Anche il modo di fare la guerra cambia e la guerra ibrida della Russia, che ha preso vantaggio da nuovi metodi di confronto, ne è un esempio.

Negli ultimi 50 anni si è assistito a un cambiamento concettuale di ciò che identifichiamo come guerra. Un confronto diretto, ad alta intensità e su larga scala tra due stati sovrani è diventato, molto improbabile, ma ciò non significa che il mondo di oggi sia più pacifico: lo sviluppo nel campo degli armamenti ha determinato una riduzione del gap offensivo tra eserciti regolari e attori non statali.

Contrators e guerre per procura

Si pensi al modo in cui gli Stati Uniti hanno condotto la campagna militare contro il sedicente Stato Islamico. Per limitare al minimo la perdita di soldati americani l’amministrazione USA ha condotto le operazioni tramite bombardamenti sulle roccaforti dell’ISIS e armando e finanziando l’YPG curdo, che ha combattuto una proxy war per conto delle potenze occidentali.

Lo stesso stanno facendo i russi in Siria, lasciando le operazioni sul campo all’esercito di Assad e ai contractors.

Infatti, nell’ottica di limitare le perdite ed evitare di pagare lo scotto elettorale di una campagna militare, gli stati sovrani hanno cominciato a servirsi di compagnie di contractors per svolgere il lavoro sporco nei teatri di guerra.

Si tratta di mercenari, ex militari assunti da compagnie private che vincono un appalto con il governo e conducono determinate operazioni al posto dell’esercito regolare. Un fenomeno oggi diffuso a livello globale.

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La Russia ha fatto ampio uso di queste compagnie private in Ucraina e in Siria, in particolare tramite la Wagner Group. di cui si è parlato di recente con la diffusione online di un video del 2017 in cui alcuni contractors della Wagner torturano a martellate, decapitano e amputano le braccia a un uomo siriano, reclutato a forza, che voleva disertare dall’esercito.

La metamorfosi del concetto di guerra è evidente: oggi la guerra è ibrida.

Guerra ibrida

Una prima definizione di hybrid warfare risale agli anni sessanta. Nel suo A Worldwide Mutiny-war, Evgeny Messner, uno stratega militare emigrato dalla Russia, scrisse di come guerriglia, terrorismo, sabotaggio e propaganda avrebbero assunto enorme importanza negli anni a venire. La sua analisi prese le mosse proprio dall’esame dell’aumentata pericolosità dei gruppi paramilitari in rapporto alle forze regolari.

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Inutile dire come questo testo sia diventato di vitale importanza per gli ufficiali russi ed è proprio la Russia il Paese che sfrutta di più le tecniche di guerra ibrida.

Dal punto di vista di Mosca, in realtà, sono stati proprio gli Usa ed i loro alleati ad “attaccare” per primi. Putin non ha mai fatto segreto di ritenere che le rivoluzioni colorate in Georgia (2003) e Ucraina (2004), che avevano portato al potere governi filo-occidentali in due Paesi la cui fedeltà era considerata di fondamentale importanza per il Cremlino, fossero state ispirate dalla propaganda occidentale, anche grazie alle numerose Ong attive nel campo dello sviluppo delle istituzioni democratiche e della protezione dei diritti umani.

NATO e Russia a confronto, infografica. Credits to: Business Insider.

Sempre secondo Mosca, la stessa cosa era avvenuta nel corso della Primavera Araba, con effetti molto più disastrosi per la stabilità dei Paesi MENA (Medio Oriente e Nord Africa). A tutto discapito, oltre che delle popolazioni locali, della stessa Russia, che aveva visto diminuire la già scarsa influenza che aveva nella regione, dovuta ai rapporti di vecchia data che il Cremlino intratteneva con alcuni dei regimi di questa zona del mondo.

Per evitare che ciò si ripetesse anche all’interno dei propri confini , non appena eletto presidente per la terza volta, Putin si è affrettato a promulgare una legge che obbliga le Ong operanti su suolo russo e che ricevono finanziamenti dall’estero a registrarsi come “agenti stranieri”, di fatto limitandone l’operato.

Negli ultimi anni, però, il Cremlino ha sviluppato anche una forte capacità offensiva, in termini di guerra ibrida.

Il generale Gerasimov, Capo di Stato Maggiore, ha affermato, nel 2013, che l’uso di mezzi non militari per il raggiungimento di obiettivi politici e strategici si è rivelato in alcuni casi molto più efficace rispetto all’uso della forza.

Questi mezzi comprenderebbero operazioni speciali e lo sfruttamento dell’opposizione interna per creare uno stato di permanente instabilità all’interno del paese nemico, così come la diffusione di determinate informazioni volte a condizionare l’opinione pubblica del paese rivale.

