Mentre le donne che indossano il chador, ossia il tipico velo iraniano che copre la maggior parte del corpo, sono apertamente allineate con i principi teocratici, quelle che portano l’hijab, che invece copre il capo, sono accusate di favoreggiamento dello spirito “rivoluzionario”.

A partire dal 28 Dicembre 2017 sono numerose in Iran le proteste e le manifestazioni generate dalle scelte economiche del governo, accusato di favorire solo la fascia più ricca della popolazione e di trascurare invece la classe medio-bassa, istruita eppure in difficoltà. In breve tempo le manifestazioni sono diventate aperte contestazioni verso il regime teocratico, come dimostrano le proteste anti-hijab. Perchè queste proteste sono così importanti? Qual è il motivo ispiratore? E soprattutto, qual è il loro vero obiettivo?

Come si è arrivati all’hijab?

Dopo la rivoluzione iraniana del 1979, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini aveva emanato una legge che imponeva alle donne l’obbligo di indossare l’hijab, un leggero velo che consentisse loro un’apparizione in pubblico ritenuta “decorosa”. Ne derivarono accese, quanto vane, proteste, tant’è che la legge è tutt’ora in vigore, nondimeno essa non definisce espressamente le caratteristiche dell’hijab, pertanto le donne iraniane impiegano tutta la loro creatività per crearne versioni eleganti e moderne.

Donne iraniane protestano per le strade di Tehran contro l’introduzione dell’obbligo d’indossare l’hijab nel 1979. credits to: Hengameh Golestan

Secondo The Atlantic, il modo in cui una donna sceglie di coprirsi è indice del suo orientamento al regime: le donne che indossano il chador, ossia il tipico velo iraniano che copre tutto il corpo eccetto il volto e le mani, sono infatti considerate allineate alla teocrazia di governo , mentre coloro che optano per l’hijab, sono accusate di abbracciare lo spirito “rivoluzionario”.

Com’è nata la protesta anti-hijab?

Con buona probabilità la protesta è associata al movimento White Wednesday che fa capo a Masih Alinejad, la giornalista iraniana in esilio, fondatrice del progetto My Stealthy Freedom, poichè in occasione di una campagna a suo sostegno molte donne iraniane hanno inviato foto che le ritraevano in luoghi pubblici priva dell’hijab.

Nel maggio del 2017, Alinejad ha invitato tutte le donne contrarie all’obbligo dell’hijab a vestirsi di bianco il mercoledì.

Durante le proteste verificatesi nel mese di dicembre 2017, una donna iraniana di nome Vida Mohaved è stata arrestata perchè, dopo essersi tolta l’hijab bianco, lo ha posto a sventolare su di un palo. L’immagine, intitolata “La ragazza di Enghelab Street”, si è rapidamente diffusa sul web. Nonostante il recente rilascio, l’arresto di Mohaved ha infervorato il popolo femminile iraniano e, alcune settimane dopo, un’altra donna è stata arrestata per lo stesso motivo.

Vida Movahed, ritratta in Enghelab Street a Tehran mentre sventola un hijab bianco Credits to: Abaca Press / Sipa USA via AP

Il 30 gennaio 2018 sei donne non solo si sono pubblicamente spogliate dei loro hjiab, messi poi a sventolare su pali, ma, per dare maggiore visibilità al loro gesto, sono anche salite in piedi sui cubi delle società dei telefoni, compiendo un gesto radicale quanto provocatorio per gli standard iraniani, che ha portato all’ arresto di una di loro. Secondo l’illustre attivista e avvocato Nasrin Sotoudeh, che fornisce appoggio alle manifestanti oltreché difesa a Vida Movahedi, a queste proteste ne seguiranno molte altre, poiché le donne vogliono essere libere di decidere come vestirsi.

Qual è l’obiettivo a lungo termine?

La protesta contro l‘hijab non è certo una mera questione di abbigliamento, piuttosto l’obbligatorietà del velo è vista come un’espressione della disuguaglianza tra uomini e donne in una società, quale è quella iraniana, in cui la popolazione femminile è ben istruita e a tutti gli effetti parte della forza lavoro.

Non c’e dubbio che il governo riconosca il valore e il contributo delle donne nella società, come si evince dall’attenuazione delle pene per quelle che non indossano il velo in pubblico. Tuttavia per molte di loro non è questa la soluzione. La maggioranza crede infatti che l’uguaglianza sarà raggiunta solamente quando il governo non imporrà più cosa indossare; le donne iraniane infatti non sono contrarie all’hijab di per sè ma, piuttosto, all’obbligo di indossarlo. “Stiamo lottando per la libertà di scegliere se indossare o meno l’hijab. La nostra battaglia è contro l’obbligo. La nostra battaglia è per la libertà di scelta”, ha dichiarato Masih Alinejad.

Per questo la protesta anti- hijab è portata avanti sia dalle donne iraniane che scelgono di coprirsi sia da quelle che non intendono farlo. A quanto pare le donne mettono nuovamente a dura prova il regime iraniano. Questa battaglia per la libertà di scelta, benchè affondi le sue radici nella Rivoluzione iraniana del 1979 e nel Movimento Verde del 2009, si sta verificando in un’epoca di profondi e repentini cambiamenti nel governo, nella cultura, nelle tradizioni, e in molto altro. Sarà forse questa l’epoca in cui le donne iraniane potranno conquistare la loro libertà?


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Di Margarida Teixera, traduzione di Alister Ambrosino
Redazione
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