Bollettino cinese è la nostra rubrica che parla di Cina, da un punto di vista cinese. Notizie e agenzie dai media governativi cinesi con la nostra spiegazione del contesto, per capire meglio cosa sta succedendo al di là della Muraglia e quali sono i temi che la grande potenza cerca di imporre nell’agenda-setting internazionale.

 


Per il Dipartimento della dfesa Usa l’ascesa cinese rappresenta la principale minaccia alla stabilità delle relazioni internazionali. Intanto Pechino cerca di spostare il suo baricentro verso il mare per assicurare la stabilità delle rotte commerciali, accusando a sua volta Washington di aprire una nuova corsa al nucleare.

La “minaccia militare cinese”

Lo scorso gennaio il think thank americano Eurasia Group ha stilato una top ten sui principali rischi per la stabilità globale. Curiosamente in cima alla classifica c’è proprio la Cina, che supererebbe in pericolosità anche Russia e Corea del Nord quale principale minaccia per gli equilibri mondiali nel 2018.

Secondo l’Eurasian Group il modello politico cinese sta approfittando dell’isolazionismo di Washington per impostare nuovi standard internazionali in diversi campi, dal commercio all’intelligenza artificiale. L’ascesa cinese potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza globale su tre fronti.

Eurasia Group

Il commercio mondiale potrebbe essere spinto ad adattarsi ad una nuova serie di regole e standard voluti dalla Cina, con la possibilità che si creino sistemi normativi divergenti che aumenteranno il costo degli scambi.

In secondo luogo, l’espansione di Pechino potrebbe creare frizioni con i vicini asiatici più sviluppati – India, Giappone, Australia e Corea del Sud – che vedono l’agenda di Xi come una minaccia ai loro modelli democratico-capitalisti.

Da ultimo, l’esasperato controllo del Partito sul settore privato cinese potrebbe non funzionare per sempre, facendo anzi implodere il sistema cinese dall’interno – oltre a quello dei Paesi che potrebbero imitarlo – e facendo deflagrare l’economia mondiale.

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Il Dipartimento della difesa di Washington ha pubblicato il US National Defence Strategy, un documento annuale che contiene le priorità in materia di difesa. Questo, in linea con l’analisi dell’Eurasian Group, indica la Cina come una “potenza revisionista che rappresenta la sfida principale per la prosperità e la sicurezza statunitense”.

“La Cina è un avversario strategico che usa la sua economia aggressiva per intimidire i suoi vicini mentre militarizza il Mar Cinese Meridionale” continua la National Defence Strategy.

Entrambi i documenti hanno suscitato la pronta risposta cinese attraverso le parole del colonnello Wu Qian, portavoce del Ministero della difesa di Pechino:

“Ho notato che ci sono alcuni individui e forze che sono sempre riluttanti ad accettare lo sviluppo della Cina e delle sue forze militari. Di tanto in tanto veniamo additati come una cosiddetta minaccia militare cinese. […] Francamente, lo sviluppo della Cina è un fatto che non può essere negato, mentre la crescita della Cina rappresenta anche la crescita di una forza pacifica nel mondo”

Eurasia Group

Pechino punta al Mar Cinese Meridionale

Secondo i numeri dichiarati da Pechino, la spesa militare cinese è pari ad un quarto di quella americana, sempre che le stime ufficiali siano accurate. La Cina ha più volte ripetuto di non avere intenti ostili ma piuttosto difensivi nello sviluppo della sua strategia militare, e che i conti relativi agli armamenti sono trasparenti e a disposizione di tutti.

Oggi la forza militare cinese si sta espandendo soprattutto verso il mare, in particolare il Mar Cinese Meridionale. Pechino ha bisogno di una marina militare forte (che ora non possiede) per assicurare il passaggio dei mercantili verso il resto del mondo anche in situazioni di crisi con i suoi vicini.

Per lo stesso motivo la Cina è coinvolta nelle dispute territoriali di alcune isole nel mare del sud, spesso scogli disabitati apparentemente senza alcun valore. Essi diventano estremamente preziosi se si pensa alla possibilità di estrarre risorse naturali, ottenere concessioni di pesca e controllare le rotte marittime. Quest’ultimo aspetto è fondamentale nell’ottica di implementare la via marittima della Belt and Road Initiative.

