Il 22 maggio scorso, in occasione del quarto anniversario del golpe militare che ha portato al potere il generale Prayuth Chan-ocha, centinaia di attivisti sono sfilati per le via di Bangkok con l’intento di chiedere che le elezioni, fissate per il febbraio 2019, venissero anticipate alla fine del 2018. Migliaia di agenti della polizia hanno però preceduto l’inizio delle proteste, arrestando parte dei leader del movimento anti-governativo e costringendo  Rangsiman Roma, uno dei principali organizzatori della protesta – durante la quale ha lanciato lo slogan «May dictatorship be destroyed. May democracy flourish».

L’attivista Rome Rangsiman sventola la bandiera thailandese durante le proteste Credits: REUTERS/Athit Perawongmetha

I 14 attivisti del New Democracy Movement, accusati inizialmente, tra l’altro, di sedizione e istigazione alla violenza tramite l’organizzazione di assemblee illegali, sono stati successivamente rilasciati. Ad accompagnarli, le parole di Suthep Thaugsuban, un personaggio molto vicino alla giunta militare che controlla il Paese, che minaccia di posticipare la posticipazione le elezioni in caso di eventi di forza maggiore. 

Riccardo Stifani
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