell’erede al trono con l’ex Primo ministro a destare la maggiore preoccupazione nella corte della monarchia thailandese. C’è chi teme infatti che Vajiralongkorn possa adottare una legge di amnistia per i delitti politici, consentendo a Shinawatra di rientrare in Thailandia.

di Ilaria Rudisi
Redazione
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