Bollettino cinese è la nostra rubrica che parla di Cina, da un punto di vista cinese. Notizie e agenzie dai media governativi cinesi con la nostra spiegazione del contesto, per capire meglio cosa sta succedendo al di là della Muraglia e quali sono i temi che la grande potenza cerca di imporre nell’agenda-setting internazionale.


La Cina si apre al mondo

Xi Jinping presenta la sua filosofia di crescita durante il primo meeting aperto a delegati stranieri mai organizzato in Cina. Intanto, continua la sua campagna per combattere la corruzione interna al Partito.

Xi Jinping si presenta al mondo durante il Meeting di Pechino. Tra il 30 novembre e il 3 dicembre Pechino ha ospitato il World Political Parties Dialogue, una conferenza di 4 giorni in cui la Cina ha illustrato i risultati del 19esimo Congresso del Partito Comunista a delegati stranieri provenienti da tutto il mondo, con cui si propone di instaurare un dialogo per affrontare le sfide globali con uno spirito di cooperazione.

È la prima volta che il Governo cinese organizza un meeting del genere. Secondo le statistiche comunicate dal Dipartimento degli Esteri del Comitato Centrale, la conferenza ospiterà circa 600 rappresentati di 300 partiti e organizzazioni straniere, provenienti da 120 paesi.

Qualsiasi mossa del Gigante rosso sullo scacchiere mondiale è ormai attentamente osservata e studiata, visto il peso crescente che il Paese intende esercitare non più sul solo piano economico, ma anche su quello politico. Ciò che si è detto al World Political Parties Dialogue offre perciò un irripetibile possibilità per gli osservatori stranieri di capire la nuova filosofia cinese post-Congresso.

L’obiettivo principale del Meeting è perfettamente riassunto nelle dichiarazioni di Guo Yezhou – Vice Ministro del Dipartimento degli Esteri – riportate dal The Diplomat:

“introdurre i partecipanti allo spirito del 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese, presentare in modo approfondito il pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, nonché presentare la proposta del PCC per la costruzione di un futuro condiviso per l’umanità”

Quest’ultima proposta, insieme con la creazione di nuove relazioni internazionali basate su rapporti win-win, sono i due pilastri della politica estera secondo il Presidente cinese Xi Jinping.

Secondo Zhong Sheng di People’s Daily (organo ufficiale del Comitato centrale del Partito Comunista cinese), il Congresso è stato utile a promuovere il dibattito sulle principali sfide della comunità internazionale, nonché “dare un grande contributo per la costruzione di un futuro più luminoso”.

Ad aprire i lavori il primo dicembre è stato proprio Xi Jinping, che con un discorso durato circa mezz’ora ha sottolineato come la comunità internazionale deve “sfruttare le opportunità che questo periodo storico ci sta offrendo, e lavorare insieme per costruire un destino comune per la Comunità”.

Come si può intuire, la Cina intende giocare un ruolo da protagonista nella definizione delle strategie politiche dell’agenda internazionale, ponendosi come un affabile padrone di casa pronto alla collaborazione per un fine superiore. “Il PCC è aperto ed inclusivo. Non vuole soltanto condividere la sua esperienza e i suoi metodi, ma vuole anche imparare da quello che il mondo gli può insegnare” ha aggiunto il Vice Ministro Guo Yezhou.

Il Telegraph riporta le parole di Marko Duric, Vice Presidente del Partito Progressista Serbo e direttore del Kosovo Affair Office of Serbia, per il quale “il successo che stiamo vedendo in Cina negli ultimi anni dimostra come il socialismo con caratteristiche cinesi stia dando i suoi risultati”. Come lui, molti dei delegati stranieri presenti hanno speso parole di lode circa il lavoro del PCC durante le conversazioni post-Conferenza con i giornalisti del China Daily – interviste che potete leggere qui.

Prese le informazioni di propaganda con le dovute cautele, quel che rimane certo è che la Cina ha ampiamente dimostrato di essere pronta a giocare un ruolo di grande rilievo nelle future politiche globali. Soprattutto ora che Xi Jinping gode di un potere politico che non si vedeva dai tempi di Mao e, se confrontato con la politica americana di Trump, sembra quasi un modello invidiabile di rispettabilità e misura.

I delegati partecipano alla sessione di chiusura del 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese presso la Sala Grande del Popolo a Pechino, il 24 ottobre 2017 – credits: Reuters

Il Partito Comunista Cinese punta sulla trasparenza

Nel corso di un recente meeting il Partito Comunista Cinese (PCC) ha approvato un’importante legge di promozione della trasparenza all’interno dell’amministrazione pubblica. Il documento legislativo prevede la creazione di una nuova Commissione Nazionale di Supervisione, con ampi poteri di controllo e sanzione sui casi di corruzione all’interno degli organi amministrativi statali.

Per il Partito, la promozione della trasparenza è “uno step importante” per mettere in pratica i propositi discussi nel corso del 19esimo Congresso del Partito, ed in particolare per sviluppare quella che la Cina definisce una “politica democratica socialista”.

Per molti, la mossa è importante per migliorare l’amministrazione e soprattutto la vigilanza all’interno del PCC, il più grande partito politico al mondo, con 89 milioni di iscritti.

I politici di Pechino hanno capito che una maggiore apertura è vitale per il futuro del Partito. Non solo come dimostrazione di modernità e democrazia per gli occhi degli osservatori occidentali – leggi: soft power – ma anche per combattere la grande piaga della burocrazia cinese: la corruzione.

Transparency International, che ogni anno pubblica un report sulla corruzione nel mondo, nel 2016 aveva piazzato la Cina al 79esimo posto (su 176) nella classifica dei Paesi in base al livello di corruzione.

Il presidente Xi Jinping l’ha definita “la più grande minaccia per il futuro del Partito”, per combattere la quale ha lanciato nel 2012 la più grande campagna anti-corruzione nella storia della Repubblica cinese.

La nuova legge sulla trasparenza ha sollevato una serie di critiche, mosse da attori cinesi e non. Già le prime misure anti-corruzione istituite da Xi negli anni scorsi erano servite, per alcuni, a togliere di mezzo scomodi rivali e rafforzare la posizione del Presidente della Repubblica popolare in seno al Partito.

Numerosi avvocati e professori universitari si sono dimostrati contrari alla riforma, che dà alla nuova Commissione poteri eccezionali oltre le prerogative costituzionali, allertando che le stesse potrebbero sfociare in misure e sanzioni del tutto arbitrarie.

Inoltre, mentre la giurisdizione dell’attuale organo anticorruzione si limita ai membri del Partito, la Commissione Nazionale di Supervisione eserciterebbe i suoi poteri sull’intero settore pubblico cinese, comprese le Università e le aziende a partecipazione statale. Un nuovo efficace strumento di controllo politico?


Le fonti di questo bollettino sono:

  • People’s Daily Online, CPC holds high-level dialogue with world political parties in Beijing, 30 novembre 2017;
  • Curtis Stone, People’s Daily Online, CPC becomes more transparent, confident, and engaged with the world, 1 dicembre 2017;
  • Zhong Sheng, People’s Daily Online, Commentary: CPC willing to co-build a better world with foreign political parties, 1 dicembre 2017;
  • CNTV, Xi calls for global cooperation for unprecedented challenges, 1 dicembre 2017;
  • China Daily, Concept of ‘community with shared future for mankind’ being transformed into action: Xi, 1 dicembre 2017;
  • Mu Xuequan, Xinhuanet, China to set up national supervision commission next year, 29 ottobre 2017.
a cura di Emanuel Garavello e Matteo Bressan
Redazione
Leave a reply

Lascia un commento