Più esplicito ancora è stato il colonnello Zarudnitsky, che ha spiegato come dovrebbero essere impiegati i mezzi descritti dal generale Gerasimov. Secondo Zarudnitsky l’“aggressore ibrido” dovrebbe individuare le principali fratture sociali all’interno del paese designato come bersaglio, poi, tramite la potente macchina della propaganda, dovrebbe esacerbare il conflitto sociale fino a portarlo ad un’aperta opposizione armata nei confronti del governo legittimo al potere nel paese bersaglio, arrivando all’orlo di una guerra civile.

L’aggressore dovrebbe poi mobilitare le proprie forze armate per mettere pressione sul governo legittimo perché non intervenga militarmente contro le opposizioni, ritardando il più possibile lo scoppio delle ostilità, in modo da avere il tempo di finanziare ed armare i ribelli. Una volta scoppiata la guerra civile, l’aggressore dovrebbe intervenire nel paese bersaglio grazie anche all’aiuto di compagnie private per rovesciare il governo legittimo.

La tomba del contractor russo Maxim Kolganov, ucciso in Siria, nella sua città natale di Togliatti, Russia, 29/09/2016. Credits to: Maria Tsvetkova/Reuters.

Si tratta di pura teoria, eppure nella Dottrina Militare della Federazione Russa approvata nel 2014 da Putin, sono presenti alcuni metodi tipici della guerra ibrida: la creazione di zone di permanente ostilità all’interno degli stati nemici, la partecipazione di truppe irregolari e compagnie militari private, metodi di azione asimmetrici e indiretti, l’uso di forze politiche e movimenti sociali finanziati e controllati dall’esterno.

A ben vedere è proprio quanto successo in Ucraina nel 2014.

I legami con il crimine organizzato

Nello sfruttamento di metodi non militari, il Cremlino si è spinto addirittura oltre, arrivando ad allearsi il crimine organizzato, come denunciato dal magistrato spagnolo Jose Grinda Gonzales. La cosa non sorprende vista la commistione tra mondo politico, imprenditoriale e criminale presente in Russia sin dalla dissoluzione dell’URSS.

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In un momento in cui lo stato era debole si era venuto a creare una sorta di patto sociale tra le autorità e i gangster, che prevedeva che un certo livello di attività illegali fossero tollerate purché i gruppi criminali non sfidassero il governo. Del resto già durante la seconda guerra cecena Mosca aveva deciso di pagare i principali gruppi criminali della regione ribelle perché non appoggiassero gli insorti, rendendo più facile il compito dei militari.

Questa malsana relazione tra autorità e crimine organizzatosi è sviluppata al punto di servirsi dei gangster per determinati compiti, come introdurre clandestinamente persone, armi ed equipaggiamenti all’interno di un paese, come avvenuto durante il tentato colpo di stato in Montenegro nel 2016, sostenuto da Mosca, oppure per commettere omicidi, anche se non di alto livello – quelli restano appannaggio dei servizi di intelligence, come avvenuto con l’uccisione dell’ex membro dell’FSB Litvinenko nel 2006 e l’attentato all’ex membro del GRU Skripal nel 2018 (entrambi su suolo inglese).

Agenti di polizia di guardia davanti all’Alta corte di Podgorica, in Montenegro, dove sono stati condannati i 14 imputati per il tentato colpo di Stato nel 2016. Credits to: AP/TASS.

I criminali comuni sono stati assoldati dal Cremlino per uccidere membri di basso profilo dei movimenti separatisti ceceni o del Caucaso Settentrionale come avvenuto a Vienna e ad Istanbul. E questi legami si estendono anche all’Europa.

Cyberwar

Vi è un altro campo in cui Mosca si affida ai criminali comuni. Sebbene negli anni la Russia abbia e rafforzato la sua capacità di lanciare attacchi cibernetici, non tutte le operazioni vengono condotte dai servizi di sicurezza russi.

In alcuni casi, come l’attacco al sistema centrale del NASDAQ del 2010, Mosca si è rivolta ad hacker freelance. Si sospetta che alcuni di loro abbiano fiancheggiato gli operatori cibernetici dei servizi di sicurezza russi anche durante gli attacchi informatici all’Estonia (2007), alla Georgia (2008)e all’Ucraina (2014), per disabilitare i sistemi difensivi informatizzati dei due Paesi, in quella che è di fatto una guerra cibernetica, altra componente della guerra ibrida.

