Le trattative politiche per la riunificazione di Cipro in chiave federale procedono nella giusta direzione. Vi illustriamo gli ultimi sviluppi, ricordando anche perché l’isola è divisa.


Le trattative per la riunificazione di Cipro non sono mai state così positive. Il 12 e il 13 gennaio si è svolto a Ginevra l’ennesimo round di colloqui, tra la delegazione greco-cipriota presieduta dal Ministro degli esteri greco Nicos Anastasiades e quella turco-cipriota guidata da Mustafa Akinci. Il processo di pace prosegue da anni senza successo, sotto l’egida dell’Onu e dei tre Paesi garanti, cioè Turchia, Grecia e Gran Bretagna, e con rappresentanti dell’Ue in qualità di osservatori (la parte greca di Cipro è membro dell’Ue). Argomento della conferenza è stata la sicurezza, ultimo dei sei argomenti trattati durante questo ciclo di incontri, nel reciproco riconoscimento che la sicurezza di una delle due comunità non può essere raggiunta a scapito dell’altra.

Come stabilito nella dichiarazione finale, il risultato dei colloqui è stata l’istituzione di un gruppo di lavoro con il compito di identificare le questioni cruciali da risolvere e soprattutto gli strumenti per risolverle, nonché la decisione di riprendere le trattative politiche. Anche se le conclusioni degli incontri diplomatici non sono state rese pubbliche, le trattative politiche dovrebbero riprendere ai primi di marzo.

Questo round di colloqui è stato accolto con ottimismo, sopratutto dal Consigliere speciale Onu per la questione di Cipro, Espen Barth Eide, che in conferenza stampa ha parlato di uno spartiacque per l’isola, in quanto per la prima volta entrambe le delegazioni hanno presentato il progetto di quella che vorrebbero essere la divisione amministrativa dell’isola in chiave federale.

Mappa di Cipro. Credits to: Encyclopædia Britannica, Inc.

Mappa di Cipro. Credits to: Encyclopædia Britannica, Inc.

Un breve ripasso: perché Cipro è divisa un due?

Tutto risale almeno al 1960, quando Cipro ottenne l’indipendenza dal Regno Unito a seguito dei trattati di Zurigo e Londra (1959 e 1960) mediati dalle tre potenze garanti, Turchia, Grecia e Gran Bretagna. Il 16 agosto 1960 Cipro diviene una Repubblica presidenziale indipendente, guidata dall’eletto arcivescovo Makarios, il primo presidente di una fragile Repubblica in cui già esistevano tensioni tra la maggioritaria comunità greca, ortodossa, e quella turca, musulmana (circa il 18% della popolazione). Tensioni evidenti anche nei tentativi greco-ciprioti di emendare la Costituzione per ridurre lo status di protezione dei turco-ciprioti e renderli ufficialmente una minoranza. Tensioni poi culminate con i fatti del dicembre 1963, noto come “Natale di sangue”, in cui milizie greco-cipriote attaccarono villaggi turco-ciprioti massacrando almeno 133 civili, tra cui donne e bambini, e distruggendo 270 moschee e santuari musulmani in pochi giorni.

Scontri e sangue proseguirono per mesi, la Turchia minacciò l’invasione e, dal momento che gli attacchi non si arrestarono, nel 1964 inviò l’aviazione a bombardare villaggi greco-ciprioti con il napalm, scatenando l’ira di Makarios che paventò nuovi attacchi ai villaggi turco-ciprioti se i raid aerei non si fossero fermati. Una precaria situazione che degenerò ulteriormente negli anni ’70. Il governo di Makarios perseguiva una politica indipendente da Atene, che dopo il colpo di Stato del 1967 era divenuta una dittatura militare di destra retta da un triumvirato di colonnelli che avevano delle mire sull’isola cipriota. Qui, nel 1971, venne fondata l’EOKA Beta, un’organizzazione paramilitare di destra che sosteneva l’énosis, ossia l’annessione di Cipro alla Grecia; con l’appoggio del regime dei colonnelli greci, combatteva il governo democratico dell’arcivescovo Makarios.

