Nei prossimi mesi la nostra Rivista pubblicherà, a puntate, uno speciale sul popolo kurdo e sulle radici storiche di tensioni mai sopite.

L’accostamento di concetti come quello di Stato territoriale e identità nazionale sembra oggi scontato. L’idea che una popolazione che s’identifica in una storia e in una cultura comuni abbia diritto al riconoscimento di uno spazio territoriale entro il quale convivere ed esprimersi è stata ampiamente affermata nel corso degli ultimi secoli.

È indubbio che non si sia trattato di un processo indolore: il sentimento di appartenenza ad una nazione si è di frequente trasformato in violento nazionalismo e il concetto di identità in esclusivismo autoreferenziale. Ma, a partire dal secondo dopoguerra, con l’affermazione sulla scena internazionale di organizzazioni come le Nazioni Unite, si è tentato – da discutere con quale grado di successo – di garantire il diritto all’autonomia territoriale delle popolazioni, nel rispetto dell’equilibrio e dei diritti generali.

Città di Aqrah nel Kurdistan iracheno – credits: Pexels / Hejaar

Questo meccanismo sembra essersi inceppato per quanto riguarda il popolo kurdo. Si potrebbe dire, anzi, che il caso kurdo rappresenti proprio l’opposto di questa tendenza.

Con lo sgretolamento dell’Impero Ottomano a seguito della Prima Guerra Mondiale, i movimenti a favore dell’indipendenza iniziarono a crescere considerevolmente e il Regno Unito si impegnò a garantire il diritto all’autodeterminazione territoriale del popolo kurdo. È superfluo sottolineare come, per ragioni che verranno analizzate nei vari articoli di questo approfondimento, da un lato il Regno Unito non mantenne le promesse e, dall’altro, i movimenti indipendentisti non ottennero risultati duraturi.

È proprio a fronte di queste premesse storiche che i sommovimenti degli ultimi dieci anni assumono particolare rilevanza.

A partire dalle crescenti conquiste autonomistiche che si susseguono nel Kurdistan iracheno, per passare all’esperimento democratico che ha vissuto il Rojava siriano, fino all’oppressione governativa ai danni del partito politico curdo HDP in Turchia, gli ultimi anni meritano di essere analizzati. Con la convinzione che un approccio storico alla questione kurda, rappresenti la migliore via per esaminare i fatti presenti.

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Costumi tradizionali kurdi mostrati in occasione dell’Esposizione universale di Vienna del 1873 e fotografati da Pascal Sebah.

L’approfondimento che la nostra Rivista ha deciso di proporre cercherà di comprendere le fasi della formazione del popolo kurdo dalle origini ai giorni nostri e di identificare le cause storiche delle tensioni e delle peculiarità che caratterizzano questo popolo oggi.

Ci sposteremo, poi, sull’analisi delle spaccature politiche e sociali apertesi negli ultimi venti anni, con particolare attenzione alla Siria e all’Iraq, al pensiero di Abdullah Öcalan, al terrorismo kurdo, sino all’analisi dell’esperimento democratico intrapreso a partire dal 2012 dai kurdi siriani che prende il nome di Rojava.

Ci concentreremo, infine, su un’analisi di più ampio raggio tesa a individuare le falle e le caratteristiche della percezione occidentale della questione kurda per proporre una panoramica delle possibili prospettive future di un popolo privo di terra.

di Niccolò Sparnacci 
Redazione
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