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Pare infatti siano stati gli hacker del Cremlino a rubare nel 2016 migliaia di mail di membri del Partito Democratico degli Usa, per poi pubblicarne il contenuto, mettendo in serio imbarazzo la candidata presidente Hillary Clinton, così come a diffondere sui social network false informazioni presso l’elettorato americano grazie all’utilizzo di BOT, ovvero account finti.

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Queste attività sono state sperimentate anche in vari Paesi europei e mirano ad influenzare l’elettorato dei suddetti Paesi per convogliare il voto verso partiti filo-russi, avvalendosi anche dei media, come la rivista online Sputnik o il canale TV Russia Today.

Credits to: Aleksei Gorodenkov.

Sembrerebbe che la strategia del Cremlino sia destabilizzare il campo occidentale, allontanando i Paesi della UE dagli Usa e, allo stesso tempo, andando a minare la coesione della stessa Europa. Nel breve periodo l’obiettivo sarebbe l’eliminazione delle sanzioni , ma con una prospettiva di più lungo periodo l’obiettivo pare essere il riorientamento dell’Europa, che rimane il primo partner commerciale di Mosca, verso la Russia.

Finanziamenti elettorali

Per fare ciò, il Cremlino porta avanti anche l’antica tradizione sovietica di finanziare i partiti affini alla Russia.

Negli ultimi anni sono stati finanziati partiti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra orientati, almeno in politica estera, verso la Russia.

Questi finanziamenti non arrivano direttamente dalle riserve della Federazione Russa, ma da banche o imprese controllate da uomini vicini al Cremlino. In Francia, il Front National di Marine Le Pen, partito euro-scettico e filo-russo che ha plaudito la campagna di Mosca volta alla conquista della Crimea, ha ricevuto un prestito di 9 milioni di euro da una banca russa guidata da uno stretto alleato di Putin.

Marine Le Pen incontra Vladimir Putin a Mosca, marzo 2017. Credits to: Mikhail Klimentyev/TASS.

Il gas

L’altra faccia della medaglia è il ricatto. Per due volte, nel 2006 e nel 2009, Mosca ha tagliato le forniture di gas in pieno inverno all’Ucraina a seguito di una disputa riguardante i diritti di transito (i gasdotti che dalla Russia arrivano in Europa passano per il territorio ucraino) e il prezzo del gas, che per i Paesi dell’Est è ben al di sotto di quello di mercato e che Mosca avrebbe voluto alzare. A correre il rischio di rimanere senza riscaldamento fu l’Europa, che da allora ha cercato di differenziare i propri approvvigionamenti riducendo la dipendenza dalla Russia.

I Paesi dell’Europa Orientale rimangono però quasi totalmente dipendenti da Mosca e il Cremlino sa di poter usare le forniture di gas come strumento di pressione. Per evitare il ripetersi di quanto successo nel 2006 e nel 2009, quando per difendersi dalla pressione russa l’Ucraina decise di appropriarsi della quota di gas diretta alla UE lasciando l’Europa al freddo con grave danno per la reputazione di fornitore affidabile di Mosca, il Cremlino ha iniziato a finanziare progetti di gasdotti che non transitino sul territorio dei degli ex Paesi membri del Patto di Varsavia.

Ne è un esempio il North Stream, gasdotto costruito da un consorzio russo-tedesco, che convoglia il gas direttamente in Germania attraverso il Mar Baltico.

Percorso del North Stream. Credits to: Euronews.

La Chiesa Ortodossa

L’ultimo elemento utilizzato da Mosca per condurre la propria campagna di hybrid warfare è la Chiesa Ortodossa Russa. Allineata alle politiche del Cremlino, essa viene utilizzata nei legami con i Paesi cristiano-ortodossi e anche col Papa. Non è solo uno strumento di soft power: prima dell’inizio delle ostilità in Ucraina è stata sfruttata per esacerbare i contrasti tra ucraini e russi che vivono nelle aree separatiste, vista la disputa tra il Patriarcato di Kiev, che voleva essere indipendente da quello di Mosca, e quello di Mosca.

Ricapitolando, dunque, la guerra ibrida è una guerra condotta con metodi militari e non militari, in cui i primi intervengono solo in ultima istanza, quando ormai la situazione è destabilizzata, in maniera da ottenere un risultato decisivo con il minimo delle perdite.

Come anche scritto da Mark Galeotti nel suo Russian Politcal War; Moving Beyond the Hybrid (Routledge 2019), il Cremlino non rinuncerà però del tutto ai metodi militari, li affiancheranno piuttosto ad un altro genere di metodi, più subdoli perché nascosti e non facili da riconoscere.

di Riccardo Allegri

Riccardo Allegri
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