La crisi diplomatica scoppiata agli inizi di aprile tra il piccolo stato centroamericano di Panamá e il Venezuela sembra essere stata risolta prima dei tempi previsti dallo stesso Maduro, che con una risoluzione approvata lo scorso 5 aprile aveva annunciato la sospensione delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie tra i due Paesi per un periodo prorogabile di 90 giorni.

La sospensione, andando a colpire 22 persone fisiche e 46 persone giuridiche panameñe – lista in cui spicca la Copa Airlines (Compañia Panameña de Aviacion) – voleva essere una ritorsione nei confronti delle autorità di Panamá, colpevoli di aver sanzionato 55 funzionari del governo di Caracas, tra cui compare lo stesso Maduro. I timori di Panamá riguardavano la possibilità che il proprio sistema finanziario fosse sfruttato per riciclare soldi sporchi, tuttavia non bisogna trascurare il lato politico della questione. Panamá infatti, oltre ad essere uno degli Stati sostenitori dell’isolamento di Maduro dal Gruppo di Lima, ha già annunciato che non riconoscerà il risultato delle elezioni del 20 maggio.

Il rischio di una escalation, sottolineato dall’interruzione dei collegamenti aerei su entrambi i fronti, ha convinto Maduro e Juan Carlos Varela a trovare un compromesso perché venissero ristabilite le relazioni bilaterali. Giovedì 26 aprile, durante l’inaugurazione dell’evento Expo Venezuela Potencia 2018, il presidente venezuelano ha affermato di aver avuto un dialogo con Varela al termine del quale sono stati ripristinati i servizi diplomatici e riattivate le linee aeree di collegamento tra i due Paesi. È stata annunciata inoltre la creazione di una commissione ad hoc, con il compito di trovare entro 30 giorni una soluzione ai recenti contrasti tra i due stati latinoamericani.

Riccardo Stifani
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