Si è svolto a Lima, in Perù, l’ottavo Summit delle Americhe apertosi il 13 aprile sotto il tema: “Governance democratica contro la corruzione”. Un tema delicato se si considera che sono diversi i Paesi nell’area investiti da scandali di corruzione, ma che tuttavia non è stata l’unica difficoltà registrata durante il complesso vertice.

A livello globale, il Summit è stato oscurato dagli sviluppi in Siria, che hanno spinto il presidente americano Trump a cancellare la sua partecipazione al Summit e a inviare al suo posto il Vice Presidente Mike Pence.

Il vicepresidente americano Mike Pence stringe la mano al ministro peruviano Javier Pique al suo arrivo all'aeroporto internazionale Jorge Chavez di Lima, in Perù, il 13 aprile 2018. Credits to: AP/Karel Navarro.

Il vicepresidente americano Mike Pence stringe la mano al ministro peruviano Javier Pique al suo arrivo all’aeroporto internazionale Jorge Chavez di Lima, in Perù, il 13 aprile 2018. Credits to: AP/Karel Navarro.

Mentre il primo ministro canadese Justin Trudeau ha espresso sostegno al raid missilistico in Siria di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, diverse nazioni latino-americane tra cui Brasile, Argentina e Perù hanno invece espresso preoccupazione per l’escalation militare.

Anche a livello regionale non mancano le tensioni.

In primo luogo, la recente decisione di Trump di inviare truppe al confine con il Messico per contrastare l’immigrazione sta esacerbando i rapporti con Messico, El Salvador e Honduras, che risentono dal giro di vite dell’amministrazione Trump, che ha espulso decine di immigrati provenienti da questi Paesi.

In secondo luogo, la crisi venezuelana ha portato instabilità non solo politica ma anche economica nell’area, senza contare che continua a produrre migliaia di rifugiati che si riversano in numero sempre maggiore in Brasile e Colombia.

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Il Venezuela terrà le elezioni presidenziali a maggio e diversi governi latinoamericani hanno dichiarato che non ne riconosceranno il risultato dopo che presidente venezuelano Nicolas Maduro ha proibito all’opposizione di concorrere alle elezioni con un provvedimento adottato a gennaio. Per protesta contro la deriva autoritaria di Maduro e contro le sue violazioni dei diritti umani, il leader venezuelano non è stato invitato al Summit.

Il presidente dell'Argentina Mauricio Macri (sinistra) e il presidente panamense Juan Carlos Varela (destra) a Lima, Perù. Credits to: Azabache/AP.

Il presidente dell’Argentina Mauricio Macri (sinistra) e il presidente panamense Juan Carlos Varela (destra) a Lima, Perù. Credits to: Azabache/AP.

Una dichiarazione congiunta, firmata da 16 Paesi tra cui Brasile, Messico, Argentina, Cile e Stati Uniti, afferma infatti che le elezioni venezuelane del 20 maggio sarebbero “prive di legittimità e credibilità” se andassero avanti nelle condizioni attuali e chiede il rilascio dei prigionieri politici e libere elezioni.

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Esorta inoltre le organizzazioni internazionali a sostenere i Paesi confinanti al Venezuela per gestire il flusso di migranti e chiede a Maduro di permettere l’accesso nel suo Paese agli aiuti umanitari, cosa che ha finora rifiutato di fare, negando che ci sia una crisi umanitaria in Venezuela. Il Vice Presidente americano Pence ha annunciato al Summit lo stanziamento di 16 milioni di dollari per i rifugiati venezuelani, che andranno in parte al piano regionale in Colombia e Brasile dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati.

La dichiarazione include anche 57 punti di azione che il presidente peruviano Martin Vizcarra ha detto che costituiranno una base per combattere la corruzione. Gli analisti, tuttavia, sono scettici sul fatto che porteranno a qualsiasi cambiamento tangibile, sia perché richiedono riforme lunghe e strutturate sia perché molti dei capi di Stato presenti dirigono amministrazioni accusate di usare male i fondi pubblici e di ostacolare la giustizia.

di Samantha Falciatori
Samantha Falciatori
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