Al 30° summit dell’Unione Africana conclusosi ad Addis Abeba (Etiopia) lunedì 29 gennaio, gli stati membri hanno definitivamente dato il via alla liberalizzazione del traffico aereo e alla creazione di un’area di libero scambio. Un’importante svolta per il continente africano.

Le cose devono cambiare, non possono funzionare come prima. Questo è – in estrema sintesi – il messaggio che Paul Kagame, Presidente della Repubblica del Ruanda dal 2000, ha trasmesso ai suoi omologhi africani durante il suo primo intervento come capo al Summit dell’Unione Africana il cui 30° vertice si è concluso lo scorso 29 gennaio nella capitale etiope.

Le principali questioni su cui i capi di stato e di governo del continente dovranno prendere una decisione sono cinque e riguardano, oltre all’attuale riforma dell’Unione stessa, la lotta alla corruzione, la pace e la sicurezza nel continente e infine la libera circolazione delle persone e dei beni, attraverso l’istituzione di una zona di libero scambio continentale.

Il compito di Kagame non è facile: deve guidare la riforma della più grande e importante organizzazione africana, un’istituzione fortemente criticata per la sua inefficienza e soprattutto per la sua dipendenza dai finanziamenti internazionali (circa l’80% del budget totale). Una delle misure chiave di questa riforma sarà dunque l’introduzione di una tassa dello 0,2% su determinate importazioni che finanzieranno di fatto l’UA per circa 970 milioni di euro, che di fatto renderebbero l’organizzazione pan-africana praticamente autonoma.

Per ora solo una ventina di paesi la stanno applicando, ma la speranza è quella di estenderla anche ai paesi dell’Africa Australe che per adesso si sento penalizzati da questa riforma. Per di più l’altra novità sarà l’’istituzione di una troika, tre leader africani che rappresenteranno l’UA nei vertici internazionali. Decisione un po’ discussa visto la grandezza del continente e la difficoltà di avanzare le diverse istanze di tutti.

Il presidente ruandese Paul Kagame (al centro), insieme al presidente togolese Faure Gnassingbe (a destra), e al ciadiano presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki in occasione del lancio del mercato del trasporto aereo africano unico ad Addis Abeba, il 29 gennaio. Credits: Simon Maina via AFP.

Un’altra novità in questo 30° vertice è stato il lancio del mercato unico per il trasporto aereo nel continente. La questione era già stata discussa a Yamoussoukro (in Costa d’Avorio) nel 1999, riaffermata nel 2013 nell’ambito dell’Agenda 2063 Flagship e si è concretizzata nel 2015 con il solenne impegno di 11 paesi (Benin, Capo Verde, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Nigeria, Ruanda, Sudafrica e Zimbabwe).

Da allora, undici altri stati hanno aderito (Burkina Faso, Botswana, Gabon, Ghana, Guinea, Liberia, Mali, Mozambico, Niger, Sierra Leone, Swaziland e il Togo) portando così a 23 il totale di paesi aderenti al mercato unico. Questo mercato permetterebbe – oltre la creazione di circa 300.000 posti di lavoro – di stimolare l’economia di molti paesi e l’investimento trans-frontaliero nel settore della produzione e dei servizi, cosi come gli introiti legati alla sfera del turismo.

Molte organizzazioni africane stanno incoraggiando i paesi a liberare i cieli per migliorare la connettività e l’efficienza dei servizi aerei nel continente.

In aggiunta ai temi relativi all’integrazione del continente e all’apertura di una zona di libero scambio, l’altra importante questione affrontata dall’organizzazione panafricana è stata la lotta alla corruzione, piaga che costa oggi alle economie africane – secondo alcuni studi – circa 50 miliardi di dollari all’anno. Questo tema è stato formalmente dibattuto durante il vertice dai capi di Stato. È stato chiesto all’UA che venisse elaborato un bilancio dei progressi compiuti, che allo stato attuale pone forti limiti allo sviluppo ed è spesso una fonte di conflitto sociale e instabilità politica.

Moussa Faki Mahamat: Presidente Della Commissione dell’Unione Africana.

C’è una “piccola corruzione” e soprattutto una “grande corruzione” che dilaga tra le élite al potere in Africa, e la cui scala ha effetti devastanti sullo sviluppo economico, è corrosiva per la coesione sociale e destabilizzante per l’ordine politico.

Verso un’Africa unita?

I padri fondatori dell’Unione Africana ambivano a un’Africa unita e integrata. Tuttavia, 17 anni dopo la creazione dell’organizzazione pan-africana, la libera circolazione delle persone in Africa rimane un sogno. Il problema è tornato alla ribalta nell’ambito di Agenda 2063.

È in questo contesto che è nata l’idea di un passaporto continentale che consentirebbe agli africani di muoversi liberamente, da un paese all’altro. Per ora, pochi stati hanno dato l’esempio aprendo i loro confini ai paesi limitrofi.

L’ECOWAS è un esempio, e sembra funzionare. Questa esperienza ha incoraggiato l’Unione a lavorare su un progetto di protocollo che preveda la libera circolazione delle persone, ma anche il diritto di soggiorno e il diritto di stabilimento con una tabella di marcia che propone la piena attuazione del protocollo dal 2023 in poi.

Forze speciali della Tanzania. Parte della missione delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace nella Repubblica Democratica del Congo. Credits: MONUSCO/Sylvain Liechti

In termini di sicurezza invece, la priorità sarà quella di accompagnare il Mali, lo Zimbabwe, il Camerun e la Repubblica Democratica del Congo a varcare il passo per le prossime elezioni politiche. Inoltre una priorità sarà quella di risolvere la questione della Repubblica Centroafricana dove le violenze hanno causato molte vittime e causato massicci spostamenti di popolazione nel corso del 2017.

Stessa preoccupazione per la Somalia che lo scorso ottobre 2017 ha vissuto – a Mogadiscio – l’attacco più sanguinoso della storia del paese con oltre 500 morti.

Infine risolvere la questione del Sud Sudan e contribuire alla riformulazione per una strategia di stabilizzazione. Un paese in cui – nonostante la diminuzione dell’intensità dei combattimenti dal 2014 – povertà, violenza e sfollamento fanno ancora parte della vita di tutti i giorni.

Come ogni vertice, i buoni propositi non sono mancati. Ora bisognerà capire se i leader africani sono sinceri quando parlano di riforme. Il primo banco di prova sarà acquisire autonomia politica e di conseguenza economica. Ad oggi gli stati africani rimangono ancora troppo legati alle decisioni prese fuori dal continente. Il presidente Kagame è forse l’uomo giusto per dare finalmente una svolta all’Africa? Questo non possiamo saperlo, ma il dubbio degli africani è legittimo perché – ad oggi – molte risoluzioni importanti sono state prese in passato e poche sono state seguite.

di Mohamed Ali Anouar
Mohamed-Ali Anouar
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