Una donna turca piange il marito morto, che è una vittima degli scontri del 1964 – via cyprus-mail.com

Le mire greche su Cipro continuarono anche dopo che nel 1973 i tre colonnelli della giunta vennero messi agli arresti dal generale Joannidis, capo supremo dell’esercito greco che con un colpo di Stato interno aveva assunto la guida del Paese. Fu la nuova giunta al comando di Joannidis che nel 1974, alla morte del leader dell’EOKA Beta, Georgios Grivas, assunse direttamente il controllo dell’EOKA Beta e tramite essa effettuò un colpo di stato a Cipro a causa del quale Makarios – dopo che i tentativi di assassinarlo erano fino ad allora tutti falliti – fu deposto e costretto alla fuga.

Di fronte a questo colpo di Stato, la Turchia intervenne immediatamente, per tutelare la comunità turca, occupando il 37% del territorio. Nel 1983 nella parte occupata fu autoproclamata la Repubblica Turca di Cipro del Nord, mai riconosciuta dalla comunità internazionale. L’invasione e i seguenti combattimenti provocarono centinaia di vittime, migliaia di sfollati e grandi distruzioni, mentre Grecia e Turchia si trovarono sull’orlo di un conflitto armato, motivato anche dai giacimenti petroliferi scoperti nell’Egeo nel 1973, che potevano essere rivendicati da chi possedeva la sovranità su Cipro.

L’Onu condannò il colpo di Stato orchestrato da Atene, che di fatto decretò la fine della dittatura militare in Grecia, tornata democratica nel 1974, ma non riuscì a risolvere la scissione cipriota. Dal 1974 la parte greca è divisa da quella turca dalla cosiddetta “linea verde”, una fascia demilitarizzata voluta dall’Onu e garantita dalla missione di peacekeeping UNFICYP.

La “linea verde”, l'area demilitarizzata voluta dall'Onu nel 1974 che divide Cipro in due. Credits to: Iefimerida.

La “linea verde”, l’area demilitarizzata voluta dall’Onu nel 1974 che divide Cipro in due- credits to: Iefimerida.

Da allora, ogni tentativo di riunificazione è fallito, fondamentalmente per la reciproca sfiducia tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. Nel 2004 l’Onu propose un referendum sul cosiddetto “piano Annan”, dal nome dell’allora Segretario Generale dell’Onu, che prevedeva la riunificazione del Paese: i turco-ciprioti votarono a gran maggioranza (65%) favorevolmente, mentre i greco-ciprioti rifiutarono a gran maggioranza (76%). La soluzione federale è quella tuttora perseguita, anche se non vi è ancora accordo tra le parti circa la determinazione dei confini e di quali villaggi debbano finire nei rispettivi territori, senza contare la spinosa questione delle proprietà di chi è stato costretto a fuggire dalle proprie case. Tuttavia, la strada verso la riunificazione a livello federale del Paese sembra oggi più vicina che mai.

Veicoli della missione di peacekeeping UNFICYP a Cipro. Credits to: UNFICYP

Veicoli della missione di peacekeeping UNFICYP a Cipro.- credits to: UNFICYP

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso all’unanimità il mandato della missione UNFICYP di altri sei mesi.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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  1. Lucilla Moriconi 13/01/2020 at 17:05

    Perche avvenga un vero cambiamento nel nostro concetto di vicinato, conto molto sulla cooperazione dei colleghi deputati della Polonia e della Slovacchia e delle controparti in Ucraina e negli altri paesi vicini. Collaborando con i nostri vicini, dobbiamo aprire le frontiere e unire le regioni, agevolando il commercio al minuto e lo sviluppo economico; altrimenti, le regioni interne moriranno. Da anni questa e la nostra esperienza nelle regioni frontaliere della Germania ed esorto quindi la Commissione a rivedere il suo concetto, a far si che l’idea di Europa come progetto per la pace sia comunicata anche alle nuove regioni di confine e che non venga loro chiusa la porta in faccia; piuttosto, portiamo ancora piu avanti la proposta del Parlamento per una politica di porte aperte, comprendente un’azione pratica con cui affrontare i problemi delle popolazioni in loco .    Christoforou (PPE-DE). – (EL) Signora Presidente, onorevoli colleghi, consentitemi di esprimere, in qualita di rappresentante di Cipro e della Repubblica di Cipro, e di tutta la sua popolazione, i piu sentiti ringraziamenti a tutto il mondo politico, per il contributo positivo fornito affinche il mio paese potesse entrare a far parte dell’Europa allargata. Vi assicuriamo oggi che lo ripagheremo con il ruolo positivo del nostro contributo e la coerenza verso cio che definiamo l’Europa di tutti i popoli, un’Europa forte e potente, un’Europa di prosperita, sicurezza e stabilita.

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