Economist

Attualmente le dispute riguardano una serie di isole che la Cina si contende con Brunei, Taiwan, Vietnam, Malesia, Indonesia e Filippine.

Pechino ha quasi ultimato la costruzione di porti e strutture militari su sette isole del Mar Cinese Meridionale contese con le Filippine, secondo alcuni con il benestare del presidente filippino Rodrigo Duterte – che preferirebbe mantenere buoni rapporti con Xi Jinping.

Il colonnello Ren Guoqiang, membro del Ministero della difesa cinese, non mette in dubbio l’appartenenza di quei territori alla Repubblica Popolare, affermando che “fa parte della sovranità della Cina la facoltà di portare avanti attività di costruzione pacifiche e dispiegare strutture difensive necessarie sulle isole del Mar Cinese Meridionale”.

USA-Cina, tra accuse e cooperazione

Il 2 febbraio il Pentagono ha pubblicato la Nuclear Posture Review (documento di revisione della strategia nucleare), con il quale il Dipartimento della difesa americano ha annunciato di voler espandere e modificare il suo arsenale nucleare in risposta alle crescenti minacce verso la stabilità degli USA.

In particolare Washington ha deciso di dotarsi di una serie di bombe ad esplosione circoscritta (tattiche), nonché di installare missili con testata nucleare su alcune navi della marina. Possedere bombe più piccole dimostrerebbe agli avversari di Trump che l’America è pronta ad usare il suo arsenale nucleare in ogni momento, in scenari di guerra localizzata dove l’utilizzo di bombe ad alto potenziale non sarebbe possiibile.

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La decisione – una dimostrazione di forza pericolosa e sproporzionata da parte degli USA – ha suscitato “indignazione” generale, soprattutto tra Cina e Russia, indicate nel report come potenze destabilizzanti per la sicurezza americana.

“Speriamo che gli USA abbandonino questa mentalità da Guerra Fredda e si assumano le loro responsabilità per il disarmo, capendo quali sono le vere intenzioni della Cina riguardo alla nostra strategia militare di difesa” ha detto il Colonnello Ren Guoqiang in veste di portavoce del Ministero della difesa cinese.

Inoltre, al momento la Cina non pone una minaccia nucleare tale da giustificare la preoccupazione americana. Secondo gli esperti della Union of Concerned Scientists (UCS):

“Il divario tra l’arsenale nucleare americano e quello cinese è troppo ampio per sostenere che gli USA siano in ritardo […] non ci sono prove del fatto che le armi nucleari stiano acquisendo un ruolo centrale nella strategia cinese, o che la Cina possa venir meno alla sua politica del no-first-use”.

Non è strano che le due potenze si accusino da un lato, e collaborino dall’altro: ne avevamo parlato nel Bollettino Cinese #3: al di là delle discussioni sul nucleare, Cina e USA stanno discutendo ad esempio sulle possibili forme di cooperazione per la lotta al terrorismo in Afghanistan.

Secondo Qian Feng, ricercatore presso il Tsinghua University’s National Strategy Institute (NSI), combattere i gruppi terroristici presenti nella zona come il East Turkistan Islamic Movement è nell’interesse di Pechino, che ha già partecipato a missioni di peacekeeping e ricostruzione in Afghanistan, ed anche in quello americano. Almeno nel contro-terrorismo, sembra che ci sia spazio per cooperare.


Le fonti di questo bollettino sono:

  • People’s Daily Online, Military Rebuts “China military threat”, 26 gennaio 2018;
  • Xinhuanet, China firmly opposes U.S. Nuclear Posture Review, 4 febbraio 2018;
  • Xinhuanet, U.S. nuclear policy under fire as it calls for more, not less nukes, 6 febbraio 2018;
  • People’s Daily Online, US’ strong sense of insecurity beyond comprehension, 15 febbraio 2018;
  • People’s Daily Online, US signals more counterterrorism cooperation with China in Afghanistan.
a cura di Emanuel Garavello e Matteo Bressan
Redazione
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