Roma, Bruxelles e la trincea diplomatica

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Dopo l’acceso scontro tra il Premier italiano Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker sulla questione dei miliardi da dare alla Turchia per la gestione delle migrazioni, a Bruxelles è stato nominato dal Governo italiano un nuovo emissario per l’Unione Europea.

Giovedì 14 gennaio l’Italia ha bloccato con il proprio veto l’accordo che avrebbe consentito all’Unione Europea di elargire 3 miliardi di euro alla Turchia per la gestione della complicata situazione dei migranti che partono dalla Turchia per raggiungere il centro ed il nord Europa attraverso la rotta balcanica. Il governo italiano ha chiesto maggiori garanzie sull’utilizzo di quei soldi che peraltro – altra richiesta di Roma – dovrebbero arrivare dal bilancio europeo, e non dai bilanci nazionali. In questo veto si può vedere in controluce anche il disappunto rispetto all’elargizione di fondi che andranno (forse) a calmierare le sole rotte balcaniche che portano nel nord Europa, mentre poco e nulla l’Unione Europea ha fatto in questi anni per i paesi mediterranei nella stessa grave situazione.

La tensione tra Roma e Bruxelles resta alta tanto che, con un vero e proprio colpo di teatro, il Primo ministro italiano Matteo Renzi ha deciso di nominare una persona di propria fiducia in un ruolo chiave per quel che riguarda i rapporti tra tra Italia ed Unione Europea.

Carlo Calenda, attuale viceministro dello Sviluppo economico, sarà il nuovo ambasciatore del Governo di Roma a Bruxelles e, per la prima volta, un politico occuperà un ufficio solitamente destinato a un diplomatico di carriera. Il nocciolo della questione, in sostanza, è stata la presa di posizione del numero uno del Berlaymount che ha voluto rispondere col pungno di ferro alle continue “critiche” mosse dall’inquilino di Palazzo Chigi che spesso, probabilmente anche per questioni di politica interna, si è trovato a criticare le scelte portate avanti da Bruxelles.

Una situazione che è degenerata nelle ultime settimane, tanto che lo stesso entourage Renzi si è trovato, più di una volta, pronto a criticare anche l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini, colpevole di “non difendere abbastanza gli interessi nazionali”, o meglio, di non aver appoggiato il segretario del Partito democratico italiano nel dibattito con Juncker.

Sarà un caso ma, proprio per questo apparente allontanamento tra Roma e Lady Pesc, il premier ha voluto un “suo” uomo a negoziare con l’Europa, e Carlo Calenda (che sostiuirà Stefano Sannino, ora spedito a Madrid) da giovedì 21 gennaio, è il nuovo emissario degli interessi politici del Governo italiano a Bruxelles.

di Omar Porro

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